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 2026  settembre 03 Giovedì calendario

Report, il passo indietro di Presutti

Giulia Presutti rinuncia alla conduzione di Report. Un passo indietro, forse il più atteso dalla redazione in rivolta, che potrebbe portare a un’intesa. La decisione è stata presa ieri sera e comunicata con una mail al direttore dell’Approfondimento, Paolo Corsini, in cui Presutti esprime «la speranza di aiutare la trasmissione che mi ha formata e a cui ho avuto l’onore di contribuire». Un programma «che non può impantanarsi in discussioni e scambi così piccoli». Poi, nell’augurare a Report di continuare a fare il suo «splendido lavoro», si dice «a disposizione dell’azienda».
A spingere verso la decisione sarebbe stato l’incontro di ieri tra le parti: i neonominati, Presutti e Daniele Piervincenzi, che si sono presentati in via Teulada alle 15, sono stati ignorati dai colleghi in procinto di entrare e poi tenuti fuori dalla porta. Corsini avrebbe preferito ascoltare uno per uno i vari settori di Report, compatti nel chiedere che si riparta da capo, tenendo ferma la data dell’8 novembre per la prossima stagione. Il direttore avrebbe spiegato la sua idea di far gestire la trasmissione ai capiautori, mentre i nuovi conduttori avrebbero lanciato i servizi, affiancati da qualcuno della vecchia guardia. La redazione avrebbe respinto la proposta, sostenendo che Presutti e Piervincenzi «non possono essere il volto del programma». Piervincenzi avrebbe chiesto a Corsini di essere presentato ai colleghi ma invano. Un gesto che ha certamente pesato.
«Abbiamo aperto un canale di comunicazione con l’azienda, per me è positivo» ha detto Danilo Procaccianti, inviato storico. «Era una assemblea per capire il tipo di relazione, non un incontro di trattativa – ha aggiunto —. Non si è parlato di nomi né di modalità, ma dell’autonomia e dell’indipendenza di Report. Ci siamo dati del tempo: tra 12-24 ore ne riparleremo». «Ma non era meglio che questa interlocuzione si avviasse prima di calare dall’alto la nomina di due conduttori graditi solo a Fratelli d’Italia?» hanno osservato i M5S in commissione di Vigilanza Rai.
Deluso è apparso invece Piervincenzi, intercettato all’uscita dalla Rai. Alla domanda se ci fosse stato un incontro con la redazione, ha risposto: «Non ancora, purtroppo». Lo state chiedendo? «Certo» ha detto, denotando la volontà di tentare un approccio, mentre voci lo davano deciso a non rinunciare. Per lui qualcuno invece prospetta un confinamento a Report Lab. Corsini ha poi anche incontrato il Cdr dell’Approfondimento e l’Usigrai, dopo la riunione, rimediando alle mancate comunicazioni.
Intanto Unirai difendeva Presutti per alcuni articoli che mettevano in dubbio l’attendibilità di un suo servizio. E attaccava Giulia Innocenzi, accusandola di non avere un tesserino da giornalista. «Essere professionista è condizione indispensabile per partecipare ai concorsi Rai e per essere assunti (Innocenzi ha un contratto da esterno, ndr) – spiegava una nota —. Come mai Ranucci ha affidato a una collega non professionista importanti inchieste? L’Ordine dei giornalisti non ritiene che sia questo un esercizio abusivo della professione?». Sul punto i parlamentari della Lega in commissione di Vigilanza Rai hanno chiesto chiarezza. Mentre Federico Mollicone (FdI) ha commentato: «Fa sorridere che a sindacare su quale direttore la Rai dovrebbe scegliere, su quali giornalisti professionisti e regolari vincitori del concorso Rai dovrebbero fare un passo indietro e su cosa resterebbe di Report senza l’attuale gruppo di inviati, sia Giulia Innocenzi, una figura che non risulta essere iscritta all’Ordine dei giornalisti». Dura la replica di Ranucci: «L’ho messa io. È una signora giornalista meglio di tanti cialtroni che ho letto in questi due mesi. Per Report non è importante l’iscrizione quanto la qualità, la lealtà e l’indipendenza».
Infine ieri l’azienda, ha fatto sapere di «aver consegnato la documentazione richiesta» dal legale di Ranucci, e cioè una risposta in cui spiega che «le ragioni poste alla base» della rimozione «sono state già compiutamente esposte nella comunicazione trasmessa» al giornalista «e costituiscono espressione del diritto del datore di lavoro di procedere unilateralmente alla rimodulazione delle mansioni per l’organizzazione del lavoro».