Corriere della Sera, 1 settembre 2026
Legge elettorale, i «ritocchi» decisivi. Persistono le divisioni nella Maggioranza
Non ci sarà un emendamento unitario sul ballottaggio. «Non se ne parla». Dalla Lega, fino a notte, hanno ribadito un «no» netto al secondo turno. Smentendo le indiscrezioni su un’intesa raggiunta nel centrodestra. Contrari anche gli alleati di Noi moderati. Convinti che finirebbe per favorire Roberto Vannacci: con il ballottaggio, gli elettori piuttosto che un voto utile alla coalizione potrebbero dare una preferenza a Futuro nazionale che è fuori dal centrodestra. Se ne continuerà a discutere anche nel vertice dei leader di maggioranza, Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Antonio Tajani, che si dovrebbe tenere nelle prossime ore anche su altri temi. Intanto oggi si riapre la discussione sulla legge elettorale. Il termine per gli emendamenti scadrà alle 12 e fino ad allora tutto può cambiare.
Perché, intanto, l’argomento ballottaggio entrerà nella discussione in Aula. Come? Attraverso due emendamenti. Uno potrebbe essere presentato da Forza Italia: ci sarebbe il ballottaggio nel caso in cui due liste raggiungano il 40% e nessuna superi il 42. L’altro, invece, è stato depositato e reca la firma dell’ex presidente del Senato, Marcello Pera, che prevede un secondo turno se nessuno supera il 48% e se almeno due coalizioni sono al 38%. Senza possibilità di apparentamenti diversi dal primo turno. Il premio è attribuito alla coalizione che ha ottenuto più voti (in entrambe le Camere).
L’accordo di coalizione è stato raggiunto, invece, sul ritorno delle preferenze. Se ne potranno indicare fino a tre, con l’alternanza uomo-donna fra capolista e più votato (il testo della Camera prevedeva che capolista e preferito che lo segue in lista potessero essere dello stesso sesso). Non è passata l’ipotesi di un’alternanza di genere anche fra capilista per i quali, si fa notare, c’è già il tetto da non superare del 60% di uno dei due generi. Novità in arrivo anche sulla norma cosiddetta «taglia-cespugli» che prevede uno sbarramento al 3% con il recupero dei voti solo del primo che non lo raggiunge ai fini del conteggio di coalizione. La Lega preme perché si recuperino anche quelli di chi ha raggiunto l’1%, com’era inizialmente. O una via di mezzo, magari il 2%.
Alla fine del vortice di contatti, la maggioranza di governo ha adottata una linea prudente. Gli emendamenti più divisivi presentati direttamente in Aula, perché in commissione il governo sarebbe chiamato a dare un parere, che ancora non c’è.
Soprattutto sul ballottaggio. Giacché la gran parte delle idee formulate sull’introduzione di un secondo turno elettorale, per scongiurare il rischio di non aver un vincitore dopo il primo, non sono riuscite a superare finora i limiti posti dalla Costituzione che prevede votazioni separate per Camera e Senato, composto su base regionale. Non può esserci un ballottaggio unico come nei Comuni.
Critiche contro il ballottaggio arrivano anche dall’opposizione. Il dem Dario Parrini accusa la ministra delle Riforme Elisabetta Casellati: «Alla Camera a giugno ha rivendicato di aver accolto le critiche dei giuristi che avevano evidenziato come con il bicameralismo perfetto, non sia costituzionalmente realizzabile. Ora ha cambiato idea?».
Infine i tempi. Oggi in commissione Affari costituzionali, il presidente Andrea De Priamo (FdI) e Casellati apriranno il dibattito. Ma è verosimile che il 9 la legge arrivi senza relatore in Aula, si votino gli emendamenti con il metodo del «canguro» e si torni alla Camera. Perché, fanno notare dalla maggioranza, a incombere è la legge di Bilancio. E siccome la legge elettorale prevede 20 milioni di euro per il voto all’estero, quando si comincerà a discutere quella di Bilancio, il ddl elettorale dovrà bloccarsi, fino alla sua approvazione. Ecco perché la richiesta di FI di maggior tempo a disposizione per approfondire il tema ballottaggio sia stata accolta da qualche alleato con sospetto.