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 2026  settembre 02 Mercoledì calendario

«A Lipsia un attacco russo». La Germania inchioda Mosca

Il governo tedesco rompe gli indugi e punta il dito contro il Cremlino. Il misterioso episodio di Lipsia – un attentato fallito con droni ed esplosivo all’aeroporto dei cargo – è stato un atto di guerra ibrida, un attacco commissionato dalla Russia su suolo tedesco.
Sono i due ministri affiancati, Alexander Dobrindt degli Interni e Johann Wadephul degli Esteri, a dare l’annuncio. «Nel loro insieme – ha esordito Dobrindt – le indagini della polizia, le modalità dei reati e le informazioni dei servizi di intelligence dimostrano la responsabilità russa». Per giorni, i media avevano speculato sull’intenzione del cancelliere Merz di indicare a Mosca i mandanti, come le ricostruzioni giornalistiche avevano già concluso.
Berlino prende così delle «punizioni» immediate. Sarà chiuso il consolato generale di Bonn e la Casa di Cultura a Berlino: due schermi, soprattutto la seconda, per operazioni di intelligence moscovite. Inaspriti i controlli sui cittadini russi, aumentata la pressione sulla flotta ombra, che trasporta il petrolio di Putin. Immediata la replica dello stesso leader russo: «Le sanzioni della Germania sono un nuovo e grossolano errore. E vanno contro gli interessi del popolo tedesco». Mosca, ovviamente, rigetta ogni addebito, si dice stupefatta come se simili operazioni fossero al di là dell’ordine dell’immaginabile, e poi sfodera il manuale delle contro-accuse: «Berlino sponsorizza il terrorismo». Va da sé: aiutando Kiev a difendersi dalla sua aggressione.
È stato Dobrindt a fornire i maggiori dettagli. Dell’incidente di Lipsia del 4 agosto si è saputo, infatti, solo con una decina di giorni di ritardo. L’azione ha avuto almeno tre fasi. In un primo tempo, è stato trovato un drone con materiale esplosivo accanto a un Antonov ucraino: l’hub di Lipsia, usato dalla Nato, è una delle principali rotte di rifornimento militare di Kiev. Era probabilmente quello l’obiettivo primario. Poi, dopo una breve chiusura dello scalo, un altro drone ha colpito un cargo della Dhl, fortunatamente senza danni: si trattava probabilmente di un velivolo di ricognizione. Infine, dieci giorni più tardi è stato ritrovato un terzo drone e, non lontano, altro esplosivo militare, il Rdx. Sono questi reperti inesplosi che sono serviti a identificare la matrice dell’operazione.
Nelle parole di Dobrindt, «la configurazione del drone, la tecnologia di detonazione e gli esplosivi sono noti da altre operazioni russe. La tecnologia indica un alto livello di competenza tecnica». Più interessante, quel che dice degli autori: «Si tratta di agenti di basso livello, ovvero privati cittadini non addestrati, reclutati online da servizi segreti stranieri per spionaggio, propaganda o sabotaggio. Gli autori hanno agito per conto delle autorità statali russe». E questa è una modalità ormai collaudata: giorni fa un esperto tedesco, Nico Lange, si è spinto a dire che gli operatori dei droni avrebbero potuto agire «a loro insaputa». Ma siccome, dall’inizio della guerra in Ucraina – con le espulsioni della rete di spie, in parte camuffata da diplomatici – la Russia è rimasta a corto di agenti «ufficiali», del Gru o Fsb, il reclutamento di manovalanza criminale di basso livello è all’ordine del giorno. In tutta Europa, non solo in Germania. In Gran Bretagna, fu questa la modalità con cui fu fatto un triplice attacco incendiario contro le proprietà del premier Starmer. Sempre ieri, in Brandeburgo, un altro misterioso episodio di sabotaggio: dell’esplosivo è stato trovato vicino alla grande centrale elettrica di Jänschwalde. Ma nessuno ha fatto supposizioni sugli autori: anche gruppi anarchici in passato hanno messo a segno questi colpi.
Berlino ha concertato la propria «messa in accusa» di Mosca con gli alleati della Nato. Da qui, una diffusa solidarietà, nei fatti richiesta. Rutte, segretario della Nato, ha detto che «i tentativi della Russia di intimidirci falliranno». Ursula von der Leyen ha parlato con Merz. Giorgia Meloni: «L’Italia è in piena solidarietà con la Germania dopo l’attacco ibrido russo a Lipsia. La sicurezza dei nostri Alleati è la sicurezza di tutti noi».
E in un certo senso, la Germania sa di non poter procedere da sola. Ha spiegato che cercherà il consenso Ue per nuove sanzioni. Ma soprattutto, dopo 4 anni di guerra in cui ha sì fornito armi a Kiev, rafforzato il confine orientale, ma cercato in ogni modo di segnalare a Putin di voler evitare l’escalation, non può più negare di avere la guerra ibrida in casa. E su quell’asse, Berlino-Mosca, lo scontro geopolitico nei prossimi anni è inevitabilmente destinato a crescere.