La Stampa, 1 settembre 2026
"La sedia a rotelle non è in regola" L’ex paralimpica Saccà lasciata a terra
Il volo era lì, a un passo. Patrizia Saccà, ex atleta paralimpica, era arrivata all’aeroporto di Torino-Caselle di buon mattino, pronta a partire per le vacanze. Destinazione Crotone. Aveva già fatto il check-in online, con sé aveva il bagaglio e il suo ruotino elettrico, che da sempre aggancia alla carrozzina per muoversi più agevolmente. Poi, al banco, qualcosa si è inceppato. Una discussione sulla batteria del dispositivo, i documenti da mostrare, i minuti che passavano. Quindici, venti. Finché è arrivata la frase che Saccà non avrebbe voluto sentire: «Il volo è chiuso». E l’aereo è partito senza di lei.
«Ero arrivata all’aeroporto alle 8,20» racconta l’ex atleta il giorno dopo. La partenza del volo Ryanair per Crotone era fissata per le 9,50. Saccà si era presentata alla Sala Amica, il servizio di assistenza per i passeggeri con mobilità ridotta, con la documentazione tecnica del ruotino. Capacità della batteria al litio: 300 Wh. Peso: 20 chili. «Ma allo sportello del check-in mi è stato contestato che quelle informazioni non risultavano». Secondo i regolamenti Iata, l’organizzazione che unisce e rappresenta la maggior parte delle compagnie aeree del mondo, un ruotino elettrico può essere imbarcato solo se la capacità della batteria al litio non supera i 300 Wh. Saccà assicura di aver provato a chiarire la situazione. Ha mostrato i documenti e ha chiesto di parlare con un responsabile. «Non è servito». Alle 9,20 è arrivato il verdetto: «Il volo è chiuso». E la sua giornata è cambiata.
Fino a sera è rimasta in aeroporto. Ha cercato un’alternativa per la Calabria. Poi ha trovato un volo per Lamezia Terme. Decisivo l’intervento di una dipendente della biglietteria. «Mi ha ascoltata, ha capito la situazione e per mezz’ora si è messa a cercare una soluzione». Alla fine l’ha trovata.
Saccà, ex atleta paralimpica di tennistavolo, ieri ha festeggiato il compleanno. Ha gareggiato per 28 anni, partecipato a due Paralimpiadi e conquistato il bronzo a Barcellona nel 1992. È stata anche consigliera della giunta nazionale del Comitato Italiano Paralimpico. In carriera, racconta, ha preso «almeno un migliaio di voli» e utilizzato il proprio ausilio elettrico senza incontrare problemi. Per questo, dice, non si tratta soltanto di un aereo perso. «A Caselle di solito c’è una disponibilità superiore rispetto ad altri scali. Ma dipende da chi incontri». Nel dicembre 2024 aveva già raccontato pubblicamente un’odissea legata alla propria carrozzina elettrica durante un viaggio con scalo a Monaco. Ora il suo messaggio è lo stesso: «Non cerco colpevoli. Cerco risposte».
Sagat, l’azienda che gestisce l’aeroporto, si dice «rammaricata» per l’accaduto. Sta «verificando quanto successo». La società precisa che, anche dopo aver effettuato il check-in online, chi deve imbarcare una sedia a rotelle deve comunque presentarsi al banco check-in. E deve farlo «con largo anticipo e con la documentazione tecnica necessaria». Nessun commento, invece, da Ryanair.
La vicenda si inserisce in una serie di episodi che, di recente, hanno interessato l’aeroporto di Caselle. Una settimana fa, al gate, un passeggero diretto in Abruzzo era rimasto coinvolto in una discussione con un’addetta della Sagat che gli aveva chiesto di mostrare i documenti. L’uomo aveva fatto presente che, trattandosi di un volo nazionale, non era tenuto a esibirli al gate, come da norme dell’Enac. L’addetta gli aveva chiesto di farsi da parte, salvo tornare sui suoi passi quando il passeggero l’aveva assecondata per non perdere l’aereo.
Qualche settimana prima, invece, una giovane donna arrivata a Caselle con un bambino piccolo, un passeggino e due valigie aveva raccontato di non aver trovato l’assistenza aeroportuale richiesta. A occuparsi dei bagagli e del passeggino erano stati due amici, scesi con lei a Torino.
Il 17 agosto, invece, Manuel Bortuzzo aveva raccontato sui social un’altra vicenda legata a una carrozzina danneggiata durante un viaggio aereo. Il nuotatore paralimpico era rientrato dall’Africa e, una volta arrivato ad Addis Abeba, aveva trovato la propria carrozzina rotta. «Le sedie a rotelle sono le nostre gambe, la nostra libertà», aveva scritto, definendo quello il «peggior volo aereo della mia vita».