Corriere della Sera, 2 settembre 2026
Così il Cipollino di Rodari divenne famosissimo nell’Urss
«Cipollino era figlio di Cipollone e aveva sette fratelli…. Gente per bene, bisogna dirlo subito, però piuttosto sfortunata». Iniziavano così Le avventure di Cipollino, la favola di Gianni Rodari uscita in Italia nel 1951 e tradotta due anni dopo in russo, consacrandolo icona letteraria dell’Unione Sovietica. Comunista lui, antieroe figlio di «poveri vegetali» in lotta contro il potere degli ortaggi più nobili e ricchi il suo protagonista, Rodari era suo malgrado e ben oltre il grandissimo talento un perfetto avatar per il racconto ufficiale del regime sovietico. Il libro vendette oltre un milione e mezzo di copie. Fu sull’onda del successo in Urss che Rodari si impose all’attenzione internazionale, fino a vincere nel 1970 il Premio Andersen. Nel Paese dei Soviet fu una vera star: Cipollino venne adattato in musica per un balletto; un’altra opera, Il Bambino di Napoli, divenne nel 1958 un film d’animazione, mentre celebri traduttori si cimentarono con i suoi libri, dal poeta Samuil Marshak alla linguista Yulia Dobrovolskaya. Come ha raccontato in Cipollino nel Paese dei Soviet (Lindau 2020) la scrittrice Anna Roberti, quasi a voler ricambiare l’amore dei russi per lui, Rodari disseminò le sue opere di molti riferimenti, letterari, storici e geografici dedicati all’Urss e al suo popolo. Ancora oggi lo scrittore di Omegna è quello italiano più popolare e amato in Russia (nella foto, un francobollo celebrativo del 1992). Forse solo Michele Placido, per il personaggio del Commissario Cattani in La Piovra, raggiunse un livello simile di popolarità negli Anni Ottanta e Novanta. Ma la passione dei russi per Rodari non è mai diminuita. Come dimostra la spericolata citazione di Zakharova.