Corriere della Sera, 1 settembre 2026
Maire vince in Russia. EuroChem adesso pagherà 260 milioni
Il Tribunale arbitrale di Londra dà ragione a Tecnimont, la controllata di Maire, e mette (quasi) la parola fine sulla guerra legale con il colosso russo dei fertilizzanti EuroChem: la sospensione dei lavori decisa dall’azienda italiana nel 2022, in osservanza alle sanzioni contro Mosca, era legittima. Illegittima, invece, la risoluzione del contratto voluta da EuroChem, che dovrà pagare a Tecnimont circa 260 milioni di euro.
La decisione, definita «Lodo di Fase 1», datata 28 agosto, riguarda il progetto K2, l’impianto di fertilizzanti di Kingisepp, vicino a San Pietroburgo, che Tecnimont si era impegnata a costruire nel 2020 per circa un miliardo. Con lo scoppio della guerra in Ucraina e l’inasprirsi delle sanzioni europee, nel maggio 2022 la società italiana notificò a EuroChem la sospensione del contratto. Il gruppo russo, di proprietà dell’oligarca Andrey Melnichenko, reagì con la risoluzione del contratto per presunto inadempimento e la richiesta di incassare le garanzie bancarie emesse da Société Générale e ING. Da lì è nato il contenzioso arbitrale presso la Camera di Commercio Internazionale, con sede a Londra, che si trascina da oltre tre anni.
Il collegio arbitrale ha ora chiarito diversi punti. Primo: la sospensione di Tecnimont era coperta dalle clausole sanzionatorie del contratto. Secondo: EuroChem non aveva alcun diritto di escutere le garanzie bancarie. Terzo: le contro-richieste da 1,6 miliardi avanzate da EuroChem sono state respinte integralmente. Infine, la parte più rilevante per il diritto internazionale: il tribunale di Londra ha ribadito di essere l’unico organo competente a giudicare la controversia, il che rende inefficaci le sentenze pronunciate nel frattempo dai giudici russi, tra cui una condanna da circa 2 miliardi contro Tecnimont emessa a Mosca. Secondo Maire, tali pronunce violano la Convenzione di New York del 1958 sul riconoscimento dei lodi arbitrali stranieri, ratificata da oltre 170 Paesi, Russia compresa.
La battaglia legale, però, non si chiude qui. Si apre ora una «Fase 2», nella quale gli arbitri dovranno decidere su un’ingiunzione permanente contro EuroChem, chiamata a ritirare i procedimenti avviati in Russia, e sul risarcimento delle spese legali e dei danni ulteriori subiti da Tecnimont. La decisione finale è attesa nella prima metà del 2027. Restano inoltre aperti, in altre giurisdizioni, i procedimenti con cui Tecnimont ha già ottenuto sequestri conservativi per 1,1 miliardi sui beni di EuroChem nel mondo.
Sullo sfondo pesa la figura di Melnichenko, colpito dalle sanzioni Ue dal 2022 in quanto ritenuto vicino al Cremlino. Proprio a causa di quelle misure, dal marzo di quell’anno le autorità italiane tengono sotto sequestro a Trieste il suo Sailing Yacht A, il più grande veliero del mondo, stimato in circa 530 milioni: un caso che si trascina in parallelo a quello con Tecnimont e alimenta ancora polemiche sui costi di custodia a carico dello Stato. Per Maire, che ieri a Piazza Affari ha chiuso in calo dell’1,03%, il lodo di Londra segna un passaggio importante di una vicenda che intreccia diritto commerciale, sanzioni internazionali e rapporti tra Occidente e Russia.