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 2026  settembre 04 Venerdì calendario

Legge elettorale, sì alle preferenze. Poi lite con l’opposizione

Dopo una gestazione lunga e trattative ai più alti livelli nella maggioranza, le preferenze tornano nella legge elettorale. «Un passaggio che possiamo definire storico», sostiene il presidente della commissione Affari costituzionali del Senato, Andrea De Priamo.
L’emendamento – a prima firma Marco Lisei (FdI) – ottiene infatti il primo compatto (e scontato) sì del centrodestra in commissione. Le opposizioni, però, protestano. Sono critiche sulle modalità, «preferenze finte, una presa in giro degli elettori» sostengono a una voce Pd, M5S, Avs e Iv. E furiose per la «forzatura» imposta da De Priamo (FdI). Approvato l’emendamento di maggioranza, è stato ritenuto precluso il voto su tutte le proposte dell’opposizione sul tema preferenze: 67 emendamenti, 3 dei quali unitari del campo largo. L’emendamento del centrodestra prevede che si possano esprimere fino a 3 preferenze, purché per candidati di genere diverso. Sulla scheda l’elettore troverà il capolista, bloccato, e poi una lista di nomi, tra i quali potrà scegliere. L’alternanza di genere, garantita dal secondo nome in avanti, non riguarda i capilista. Ragione per cui le forze di minoranza parlano di «truffa». Che spiegano così: «La gran parte delle liste – affermano i senatori di Pd, M5S, Avs e Iv in commissione – riuscirà a eleggere il solo capolista, quindi avremo l’ennesimo Parlamento di nominati e a larga maggioranza maschile». La preoccupazione dell’equilibrio di genere, sotto traccia, si avverte anche tra le parlamentari di maggioranza: tanto che FI promette che tutelerà le donne, al di là del vincolo di legge. Rispetto all’emendamento bocciato alla Camera, infatti, al Senato si è introdotto un correttivo marginale: l’alternanza a partire dal secondo nome, non più dal terzo, ma senza vincoli per i capilista. Questo era stato il punto di mediazione dopo il clamoroso no, per un voto, a Montecitorio a luglio.
Poi lo scontro in commissione si è concentrato sullo stop agli altri emendamenti, quelli delle opposizioni. «Voi truccate le carte», ha protestato Andrea Giorgis (Pd). «È inaccettabile e imbarazzante precludere il voto su tutti i nostri emendamenti», ha sostenuto Alessandra Maiorino (M5S). Per le opposizioni la discussione si sarebbe potuta e dovuta affrontare almeno riguardo ad altri aspetti delle loro proposte: come la cancellazione dell’obbligo di indicare un candidato premier (prescrizione che nel campo largo impone le divisive primarie). Ma De Priamo è stato irremovibile. «Ho seguito regolamento e indicazione degli uffici. Ho anche concesso il doppio del tempo ai senatori. Siamo convinti della bontà del nostro provvedimento che restituisce ai cittadini la scelta dei parlamentari. Sono fiducioso per i prossimi test».
E i prossimi test sono quelli dell’Aula, dal 9. È dato per scontato che la riforma vada alla discussione senza mandato al relatore. Il che significa che gli emendamenti, inclusa la reintroduzione delle preferenze, dovranno essere tutti riesaminati e votati.
Tensioni provoca ancora la revisione della soglia «anticespugli» voluta da FI: gli azzurri si oppongono all’abbassamento dal 3 all’1%. Il 2% potrebbe essere il compromesso. Probabile, poi, è che venga ritirato l’emendamento di Marcello Pera per il ballottaggio. Per il no della Lega ma anche per i ripensamenti dentro FI e FdI che ravvisano «dubbi tecnici». La maggioranza dovrebbe riunirsi per sciogliere la riserva entro il weekend.