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 2026  agosto 31 Lunedì calendario

La (peculiare) devozione mariana di Lautaro

La testata è Maria con te ed è “il primo settimanale mariano”, pubblicato dal gruppo editoriale cattolico San Paolo. Sin dall’inizio dell’estate, in concomitanza coi mondiali trumpian-infantiniani di calcio, il settimanale ha dedicato vari servizi alla devozione mariana di allenatori e calciatori dell’intero orbe terracqueo.
Ecco Luis de la Fuente, che a 65 anni è stato l’allenatore più anziano a vincere la Coppa del mondo, con la nazionale spagnola. Ha scritto Maria con te, a luglio dopo la finale tra Spagna e Argentina: “Se è stato lui stesso ad ammettere, in una conferenza stampa, che è sceso sempre in panchina con al polso un bracciale con l’effigie della Virgen del Pilar, Patrona della Spagna, e a scherzarci su (‘Siccome sono vanitoso, ne ho diversi con questa Madonna di vari colori per abbinarli ai vestiti’), in pochi si sono accorti che lo portava anche alla finalissima, lo scorso 19 luglio: ha scelto la tinta azzurra, per tradizione il colore del manto di Maria”. Non solo, la sua devozione è illuminata dalle fiammelle delle candele: “Durante la competizione, poi, gli amici più stretti di Luis de la Fuente hanno mantenuto viva una tradizione da lui molto sentita: hanno acceso ‘in sua vece’, prima di ogni partita, un cero alla Virgen de la Vega venerata nella natia Haro”, piccolo comune nella regione di La Rioja, nel nord della Spagna.
Il servizio calcistico dell’ultimo numero del settimanale del gruppo San Paolo è invece dedicato all’argentino Lautaro Martinez detto El Toro. Anche Lautaro è un devoto mariano. La finalissima con la Spagna è stata pure una sfida tra immagini della Vergine: l’attaccante albiceleste, in forza all’Inter, aveva infatti l’effigie della Virgen de Luján sui parastinchi. Una devozione che risale a quando El Toro era ancora bambino: “Lautaro ha tatuato sull’avambraccio sinistro il volto della Patrona del suo Paese, cui s’è sempre rivolto nei momenti difficili, fin dalla più tenera età. Quando aveva 9 anni, per esempio, la famiglia visse un periodo di forti ristrettezze economiche, anche a causa dell’addio al calcio di papà Mario: ‘Entrambi i miei genitori erano disoccupati’”.
In campo, però, la devozione di Lautaro ha un limite. Il suo carattere sanguigno, non esclude la blasfemia. Nel febbraio del 2025, l’attaccante nerazzurro fu beccato dalle telecamere mentre bestemmiava alla fine della gara di ritorno contro la Juve, nel campionato di serie A, persa dall’Inter. Il caso tenne banco per due mesi e alla fine Lautaro evitò una giornata di squalifica, prevista da un articolo del Codice di giustizia sportiva della Federcalcio, e patteggiò una sanzione pecuniaria di 5mila euro.
Nonostante il precedente, El Toro è un giocatore che in campo ancora non riesce a tenere la bocca chiusa. Alla prima giornata di campionato ha destato scandalo una sua frase all’arbitro di Inter-Monza, Livio Marinelli. Non è una bestemmia, ma dà l’idea dell’arroganza dell’interista: “Ti devi calmare, stai esagerando, non si può parlare con te”. Tra i due, sembrava Lautaro l’arbitro.