Corriere della Sera, 1 settembre 2026
La sfida sulle primarie. Schlein insiste per farle
Sì, è vero. Tutto vero. Il centrosinistra non ha ancora né un programma né un candidato leader. Però Elly Schlein una sua road map in testa l’ha già. E non solo per il programma. Anche per le primarie. Il fatto è che, come spesso le accade, ha confidato la sua strategia a pochi. Anzi pochissimi.
Del resto, come darle torto dal momento che più di mezzo Pd sembra remare contro i gazebo. Pure tra chi l’ha sostenuta al Congresso. È il caso di Roberto Speranza. O di Andrea Orlando, secondo il quale «il dibattito va portato in una sede di confronto interno al partito senza dare per scontato che si arrivi davvero a una nuova legge elettorale».
Due leader del Correntone di Montepulciano (che, sia detto per inciso e anche per far capire di che si sta parlando, sta con Schlein) su tre preferirebbero evitare questa conta. Il terzo, Dario Franceschini, smentisce di lavorare contro le primarie, benché molti dem sostengano che si stia muovendo proprio con questo obiettivo. Nega qualsiasi retro pensiero anche Goffredo Bettini, il quale ricorda che il suo giornale, cioè Rinascita, «non si schiera». Poi c’è il governatore della Toscana Eugenio Giani che confessa di «essere freddo» sulla consultazione. Il che lo accomuna al presidente dell’Emilia-Romagna Michele De Pascale e al di lui predecessore Stefano Bonaccini. Insomma, non è un caso se Filippo Sensi dica di «essere rimasto l’unico nel Pd o giù di lì a sostenere le primarie».
Ma chi più di ogni altro vuole i gazebo è Schlein. Solo che preferirebbe non parlarne ora. «Adesso dobbiamo martellare il governo sull’economia», è l’incitamento che dà ai suoi, mentre prepara la contromanovra dell’opposizione insieme agli alleati, per dimostrare che la coalizione «c’è ed è pronta a governare».
Secondo lei le primarie sono «inevitabili». E non vanno tenute troppo presto onde evitare che le più che probabili successive polemiche abbiano una ricaduta negativa sull’esito del voto. Meglio che siano quasi a ridosso delle elezioni perché poi c’è la campagna elettorale che silenzia tutte (o quasi) le diatribe. Le primarie convengono a Schlein perché così lega il Pd alla sua candidatura. E perché, pur andando al voto da segretaria prorogata, dato che il congresso non si farà e il suo mandato scade prima delle politiche, come candidata premier avrà comunque la forza per imporre la sua linea anche sulle liste elettorali. Certo, se la riforma elettorale non andasse in porto le primarie non sarebbero più così scontate. Ma la segretaria spiega ai suoi: «A quel punto varrà la regola che vige in tutti i Paesi democratici, la guida va al partito della coalizione che prende più voti, i nostri elettori non sopporterebbero giochini di palazzo». E Conte? Oggi Rinascita pubblica un suo articolo sul multiculturalismo e ieri, a In Onda, su la 7, il leader del M5S, dopo aver chiarito che Sigfrido Ranucci non sarà un candidato M5S, come pure si è ipotizzato, ha fatto capire che le primarie non sono state la sua prima scelta: «Ci siamo rassegnati». Meglio quelle comunque che nominare Schlein: «L’ipotesi che il partito più forte prenda tutto non è sostenibile, equivale a degradare gli alleati a cespugli e l’elettorato si sentirebbe di recitare una parte da non coprotagonista». Come a dire chi vota M5S in quel caso non voterebbe la coalizione alle politiche. Un avvertimento a Schlein. E nemmeno tanto mascherato.
Ma comunque Conte nella trasmissione fa mostra di volere assolutamente i gazebo perché sa che così metterà in difficolta il Pd e, di conseguenza, la sua segretaria. «Se non vogliono le primarie, lo dicano chiaramente». E il duello tra il leader del M5S ed Elly Schlein continua...