Corriere della Sera, 3 settembre 2026
Legge elettorale, stop della Lega al ballottaggio
La riforma elettorale è «un pasticcio», «una truffa». L’iter è «così accidentato grazie alle divisioni nella maggioranza che chissà quando la approveranno». Infine, «noi faremo muro». La commissione Affari costituzionali del Senato è impegnata per tutto il giorno nell’illustrazione dei quasi 700 emendamenti allo Stabilicum. E vanno in scena le critiche dell’opposizione. Sull’impianto della legge, peraltro, proseguono gli aggiustamenti e le trattative nella maggioranza. Il presidente Andrea De Priamo (FdI) però si dice ottimista: «Domani in tarda mattinata (oggi per chi legge, ndr) inizieremo a votare i pareri del governo». Prima del voto sugli emendamenti, arriveranno in ogni caso le decisioni sull’ammissibilità delle modifiche presentate al testo.
Che i nodi politici non siano ancora sciolti è evidenziato da una presa di posizione diretta del segretario della Lega, Matteo Salvini, ieri mattina. «Siamo contrari al ballottaggio – avverte —. Abbiamo firmato un accordo che prevede le liste e le preferenze. Basta». Un altolà bello chiaro, dopo le obiezioni filtrate nei giorni scorsi, all’ipotesi secondo turno su cui pure pende un emendamento firmato da Marcello Pera e che una parte di FdI vorrebbe riconsiderare in funzione anti-Vannacci. «Chiedere alla gente di ritornare a votare dopo 15 giorni anche no – continua Salvini —. Chiederemo alla maggioranza di non votare l’emendamento Pera. Ma non c’è rischio di spaccature». Effettivamente anche negli altri settori della maggioranza non si esclude (anzi si ipotizza abbastanza apertamente) che l’emendamento finisca per essere ritirato. «Non faremo fughe in solitaria», assicurano da FdI. Sul punto interviene l’ex premier ed ex segretario del Pds, Massimo D’Alema: «Trovo abbastanza scandaloso che ogni governo cambi la legge elettorale sulla base delle proprie convenienze. Tanto più aggiungere il ballottaggio per paura di Vannacci. È la spia di una cultura antidemocratica».
Da oggi e fino a domattina la commissione inizia a votare. Poi una sospensione per consentire ai senatori di FdI di spostarsi a Bari, alla festa per la longevità del governo. Lunedì e martedì i senatori della Commissione affari costituzionali riprenderanno a votare. Mercoledì si va in Aula. Senza – è ormai chiaro a tutti – un mandato al relatore. Con gli emendamenti discussi direttamente allora, ci sono ancora sei giorni perché la maggioranza chiuda un’intesa soprattutto sul ballottaggio. Il voto finale è atteso per il 15 settembre. «Questa riforma mira al pieno compimento della democrazia – la difende De Priamo – ed è slegata dalla convenienza dell’una o dell’altra parte». Quindi parla di «alcuni puntuali e opportuni miglioramenti»: l’introduzione delle preferenze e l’abbassamento dello sbarramento del 3% nella norma anti-cespugli. L’ipotesi di limare la soglia per il premio dal 42 al 41%, pur depositata, è considerata «solo un molto eventuale piano B», confidano.
L’opposizione studia le mosse per rallentare l’iter. Intanto attacca. «A Salvini non piace, a Tajani forse, Meloni un giorno dice una cosa e un giorno il contrario – sintetizza Francesco Boccia, presidente dei senatori Pd —. Si sono infilati in una strada impervia». Ironizza sui cambi di linea Roberto Vannacci: «Volevano il ballottaggio per prendere i nostri voti al secondo turno. Una trappola per noi. Ora si sono fatti due conti e hanno scoperto che i voti degli italiani appartengono solo agli italiani non ai partiti che pensano di incassarli».