Corriere della Sera, 3 settembre 2026
Il governo Meloni batte il record di durata
Fiere rivendicazioni e dimenticanze strategiche. Una brochure di 28 pagine celebra i 1.413 giorni consecutivi in carica del governo di Giorgia Meloni. Il record di «longevità repubblicana» sarà festeggiato domani al porto di Bari da tutti i vertici di Fratelli d’Italia. A partire dalla seconda carica dello Stato, Ignazio La Russa, presidente del Senato. Circa diecimila persone attese. Ottanta i pullman di militanti mobilitati. Il momento clou sarà il comizio, al calare del sole tra un corridoio di luminarie, della premier. Della coalizione sarà presente il leader di Noi moderati Maurizio Lupi. Al contrario dovrebbero collegarsi i vicepremier di Forza Italia e Lega, Antonio Tajani e Matteo Salvini.
Per il grande evento, che terrà conto della tradizioni folkloristiche della Puglia fra taranta e panzerotti, il centro studi di FdI (diretto dal deputato Francesco Filini) ha prodotto una guida «ai successi di questi quattro anni». L’opuscolo riprende nella copertina, dove campeggia il volto sorridente della premier, il claim dell’appuntamento: «Il Governo + stabile, l’Italia + forte».
Ne segue un elenco di «cose fatte» e fiori all’occhiello. Qualche esempio: occupazione record e disoccupazione ai minimi e «mai così tante donne al lavoro in Italia». Ma anche sostegno alle famiglie (bonus mamme, congedi parentali, bonus nido, bonus libri, bonus nascite, revisione dell’Isee, carta «Dedicata a te», sconto Tari e Piano casa). Su fisco e lavoro, la brochure rivendica «oltre 21 miliardi immessi direttamente nelle tasche degli italiani». Riduzione degli «sprechi» e maggiore fiducia nell’Italia a livello internazionale sono altri punti indicati come «successi». Così come lo «stop all’immigrazione clandestina» e l’incremento dei rimpatri. Sulla sicurezza, si garantisce, «lo Stato torna forte» con l’Italia che risulta «fra i Paesi più sicuri in Europa». Tra i record vantati, oltre ai fondi alla sanità e «un’Italia a misura di donna», il partito di Meloni evidenzia «nuovo slancio al patrimonio culturale» e «una «via italiana all’intelligenza artificiale». E ancora: export, turismo, rinascita dell’agricoltura per continuare con scuola e università, connotate, secondo FdI, da una «rivoluzione del merito».
In questo collier di perle non c’è spazio per una serie di aspetti che hanno altrettanto caratterizzato il governo di Meloni. Il sostegno all’Ucraina, al contrario del Piano Mattei per l’Africa, non trova lo spazio nemmeno di una piccola menzione: forse perché dal punto di vista elettorale e della propaganda è poco redditizio. Così come, per esempio, manca totalmente la parte dedicata ai rapporti transatlantici con un partner strategico come l’America. Il dualismo tra Giorgia Meloni e Donald Trump, dopo una discreta luna di miele, avrebbe meritato un capitolo assai complesso. Ancora: è assente sul fronte Difesa la recente decisione recente di accedere ai fondi europei Safe (circa 8 miliardi) per finanziare le spese per il riarmo attraverso prestiti a 45 anni garantiti da Bruxelles. Buio anche sul premierato («Madre di tutte le riforme») e il federalismo. Alla voce giustizia, infine, non si trova una riga sulla grande scommessa persa: il referendum che avrebbe dovuto cambiare il Paese separando le carriere dei magistrati, istituendo due Csm distinti, introducendo il sorteggio per la selezione dei componenti e la creazione di una nuova Alta corte disciplinare. Piccoli e grandi omissis di questi quattro anni «da record» in attesa di domani. Quando, fra spaghetti all’assassina e la musica del dj Tommy Moretti, Meloni aprirà di fatto la campagna elettorale per succedere a sé stessa. Magari lanciando una proposta su fisco e sicurezza, che di questi tempi, con Vannacci, ha sempre uno suo perché.