la Repubblica, 3 settembre 2026
Sahra Wagenknecht, il soccorso rossobruno all’Afd in Sassonia
Sahra “la rossa” Wagenknecht ha sempre dimostrato un senso spiccato per la Storia. Quando cadde il muro di Berlino divenne stalinista. Quando la Russia invase l’Ucraina divenne putiniana. Quando lasciò la Linke, data per morta, la Linke resuscitò. E ora che Ulrich Siegmund, lo spitzenkandidat dell’Afd, è a un passo dalla presa del potere in Sassonia-Anhalt, Wagenknecht ha pensato bene di promettergli una spintarella verso il traguardo. Se al leader dell’ultradestra dovessero mancare un paio di seggi alla maggioranza assoluta, Wagenknecht è pronta a dare un mano. Tanto che i giornali l’hanno già ribattezzata “l’angelo della morte della politica tedesca”. Grazie a Wagenknecht, un estremista di destra potrebbe riconquistare la poltrona di governatore per la prima volta dal 1945. E sullo spitzenkandidat dell’Afd che si circonda notoriamente di neonazisti ed è stato pizzicato al famosissimo raduno segreto al Wannsee del 2023 in cui il capo degli Identitari Martin Sellner aveva fatto una lezione sulla “remigrazione”, la capa rossobruna si limita a dire «non sono una sua fan, ma il signor Siegmund non è un nuovo Hitler».
In realtà, dietro il suo sorrisino enigmatico da Mona Lisa della Turingia si nasconde anche un filo d’angoscia. Perché le elezioni in Sassonia-Anhalt e le sue mosse pro-Afd che stanno spaccando il partito, sono anche il suo ultimo, disperato tentativo di riacquisire un minimo di rilevanza. In sostanza, Wagenknecht si aggrappa a Siegmund. Perché se dovesse mancare la soglia di sbarramento del 5% per entrare nel parlamentino regionale, se il suo partito, BSW, dovesse sparire anche dalla Sassonia-Anhalt, qualcuno scommette che “Sahra la rossa” potrebbe di nuovo gettare la spugna lasciando il movimento che aveva fondato appena un paio di anni fa nel totale marasma. E non sarebbe neanche la prima volta. Già “Alzarsi”, il movimento che fondò nel 2018 con il marito, Oskar Lafontaine, sopravvisse quanto un gatto in tangenziale, si direbbe a Roma. Sei mesi.
Altro momento notevole: due anni fa, quando Wagenknecht lasciò la Linke, la Linke rifiorì. E non solo perché il suo addio era stato preceduto da una lunga stagione di veleni e di voci di divorzio che avevano dilaniato il partito. Alle elezioni del 2025 – contrappasso notevole – la Linke ‘orfana’ di Wagenknecht prese il 9%, mentre “Sahra la rossa” scivolò sotto al 5%, e finì fuori dal Bundestag. L’esordio del suo nuovo movimento totalmente costruito intorno a lei, Bsw, è fallito alla prima prova elettorale seria.
Da allora, Wagenknecht ha continuato a cementare la sua immagine di brutta copia dell’Afd. Quando si gira per la Sassonia-Anhalt in questi giorni, si incontrano spesso cartelli «Riaprite il rubinetto di Nord Stream!». Wagenknecht chiede «un cessate il fuoco immediato» ma lo fa all’indirizzo sbagliato, all’Ucraina. E anche in questi giorni di angoscia nazionale per i droni imbottiti di esplosivo ritrovati all’aeroporto di Lipsia, la leader di BSW ha ammonito Merz a «non provocare delle escalation con Mosca: un drone inesploso non è motivo sufficiente per alimentare una situazione pericolosissima». E sui migranti, si sa, la leader rossobruna ha consumato la prima vera rottura con la Linke rifiutando ogni solidarietà e scagliandosi, come una Alice Weidel qualsiasi, contro «l’immigrazione incontrollata» e il «peso» che i migranti rappresenterebbero ormai per la coesione sociale. Wagenknecht si scaglia sovente anche contro le «follie dei verdi». Ed è veramente complicato capire cosa resti dell’ex leader di sinistra, ora che ha chiarito di non considerarsi neanche più di sinistra.
Di recente, oltre a tendere una mano a Siegmund in Sassonia-Anhalt, ha avuto anche un breve flirt con il leader della Turingia, Björn Höcke. Il capo dell’ala più radicale dell’Afd le aveva fatto un’offerta avvelenata: far cadere il governo guidato da Mario Voigt (Cdu) e appoggiato dallo stesso partito di Wagenknecht, e nominare lei governatrice con i voti dell’Afd. Lei ha dovuto rifiutare perché la capa del suo partito in Turingia, Katja Wolf, le disobbedisce da mesi e non ci pensa neanche a lasciare il governo. Ma invece di approfittarne per rifiutare l’invito dell’Afd, Wagenknecht ha rilanciato, invitando Höcke a un dibattito per «mettere in rilievo differenze e punti in comune». E a questo punto la domanda è: quali differenze?