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 2026  settembre 02 Mercoledì calendario

Onu: “Inevitabile superare gli 1,5 gradi di riscaldamento globale”

L’Onu ammette la sconfitta, 11 anni dopo la firma dello storico Accordo di Parigi sul clima: per la prima volta, in un report appena pubblicato e dal titolo Limiting the Overshoot, afferma esplicitamente che il mondo supererà inevitabilmente gli 1.5 gradi di riscaldamento in più rispetto al livello pre-industriale, soglia che la comunità internazionale si era data nella Conferenza sul clima tenutasi nella capitale francese nel 2015. “Il caldo torrido di quest’estate, i devastanti incendi e le inondazioni mortali – dice il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres – sono un monito su ciò che ci aspetta. Dobbiamo fare in modo che il superamento della temperatura massima di 1,5 °C sia il più ridotto e breve possibile e questo – conclude – richiede un livello di ambizione senza precedenti”.
La relazione è firmata da circa 50 tra i più stimati climatologi e avverte che è urgente mettere in campo azioni concrete: azzerare le emissioni di gas serra e utilizzare strategie di rimozione del carbonio già presente in atmosfera. Iniziando subito si potrebbe limitare il superamento della soglia: se si riuscisse a ridurre entro il 2035 del 55% le emissioni che contribuiscono al riscaldamento globale, e ad azzerarle entro il 2050, le temperature globali raggiungerebbero comunque un picco di circa 1,8 °C in più rispetto ai secoli scorsi.
Un’azione decisa (e immediata) potrebbe riportare il riscaldamento sotto la soglia di 1.5 °C entro la fine di questo secolo, secondo gli scienziati. Ma, avvertono, “ciò non ripristinerà il mondo che conoscevamo un tempo. Molti ghiacciai del pianeta – fonti d’acqua fondamentali per le comunità montane – si scioglieranno per sempre. Le specie che si estingueranno non possono essere riportate in vita. Alcuni ecosistemi danneggiati da eventi meteorologici estremi non si riprenderanno mai”. Superare l’obiettivo di 1,5°C, anche solo temporaneamente, aumenta inoltre il rischio di innescare punti di non ritorno nel sistema climatico, come il collasso della foresta amazzonica e la brusca disgregazione delle calotte polari. Si tratta infatti di fenomeni irreversibili, che una volta innescati e possono sconvolgere i modelli meteorologici cruciali su scala globale.
Ma si andasse oltre, non fermandosi nemmeno a 1.8 °C, le conseguenze sarebbero ben peggiori. Un riscaldamento fino a 3 °C potrebbe portare alla perdita di oltre un quarto della massa dei ghiacciai entro il 2100, con un conseguente innalzamento del livello del mare fino a 13 cm. E la produzione alimentare globale potrebbe diminuire fino al 14% entro il 2050. Per questo “l’obiettivo di 1.5 °C rimane quello da perseguire”, ha affermato Inger Andersen, direttrice esecutiva del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (Unep), che ha pubblicato il rapporto. “Ma ora dobbiamo affrontare la questione in modo diverso”.