Corriere della Sera, 2 settembre 2026
Mario Calabresi lascia i suoi incarichi in vista delle elezioni comunali a Milano
L’annuncio arriva nel pomeriggio, via social: «Dopo sei anni e 420 serie podcast lascio Chora. Scrivere questa frase mi fa fatica e molta impressione». Mario Calabresi si è dimesso dall’incarico di direttore editoriale di Chora Media e dalla presidenza del Consiglio di amministrazione di Be Water Content, cioè il gruppo che comprende Chora e Will Media.
Il giornalista dice così arrivederci all’azienda che ha contribuito a fondare. Un passaggio che suona come il preambolo dell’ufficializzazione alla sua candidatura a sindaco di Milano, già più che ventilata nei mesi scorsi e data quasi per scontata, soprattutto nelle ultime settimane. «Sento forte il richiamo a percorrere una strada nuova», aggiunge Calabresi nel suo messaggio di commiato. E così lascia intendere che rinuncia ai propri incarichi lavorativi per mettersi a disposizione del centrosinistra, suscitando immediate reazioni, anche se il commento più atteso arriva soltanto in serata: «È presto, stiamo seguendo e supportando il percorso del Partito democratico di Milano che si concentra sui temi», dice la segretaria nazionale del Pd Elly Schlein. E aggiunge: «Non stupirà se dico: prima il programma e poi i nomi». Prudenza, insomma, anche perché il Pd vuole dettare i tempi.
In effetti, a Milano, la coalizione è da tempo alle prese anche con la discussione sul metodo per scegliere il candidato. Come accade a livello nazionale, il dilemma (o la contesa) riguarda l’opportunità di passare attraverso elezioni primarie per definire il nome giusto per ambire alla successione al sindaco Beppe Sala e confermare così il governo del centrosinistra nel capoluogo lombardo, che resiste da 15 anni. Al momento il nodo primarie non è affatto sciolto, ma i candidati non mancano. Anzi: nel caso in cui si dovesse scegliere di passare per le urne sono in lizza già almeno sette nomi. I probabili sfidanti di Calabresi, infatti, potrebbero essere la vicesindaca Anna Scavuzzo, il capogruppo dem al Pirellone Pierfrancesco Majorino e l’assessore al Bilancio Emmanuel Conte. Pronti a correre anche l’attivista di politiche urbane Tommaso Goisis, l’assessore al Municipio 1 Lorenzo Pacini e la docente universitaria Carlotta Cossutta. E non è escluso che altri nomi possano aggiungersi, dal momento che Italia viva avrebbe intenzione di schierare un proprio candidato.
Rispetto alle primarie, all’interno del centrosinistra milanese, le posizioni sono diverse. Per Azione e per i riformisti, qualora si dovesse convergere sul nome di Calabresi, il passaggio dalle urne di coalizione non sarebbe necessario: «È un ottimo candidato per Milano. Andrebbe sostenuto da subito da tutto il centrosinistra, senza farlo passare per il tritacarne delle primarie», commentano in una nota congiunta il leader di Azione Carlo Calenda e Pina Picierno, fuoriuscita dal Pd per fondare il movimento politico Spazio pubblico. Ma per gli altri alleati – e soprattutto per il Pd – la proliferazione di candidature pone qualche problema. E affidare la scelta ai propri elettori sarebbe il passaggio risolverebbe i problemi di legittimazione politica. E, al di là del fatto che per Elly Schlein la questione delle primarie è aperta già sul tavolo nazionale, qualcuno all’interno del principale partito del centrosinistra, si dice convinto che la segretaria non intenda subire fughe in avanti da parte di nessuno dei potenziali contendenti milanesi.
Ma anche dal centrodestra guardano con attenzione quanto si muove nell’altro lato del campo politico. Il vicepremier e leader di Forza Italia Antonio Tajani esclude sostegno a una figura come Mario Calabresi e ribadisce l’ancoraggio alla sua coalizione: «Abbiamo le nostre idee, abbiamo dei nomi importanti da sottoporre agli alleati, sia civici sia di Forza Italia. Quindi noi siamo il centro del centrodestra, vogliamo vincere in tutte le città italiane con il centrodestra, vogliamo vincere le elezioni politiche con il centrodestra». Una posizione che dalla Lega qualcuno definisce contraddittoria, dopo che per sostenere l’economista Carlo Cottarelli – ipotesi poi sfumata – gli azzurri avevano ipotizzato di correre in solitaria.