Corriere della Sera, 4 settembre 2026
Putin: «La pace è possibile». Ma i raid su Kiev continuano
Un accordo tra Russia e Ucraina è «possibile» ma la questione deve essere risolta da Mosca e da Kiev. Parola dello zar che ringrazia i mediatori statunitensi e cinesi ma fa capire che la decisione ultima spetta alle parti belligeranti ancora in contatto tra loro «a livello di servizi segreti». Durante la sessione plenaria del Forum economico d’Oriente a Vladivostok, Vladimir Putin è tornato anche a smentire l’ipotesi di una mobilitazione generale e ha sostenuto, senza fornire alcuna prova, che il numero di soldati dell’esercito ucraino si sta riducendo di 8.000-12.000 uomini al mese.
Se il presidente russo spiega che le «minacce di Zelensky complicano il negoziato», da notare però che ieri il presidente ucraino ha confermato l’intenzione degli inviati della Casa Bianca Steve Witkoff e Jared Kushner di visitare Kiev e a Mosca nei prossimi giorni, segno che le attività diplomatiche non sono del tutto ferme. Anche se Trump su Truth minaccia di chiedere all’Europa di «restituire» il denaro che Biden ha speso per fornire le armi all’Ucraina.
Sono continuati per l’ottavo giorno consecutivo gli attacchi russi sulla regione di Kiev, dove due persone sono morte e un impianto della Coca-Cola è stato distrutto e un edificio residenziale colpito. Dall’altra parte del fronte, per la seconda notte, i voli in entrata e in uscita dagli aeroporti di Vnukovo e Sheremetyevo a Mosca sono stati limitati, dopo che nei giorni scorsi Zelensky aveva avvertito compagnie aeree, assicuratori e governi stranieri che lo spazio aereo russo «sarà di fatto chiuso» a causa dei droni ucraini. Parole che hanno riportato alla memoria la notizia svelata dalla stampa Usa di un’operazione segreta di Kiev per bloccare i cieli di Mosca e isolare così la capitale.
Non sembra allentarsi la tensione sul fronte della guerra ibrida mentre si avvicina l’appuntamento elettorale nello stato orientale della Sassonia-Anhalt, dove il partito di estrema destra filo-russo AfD è in netto vantaggio nei sondaggi. Il Cremlino ha annunciato che chiuderà i centri del Goethe-Institut a Mosca, San Pietroburgo e Ekaterinburg, come ritorsione dopo che Berlino ha a sua volta disposto la chiusura del consolato russo a Bonn e della Casa Russa a Berlino, ufficialmente presentata dalla Federazione Russa come centro per la promozione della cultura e della lingua russa, decisione presa dopo il tentato attacco all’areoporto di Lipsia di inizio agosto. Per l’episodio – scrive der Spiegel – gli investigatori tedeschi stanno seguendo piste in Polonia e Serbia. Infine la polizia bavarese ha arrestato un uomo e una donna, entrambi bulgari, sospettati di aver lanciato ordigni incendiari e di aver appiccato un incendio alla sede centrale di Rohde & Schwarz, azienda produttrice di sistemi radar per rilevare, tracciare e disturbare i droni. «Passi bruschi ma goffi» quelli del cancelliere Friedrich Merz per guadagnare consensi, secondo il portavoce di Putin, Dmitry Peskov, perché «tutti coloro che negli ultimi anni hanno fatto esplodere qualcosa di tedesco erano ucraini». Mosca ha inoltre convocato l’ambasciatrice norvegese a Mosca, Heidi Olufsen, in seguito al sequestro della nave da ricerca russa Professor Molchanov alle isole Svalbard su richiesta della compagnia energetica statale ucraina Naftogaz.
A preoccupare infine anche l’allerta dell’intelligence danese che avverte del rischio di azioni di sabotaggio contro l’industria della difesa in Danimarca. Secondo Emil Graesholm, capo del controspionaggio di Copenaghen, i servizi di sicurezza russi stanno cercando di reclutare «cittadini assolutamente normali» per scattare foto e sorvegliare possibili obiettivi.