il Fatto Quotidiano, 1 settembre 2026
Marano, vietato vendere i casoni di Hemingway
La storia e la tradizione non si vendono. Sono di tutti. Segnatevi questa data: la sentenza del Commissario agli Usi Civici del Friuli-Venezia Giulia segna un precedente che cambierà tante battaglie per difendere la nostra terra.
Siamo a Marano (Udine). Un paese di 1.600 abitanti nella Laguna tra Friuli e Veneto. Proprio qui a marzo – il Fatto Quotidiano ne scrisse – furono messi in vendita gli storici casoni. Quelli dove all’inizio del ’900 passò Ernest Hemingway che ne parlò nei suoi racconti. Dovevano finire all’asta insieme con case e auto per diventare magari un resort. Prezzo: da 20mila a 86mila euro.
Ma i casoni sono quel che resta di un mondo che sta scomparendo: edifici vecchi di secoli, con il tetto di paglia, i muri di canne e legno. All’interno stanze spoglie: qualche sedia, un tavolo, un caminetto, letti di fortuna, l’immagine della Madonna alla parete. Erano case e strumenti di lavoro. Nell’Italia Orientale se ne contavano migliaia, poi, tra il Fascismo e il Dopoguerra, molti furono abbattuti. Qualcuno pensava che andassero cancellati perché ricordavano la povertà. Invece sono memoria della fatica, dell’operosità. Una testimonianza per capire tante cose del Nord-Est ricco di oggi.
Così il sindaco di Marano, Mauro Popesso, si è opposto alla vendita. Ha presentato ricorso al Commissario agli Usi Civici. Anche questo racconta la storia di Marano: le istituzioni, i controlli, non sono un laccio, ma una garanzia per i cittadini. E il Commissario ha deciso: “I casoni per la loro stabile e immemore destinazione agli usi civici di pesca e alle attività tradizionalmente connesse alla vita della Comunità lagunare” non si possono vendere. Resteranno ai cittadini. Al Comune che vorrebbe farne un luogo aperto a tutti per stare a contatto con la natura e ricordare da dove vengono la Laguna e la sua gente.
Ecco perché la sentenza di 8 pagine è un precedente importante: “Gli usi civici”, ricorda Stefano Deliperi del Gruppo di Intervento Giuridico che da anni si batte per tutelarli, “sono beni storicamente utilizzati per attività delle Comunità. Un tesoro pubblico, quindi nostro, minacciato dagli appetiti dei privati. Ma molti in Italia neanche sanno che cosa siano. Parliamo di 5 milioni di ettari”. Un sesto del nostro Paese.