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 2026  settembre 04 Venerdì calendario

Il super El Niño fa sempre più paura. L’Onu: «È gigantesco»

Il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres torna a lanciare l’allarme per l’arrivo del super El Niño. «Sta assumendo proporzioni gigantesche. La scienza non lascia spazio a dubbi: il pianeta si trova in acque inesplorate, e quelle acque si stanno riscaldando. Le temperature continuano a salire e il mondo si trova nella zona di pericolo per le condizioni meteorologiche estreme», ha detto.
L’Organizzazione meteorologica mondiale (Wmo) stima che il fenomeno meteorologico ciclico, che parte con il riscaldamento delle acque superficiali del Pacifico equatoriale davanti alle coste sudamericane, ma che influenza nei mesi successivi in modo difforme il clima di buona parte del mondo, è destinato a diventare «molto intenso» e con una probabilità che sfiora il 100% persisterà fino a febbraio. Secondo Celeste Saulo, segretario generale del Wmo, «El Niño ha la potenzialità di dare un colpo duro alle comunità e alle economia dell’intero pianeta».
Per i climatologi l’attuale El Niño è il più forte degli ultimi 70 anni e, sebbene in modo più attenuato, interessa anche l’Europa pur trovandosi quasi agli antipodi rispetto al luogo di origine. Dopo il Perù, non più tardi di dieci giorni fa anche El Salvador e Panama hanno dichiarato lo stato di allerta. In base alle elaborazioni dei meteorologici, grazie al Niño di tale ampiezza e portata il 2027 è probabilmente destinato a diventare l’anno più caldo mai registrato a livello globale.
«Mai in 50 anni abbiamo lanciato un avvertimento così pressante», fanno notare al Wmo. «Situazioni eccezionali richiedono preparazioni e risposte eccezionali».
El Niño provoca effetti diversi a seconda delle zone. In alcune causa siccità, in altre piogge torrenziali e pericoli di alluvioni. In Argentina si aspettano un forte incremento delle precipitazioni che potrebbero aumentare del 30% a ottobre, del 70% a novembre e fino al 90% a dicembre.
L’India ha già dovuto far fronte al monsone più debole degli ultimi vent’anni con un calo delle piogge del 15%, al livello più basso dal 2009, che produrrà un forte impatto sulle coltivazioni in maturazione a settembre come soia, mais, riso e cotone. Uno dei (pochi) effetti positivi di El Niño è la diminuzione del numero degli uragani nell’Atlantico che colpiscono i Caraibi e gli Stati Uniti.