Corriere della Sera, 3 settembre 2026
Il giallo sul permesso dell’attentatore di Lipsia
«Faremo tutti i controlli necessari e verificheremo per quale motivo è stato concesso questo visto». Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, assicura verifiche sul visto turistico rilasciato dalle autorità italiane a un cittadino bielorusso, con passaporto anche russo, sospettato di aver tentato un attacco con droni ed esplosivo all’aeroporto di Lipsia. Secondo anticipazioni della Bild, il nostro visto avrebbe consentito all’uomo di ottenere accesso all’area Schengen, pur non essendo passato dal nostro Paese.
«Controlleremo. C’è una procedura per la concessione dei visti, perché devono esserci determinati requisiti. Se le persone li hanno, e non c’è nessun alert sulle singole persone, viene concesso il visto», ha detto il vicepremier. Il doppio passaporto va dichiarato. Ma poi si può chiedere il visto turistico utilizzando anche quello bielorusso. Finora bastava chiedere il visto all’ambasciata italiana. Da luglio a Minsk c’è il centro «VfS global» per le domande di visto Schengen. Ma la procedura è tuttora possibile – sebbene non sia garantito l’ok – anche per i cittadini russi, pure se vivono a Mosca, presentando domanda al Consolato italiano. Riccardo Magi, segretario di +Europa, accusa: «Abbiamo bloccato Schengen con la Spagna, ma abbiamo concesso ben 161 mila visti turistici ai cittadini russi, violando la linea delle sanzioni dell’Ue. Presenterò un’interrogazione al ministro Tajani per conoscere i contorni della vicenda e cosa intenda fare per intensificare i controlli visto che si tratta di una materia delicatissima per la sicurezza nazionale ed europea». Secondo Tajani, comunque, il caso conferma la necessità di mantenere alta l’attenzione sui tentativi di Paesi non alleati di utilizzare anche persone prive di precedenti o segnalazioni per compiere azioni contro l’Ue: «Il problema non è il visto, il problema è l’atteggiamento».
Verifiche sul bielorusso che aveva un legame con i servizi segreti russi saranno fatte, alla ripresa dalla pausa estiva, anche dal Copasir, che chiederà un’informativa all’intelligence sul visto turistico rilasciato dalle autorità italiane a Minsk alla fine di aprile.
Intanto tornano le polemiche per il fatto che, su input dei Paesi Baltici, la Commissione Ue aveva proposto lo stop a tutti i russi che dal 2022 hanno combattuto in Ucraina. Tra chi frenò la misura anche l’Italia. Undici Paesi Ue, a giugno, hanno chiesto lo stop per tutti i russi.
Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo e fondatrice di Spazio Pubblico, attacca: «Il governo e il ministro Tajani devono dare chiarimenti immediati. Dobbiamo rivedere con urgenza la politica di concessione dei visti d’ingresso nell’area Schengen per russi e bielorussi». Secondo Picierno quasi mezzo milione di visti (oltre 477.000) rilasciati a cittadini russi nel 2025 sono «troppi». «Non possiamo continuare ad aprire le porte dell’Ue mentre Mosca conduce contro di noi una guerra iniziata come ibrida ma che si sta trasformando».