lastampa.it, 3 settembre 2026
Del Vecchio, gli eredi contestano il cda di Delfin
Leonardo Maria Del Vecchio prepara la sua nuova partita, da giocare a valle del riassetto Delfin, e, tra le opzioni che ha sul tavolo, ci sarebbe l’ingresso nel capitale di Essilux, come azionista dopo essersi dimesso da top manager.
Se da un lato progetta il futuro, dall’altro chiede conto al cda di Delfin dell’operato degli ultimi tempi e a questo proposito, come rivelato dal Sole 24 Ore, ha indirizzato il 29 agosto una lettera formale ai Commissaires aux Comptes di Delfin – insediati con l’assemblea del 30 giugno – Fabio Scoyni e Lara Forte, chiedendo di avviare un’indagine su una serie di criticità riscontrate nella gestione del board della holding, partendo da una serie di conflitti di interesse che sarebbero in capo ad alcuni consiglieri. Questa iniziativa non pregiudica le interlocuzioni di ricucitura con gli altri soci perché attiene alla gestione, e anzi da quello che risulta a La Stampa, anche gli altri azionisti Delfin sarebbero pronti a seguire LMDV contestando ai commissari l’operato del cda. Lmdv mette in discussione la scarsa trasparenza, l’iscrizione al libro soci di Rocco Basilico, la gestione dell’investimento in Ceramica Dolomite. Si accende una conflittualità ma non tra gli eredi ma tra essi e il consiglio Delfin presieduto da Francesco Milleri anche se nel mirino sono finiti i consiglieri Mario Notari e Romolo Bardin, che sulla lettera di patronage da rilasciare a LMDV per il finanziamento da 11 miliardi necessari ad acquistare il 25% della holding da due fratelli (Luca Paola), hanno votato contro.
Il disegno del quartogenito del fondatore di Luxottica è difendere l’italianità del gruppo dell’occhialeria e del medtech per applicare l’insegnamento del padre.
È uno degli snodi della complessa riorganizzazione della galassia Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio che vale oltre 40 miliardi di euro e che oggi detiene il 32,4% del colosso franco-italiano e le partecipazioni bancarie. Partita che il 22 settembre potrebbe segnare una data importante: scadranno i 90 giorni, dal 30 giugno – statuto della holding – per consentire a LMDV, Clemente Del Vecchio e Rocco Basilico di trasferire, ai rispettivi veicoli, le quote del 12,5% da essi detenuti in Delfin. Probabilmente sarà chiesta un’estensione di un paio di mesi per fissare il prezzo, secondo il diritto lussemburghese.
La svolta, attesa nel 2027, è un’operazione che avrebbe un peso finanziario relativamente contenuto in termini azionari, ma un valore soprattutto simbolico e strategico: sarebbe il primo segnale concreto di un erede di Leonardo Del Vecchio, disposto a rompere gli indugi e a impegnarsi in prima persona sul gruppo costruito dall’imprenditore di Agordo.
Da ambienti vicini a LMDV si apprende che il suo obiettivo è dare esecuzione alla volontà del padre, riguardo la tutela dell’italianità del gruppo da lui fondato e in questo ambito coltiva varie opzioni tra e quali un investimento diretto in Essilux.
La liquidità potrebbe arrivare, appunto l’anno prossimo, da una ritrovata concordia che favorisca la riorganizzazione della holding e, la vendita delle partecipazioni considerate non strategiche: il 17,5% di Mps, il 10,1% di Generali, il 2,7% di Unicredit e il 28% di Covivio. Ai valori correnti, il pacchetto vale complessivamente circa 18 miliardi di euro. Se distribuito fra gli otto eredi, in termini di mini-scissioni proprozionali o dividendo straordinario post cessione sul mercato, significherebbe poco più di 2 miliardi a testa. Sembra che Francesco Milleri si sia rimesso al lavoro per tessera la tela.
Con una disponibilità di questo genere, Leonardo Maria potrebbe puntare all’acquisto di una quota di Essilux. Ai valori attuali del gruppo, circa 74 miliardi di euro, 2 miliardi corrisponderebbero al 2,7%. Ma la percentuale, in questo caso, conta meno del gesto: entrare direttamente nell’azionariato significherebbe assumere un ruolo autonomo nella società e rendere esplicita la volontà di contribuire alle future scelte strategiche del gruppo.
Il progetto si intreccia con la partita familiare che da quattro anni divide gli otto eredi. La prima esigenza di Leonardo Maria, dopo le dimissioni dagli incarichi operativi in EssilorLuxottica, sarebbe infatti quella di favorire una tregua e ricomporre le divergenze all’interno della famiglia. Una pace che potrebbe passare proprio dalla semplificazione del portafoglio di Delfin e dalla distribuzione della liquidità agli eredi.
Il punto di rottura con Milleri, presidente di Delfin e numero uno di EssilorLuxottica, è arrivato con la lettera con cui Leonardo Maria ha formalizzato le proprie dimissioni da presidente di Ray-Ban, principale marchio del gruppo, e da Chief Strategy Officer di EssilorLuxottica. Nella missiva al consiglio di amministrazione e a Milleri, l’erede ha criticato la trasformazione della cultura aziendale, sostenendo che la gestione attuale avrebbe allontanato EssilorLuxottica dalla «cultura umana e imprenditoriale» della Luxottica di Leonardo Del Vecchio.
Non è soltanto una critica personale a Milleri. Nelle parole di Leonardo Maria è contenuta una contestazione del suo modello di leadership, accusato implicitamente di avere costruito un’organizzazione più distante e impersonale, nella quale si sarebbero affievoliti «entusiasmo» e «senso di appartenenza». Una posizione che ha aperto una nuova fase nei rapporti fra i due e che arriva mentre anche il peso di Milleri all’interno della galassia Del Vecchio appare meno solido.
A pesare sarebbe stata anche la difficoltà, durante l’estate, di coagulare una soluzione di tregua fra gli eredi. Le tensioni familiari, inoltre, hanno contribuito a comprimere il valore di Essilux, creando secondo alcuni soci, le condizioni per un ritorno in campo della componente francese dell’azionariato, finora parte della governance condivisa con Milleri. Ed è anche per questo motivo che LMDV sta valutando di entrare nel gigante parigino e puntellare l’italianità.
La posizione del manager è stata messa in discussione anche all’interno di Delfin, in occasione del voto sulla lettera di patronage richiesta dalle banche a fronte degli 11 miliardi di euro di finanziamenti necessari a Leonardo Maria per tentare di rilevare le quote di Delfin detenute dai fratelli Luca e Paola.
È proprio questa vicenda ad aver segnato uno dei passaggi più delicati della partita.
Il 17 agosto è arrivato il via libera del giudice lussemburghese al trasferimento delle quote di Delfin detenute personalmente da Paola e Luca Del Vecchio in veicoli societari di loro proprietà. Il passaggio riguarda, per ciascuno dei due, il 12,5% della holding. Analoga scadenza riguarda ora Leonardo Maria, Clemente e Rocco Basilico.
Il trasferimento dalla persona fisica alla società è tutt’altro che un passaggio formale. Ha infatti un’importanza decisiva sul piano finanziario: lo statuto di Delfin vieta di dare in pegno direttamente le azioni della holding. Conferire quelle azioni in un veicolo societario consente invece di utilizzare come garanzia il veicolo stesso, rendendo più facilmente finanziabili pacchetti che, nella loro forma attuale, sono di fatto illiquidi.
È la stessa strada che avrebbe dovuto consentire a Leonardo Maria di finanziare l’acquisto delle quote di Paola e Luca. I due fratelli avevano raggiunto un’intesa con il quartogenito per la cessione dei rispettivi pacchetti del 12,5%, a 5 miliardi di euro ciascuno. Per completare l’operazione, Leonardo Maria avrebbe dovuto ottenere dalle banche un finanziamento complessivo da 11 miliardi di euro. Ma il consiglio di Delfin ha negato la lettera di patronage richiesta dagli istituti di credito. L’operazione è così saltata e, insieme ad essa, si è consumata la rottura fra Leonardo Maria e Milleri.
A marzo 2026 Leonardo Maria aveva esercitato la prelazione sulle quote che Paola e Luca intendevano trasferire. La prelazione, prevista dallo statuto, consentiva infatti agli altri soci di acquistare personalmente le partecipazioni oggetto del trasferimento. I 90 giorni erano già stati prorogati di sei mesi su richiesta di Marisa Del Vecchio, secondogenita del fondatore.
Ora la nuova architettura societaria può cambiare nuovamente gli equilibri.
Una Delfin privata delle partecipazioni finanziarie non strategiche avrebbe un valore concentrato quasi interamente nel 32,4% di EssilorLuxottica, per circa 25 miliardi di euro ai valori attuali. Le singole partecipazioni degli eredi varrebbero quindi intorno ai 3 miliardi. In caso di compravendita, però, su queste quote potrebbe essere applicato uno sconto holding nell’ordine del 30%. Il valore effettivo di ciascun pacchetto scenderebbe così a circa 2 miliardi, rendendo più semplice, almeno in teoria, per Leonardo Maria reperire la liquidità necessaria per acquistare altre quote dai fratelli e avvicinarsi alla maggioranza.
Anche il livello di indebitamento personale del quartogenito sarebbe un elemento da considerare. Secondo fonti finanziarie, l’esposizione di Lmdv Fin nei confronti di Unicredit sarebbe pari a circa 580 milioni di euro, dei quali 120 milioni non ancora utilizzati. Il debito effettivamente tirato sarebbe quindi di circa 460 milioni; poi.
La partita, dunque, è appena entrata in una nuova fase. Da una parte c’è la necessità di ricomporre una famiglia che da anni si confronta su strategie, governance e controllo della holding. Dall’altra c’è il futuro di EssilorLuxottica, l’asset industriale più importante dell’eredità di Leonardo Del Vecchio.
Leonardo Maria, liberato dagli incarichi operativi nel gruppo, ha ora le mani più libere. E potrebbe scegliere di trasformare la propria posizione nell’azionista diretto di un gruppo che considera parte essenziale dell’eredità imprenditoriale del padre. La vera domanda, a questo punto, non è soltanto quante azioni EssilorLuxottica potrà acquistare. È quale ruolo vorrà giocare nella prossima fase del gruppo e, soprattutto, quale equilibrio emergerà dalla nuova Delfin.