Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  agosto 31 Lunedì calendario

Eleonora Fersino parla di sé e della nazionale di pallavolo

Gli indizi si accumulano, tante vittime sono già un ricordo sbiadito, il giallo sta precipitando verso la conclusione. Anche oggi a Brno, contro la Bulgaria, qualcuno sarà di troppo. Occhio, perciò, alla pattuglia di killer azzurre dal sorriso gentile e dalle mani spietate: non vogliono più fermarsi. E a ragazze come Eleonora Fersino – 26 anni di lucentezza – è meglio credere.
Lei è un appassionata di thriller: sarà l’Italia l’assassino di questo Europeo oppure è ovvio come accusare il maggiordomo? Ride.
«Ci auguriamo di essere noi. Finora è andata così, ma adesso comincia la fase a eliminazione diretta. Inutile nasconderlo: contro la Bulgaria siamo favorite, ma in prospettiva temo soprattutto la Turchia, campione in carica, anche se sono forti pure Polonia e Serbia. Sentiamo un po’ di pressione, perché sappiamo che siamo la squadra di battere. Contro di noi tutte fanno la partita della vita».
Velasco che libro le ha regalato?
«"Il lungo addio” di Chandler, che sto apprezzando. Poi “Fútbol” di Soriano perché, da libero, mi ha visto fare un paio di salvataggi con i piedi».
Li ha sensibili come le mani?
«Diciamo che a palleggiare me la cavo benino. Il calcio lo seguo. Io sono juventina, il mio fidanzato milanista e qualche volta andiamo a San Siro. Domenica si sfidano, e potrebbe esserci tensione».
Dalla Battocletti alla Quadarella: fra nuoto e atletica è stata una estate azzurro donna.
«Dà soddisfazione vedere queste ragazze che, con tanti sacrifici, sono arrivate al vertice».
Eppure, sul piano della parità, anche nello sport c’è ancora molto da fare.
«Sono stati fatti grandi passi in avanti, ma non si può parlare di uguaglianza. Il calcio è l’esempio più eclatante a livello di stipendi, ma non è il solo».
Anche nella pallavolo è così?
«Non ci sono quelle differenze che si trovano in altre discipline, però esistono. E sì che negli ultimi anni le vittorie del settore femminile hanno avuto una grande importanza. Sono cose che si notano».
Anche questa è una battaglia contro il patriarcato.
«È vero. Noi donne fatichiamo di più per imporci anche nel mondo del lavoro. Le faccio un esempio banale: guardi gli allenatori di pallavolo in Serie A. Tutti uomini, mentre ci sono donne bravissime, che però lavorano solo nelle giovanili. Vorrà dire qualcosa. Nella vita di tutti i giorni non sempre gli uomini ci trattano in modo corretto, e questo discorso – come può immaginare – ci porterebbe lontano».
Vincendo, forse, anche voi portate un mattoncino per costruire un mondo migliore.
«Nel nostro piccolo, portare a casa una vittoria essendo donne, è un modo per dimostrare a tutti che possiamo ottenere qualcosa da sole perché siamo forti e indipendenti».
Lei, tra l’altro, lo scorso anno ha vinto anche il Mondiale: trova che l’alchimia fra di voi sia la stessa?
«Il gruppo ha subito delle variazioni, ma lo spirito di squadra è lo stesso, così come la voglia di vincere e di divertirsi. Nonostante i successi, abbiamo ancora fame. E questo, dopo aver vinto tanto, non è così scontato».
Come vive il fatto di essere diventata titolare e di star giocando alla grande?
«Ho preso l’eredità della Di Gennaro, che è una leggenda della pallavolo. Era una bella responsabilità sostituirla. Io credo di esserci riuscita, senza ovviamente paragonarmi a lei. Siamo due giocatrici diverse, perciò aspiro solo a essere la migliore versione di me stessa. Spero di continuare così».
Avete cambiato il vostro modo di stare sul parquet: lo spiegherebbe in due parole ai profani?
«Per metà World Nations League giocavamo con Antropova come opposto e come bande Nervini e Sylla. Prima dell’Europeo un infortunio ha fatto decidere Velasco di spostare Antropova fuori ruolo come schiacciatrice e far giocare da opposto la Egonu. Magari un tifoso non lo nota, ma le cose cambiano. Con questo sistema, tra l’altro, io copro più spazio in copertura e così anche Sylla».
Nelle giovanili azzurre ci sono diverse ragazze italiane di seconda o terza generazione che pure al momento non hanno ancora la cittadinanza. Strano?
«Credo siano solo cose burocratiche. Penso che quando vestono la maglia azzurra provino emozione e onore alla stessa maniera delle altre».
Pronta a fare follie per vincere l’Europeo?
«Certo. Sono disponibile a qualsiasi scommessa pur di riuscirci. Sono un tipo intraprendente. Senza contare che farei di tutto per partecipare alla prossima Olimpiade. È uno dei miei sogni. Io vivo di sfide, e per questo sono pronta a prendermi tutto».
Se vincerete, chi sarà la d.j. dello spogliatoio?
«La Cambi è quella deputata, ma alla playlist partecipiamo tutte. E vedrà che ci scateneremo».