corriere.it, 2 settembre 2026
Bologna, licenziato controllore perché non faceva multe
Un controllore che non controllava. Preferiva stare al bar, stando al resoconto processuale o seduto comodamente negli autobus dove avrebbe dovuto verificare il possesso dei biglietti da parte degli utenti. Alla fine la cooperativa modenese che lo aveva assunto, dopo aver avviato un procedimento disciplinare nei suoi confronti, ha deciso di licenziarlo.
Nei giorni scorsi il giudice del Lavoro Vincenzo Conte, del Tribunale di Modena, ha respinto il suo ricorso ha giudicato legittimo il licenziamento e «proporzionato ai fatti contestati».
Il 40enne, di origini pugliesi, era stato assunto dalla cooperativa di Modena nel 2019, e in quegli anni era stato adibito allo svolgimento dei servizi di «contrasto all’evasione tariffaria», per via di un appalto della società Start Romagna.
Il controllore avrebbe dovuto quindi effettuare le verifiche a bordo degli autobus nelle province di Rimini, Ravenna, Forlì e Cesena. Ma nell’autunno del 2024 la cooperativa lo licenzia per giusta causa. L’elenco delle contestazioni agli atti del procedimento giudiziario è considerevole e per il giudice risultano tutte verificate e legittime.
Si legge in sentenza: «Il controllo sull’attività di è stato effettuato attraverso l’organizzazione interna della società, ad opera dei superiori gerarchici del lavoratore. Gli accertamenti sono stati eseguiti anche dal responsabile della selezione del personale e della formazione e dal responsabile delle verifiche e della campagna di Start Romagna».
In particolare, nel processo è emerso che era «frequentissima ed abituale l’interruzione della prestazione lavorativa presso le fermate», l’uomo «preferiva» attendere nella saletta autisti dell’ufficio di Start Romagna o «presso bar e locali commerciali. Altrettanto frequentissima ed abituale la sua condotta» passiva sugli autobus, dove il controllore spesso e volentieri restava seduto senza svolgere le operazioni di controllo». Ma c’è di più.
La società ha dimostrato in aula la compilazione delle cedole di controllo «mediante l’inserimento di dati falsi, non avendo eseguito in verità le operazioni di controllo per tutta la durata dei periodi e nei percorsi indicati nelle rispettive cedole». Inoltre utilizza spesso il cellulare privato durante l’orario lavorativo.
E infine «abituale e sistematica era anche l’interruzione anticipata del termine dell’orario lavorativo per rientrare presso il proprio domicilio».
Da queste risultanze processuali, la sentenza del giudice modenese è perentoria: «Emerge che il ricorrente è rimasto inoperoso per tempi ampiamente superiori a quelli previsti dal regolamento interno, omettendo di svolgere l’attività di controllo delle linee assegnate».
L’ex controllore è rimasto inattivo oltre il consentito, «senza valide ragioni, e che lo stesso non è salito sugli autobus in transito sulle linee di sua pertinenza». L’uomo è stato condannato anche e pagare circa 2mila euro di spese legali.