corriere.it, 2 settembre 2026
Un’ippopotama del parco "Natura Viva" partorisce a 55 anni
Chi dice che l’età sia un limite? Sicuramente non per Camilla, l’ippopotama che a quasi 55 anni ha deciso di prendersi la scena, confermandosi la decana d’Europa per la sua specie e una mamma da record. Al «Parco Natura Viva» di Bussolengo ha partorito il suo quindicesimo cucciolo, sfidando le previsioni della biologia. Un evento eccezionale non solo per l’anagrafe ma per l’intera specie, classificata come «vulnerabile all’estinzione» secondo la lista rossa dell’Unione internazionale per la conservazione della natura (Iucn): il piccolo, infatti, uno «scricciolo» di 50 chili a confronto delle due tonnellate e mezzo della madre, è l’unico ippopotamo venuto al mondo in Italia negli ultimi cinque anni.
«Camilla è arrivata al Parco Natura Viva nel 1976, tre anni dopo l’apertura del primo safari», ricorda Camillo Sandri, direttore zoologico del «Parco Natura Viva». «È con noi da cinquant’anni, ha seguito tutta l’evoluzione del parco, dai primi anni ai giorni nostri, e le abbiamo visto allevare già quattordici piccoli, con una dedizione impeccabile. Ma a questa età, che è già oltre l’aspettativa di vita di un ippopotamo, nessuno avrebbe mai pensato che fosse ancora in grado di riprodursi». Per ora il nuovo arrivato divide le sue giornate tra poppate sott’acqua e primi passi sulla terraferma, ancora decisamente traballanti. I due condividono l’area con il resto della famiglia e con un gruppo di antilopi nyala, dove sono arrivati altri due nuovi nati. Ma è inevitabilmente che sia Camilla, con la sua maternità fuori tempo massimo, a prendersi tutte le attenzioni. «Dopo otto mesi di gravidanza, ha partorito autonomamente in acqua – racconta Sandri —. Non si è mossa dal laghetto per i primi tre giorni di vita del piccolo e ha iniziato a uscire per mangiare solo quando lui è stato in grado di seguirla, nonostante l’andatura incerta e lo sforzo dei primi giorni di vita. È l’acqua, infatti, l’ambiente d’elezione dell’ippopotamo, in natura più sicuro della terraferma». Il laghetto, per il cucciolo di ippopotamo, è casa, riparo e culla.
E quando le energie finiscono può contare su un appoggio molto particolare. «Quando è stanco, Camilla si immobilizza offrendogli il muso, in modo che lui possa tenersi a galla senza fatica e risparmiare preziose energie», rivela il direttore. Il risultato, visto da fuori, è quasi un’illusione ottica: «A un occhio inesperto possono sembrare un unico grande sasso che affiora dall’acqua, invece sono Camilla e cucciolo, che restano immobili per molte ore anche per proteggersi dal sole, rinfrescandosi». Nessuno può avvicinarsi al cucciolo di ippopotamo, né dentro né fuori il laghetto e sarà così ancora per alcune settimane. Questa pacifica quotidianità fa da contraltare a una realtà selvatica preoccupante. In natura l’ippopotamo è presente solo in 39 Paesi africani e continua a perdere habitat sotto la pressione delle attività umane. «È dalla disponibilità d’acqua che dipende la sopravvivenza della specie», conclude Sandri.
Alla riduzione e alla frammentazione degli habitat d’acqua dolce si sommano l’inquinamento, le attività estrattive e una minaccia spietata: la caccia per l’avorio dei grandi canini e incisivi. Con le restrizioni imposte sull’elefante, i denti di ippopotamo sono diventati una delle principali alternative sui mercati internazionali. I numeri della «Convention on International trade of Endangered species» (Cites) parlano chiaro: tra il 2009 e il 2018 il commercio ha riguardato parti e derivati riconducibili a 13.900 esemplari. Un motivo in più per proteggere quel piccolo «sasso» che oggi si riposa al sicuro, a galla sul muso della sua mamma record.