lastampa.it, 2 settembre 2026
Uber taglia 3.300 posti di lavoro a livello globale
Uber taglia 3.300 posti di lavoro, pari al 10% della sua forza lavoro totale. Si tratta della riduzione di personale più ampia dal 2020. La ristrutturazione, anticipata da Bloomberg, punta a ridurre i ruoli manageriali accumulati nel corso degli anni della crescita e a spostare risorse verso attività considerate strategiche dal gruppo, come il trasporto di passeggeri, le consegne e i robotaxi.
Questa mossa è stata annunciata dall’amministratore delegato Dara Khosrowshahi ai dipendenti con una mail interna. Nelle motivazioni, sono indicati gli obiettivi, e cioè «rendere Uber più semplice e veloce, e creare più capacità per investire nel futuro». Inoltre, il ceo ha spiegato che negli ultimi cinque anni i ricavi della società sono quasi triplicati, ma che questa espansione ha portato con sé anche «più livelli, più coordinamento, una responsabilità più frammentata».
Nonché strutture che potevano funzionare quando le singole attività avevano ancora una dimensione più contenuta. Questo snellimento prevede, nello specifico, una riduzione del numero di manager del 20%. Non tutti saranno licenziati: una parte tornerà a svolgere mansioni operative senza dover coordinare i dipendenti. Nella cura dimagrante finiscono anche i “micro-team”, ossia quei gruppi composti da uno o due collaboratori, che saranno pressoché dimezzati.
Ridotti di un quarto anche i dipendenti collocati a più di sette livelli gerarchici di distanza dall’ad. Questo perché c’è volontà di dedicare meno tempo ad «allinearsi» nelle riunioni, dedicandone di più allo sviluppo di prodotti, prendere decisioni e servire i clienti. La riorganizzazione toccherà in particolare le strutture tecnologiche, scientifiche e delle consegne. Le tre squadre che oggi seguono separatamente i ristoranti, il commercio al dettaglio e il servizio di consegna per conto di altre aziende saranno riunite.
Nell’area tecnologica saranno inoltre accorpati i team di ingegneria e ricerca dedicati ai servizi centrali. Cambia poi la politica dello smart working: in futuro soltanto l’1% dei dipendenti potrà sfruttare interamente il lavoro agile. A tutti gli altri è richiesto un ritorno in ufficio (con una forte concentrazione delle funzioni globali negli hub di New York e San Francisco).
E al contempo viene rafforzato il rispetto dell’obbligo di presenza per almeno tre giorni a settimana. Al contempo, i risparmi, assicura Khosrowshahi, saranno reimpiegati nella crescita e nell’innovazione, con nuovi investimenti nei servizi per autisti, corrieri e commercianti e nello sviluppo della mobilità autonoma. Ecco, la sfida dei robotaxi. Uber si è impegnata a investire oltre 10 miliardi di dollari nelle partnership per la guida autonoma nei prossimi anni e punta a diventare la piattaforma principale per la prenotarli.
La società prevede di offrire il servizio in almeno 15 città entro la fine dell’anno, in concorrenza con Waymo, controllata da Alphabet, e con Tesla. L’obiettivo è trasformare gli oltre 200 milioni di utenti della piattaforma nel principale vantaggio competitivo nella corsa alla mobilità senza conducente.