Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  settembre 02 Mercoledì calendario

Il Viminale ferma anche la Humanity 2 di Sos humanity

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi inasprisce il suo braccio di ferro con le ong tedesche. Il Viminale, dopo il fermo la scorsa settimana della Sea Watch 5, blocca anche la Humanity 2 di Sos humanity. Il tutto alla vigilia dell’incontro che Piantedosi dovrebbe avere in settimana con il ministro dell’Interno tedesco Dobrindt per affrontare il tema del ritorno dei dublinanti che la Germania intende rimandare in Italia.
La nave Humanity 2 è stata fermata a Lampedusa dopo aver soccorso 71 persone nel corso di due operazioni di salvataggio avvenute il 28 e il 29 agosto scorsi al largo della Libia. Anche in questo casi la motivazione è “la presunta mancata “comunicazione immediata dell’operazione di soccorso al centro di coordinamento del soccorso marittimo competente”, dice Sos Humanity. Ma le ong si rifiutano di farsi coordinare dalle autorità libiche e i giudici hanno sempre dato loro ragione.
"Il blocco della Humanity 2 a Lampedusa è una mossa politicamente motivata volta a ostacolare le operazioni di ricerca e soccorso – afferma Ikram Jarmouni, membro dell’equipaggio a bordo della nave – durante la stessa missione sono state prese a bordo 71 persone in pericolo e sono stati avvistati tre cadaveri che galleggiavano in acqua. A ciò si aggiungono le decine di corpi avvistati da altre organizzazioni in queste stesse acque quest’anno. Queste morti sono il risultato diretto della scelta dei governi europei di impedire a tutti i costi alle persone di raggiungere le coste europee, invece di creare percorsi sicuri”.