lastampa.it, 31 agosto 2026
Lo zoo di Zurigo ha soppresso 850 animali in 2 anni
Conservare una specie può significare decidere che alcuni dei suoi individui non devono più vivere? È uno dei paradossi più controversi della gestione degli animali negli zoo: mantenere una popolazione sana, geneticamente diversificata e capace di riprodursi può richiedere di limitarne la crescita, trasferire alcuni esemplari e, quando non esistono alternative, arrivare anche alla loro soppressione. È la filosofia alla base della «gestione delle specie» adottata in Europa e quindi anche dallo Zoo Zürich. Ma quanti sono, concretamente, gli animali coinvolti? In un’inchiesta esclusiva de La Zampa, attraverso gli aggiornamenti mensili dello zoo recuperati dagli archivi internet e i numeri raccolti da Francesco Cortonesi e Alice Balbi di Zoout, abbiamo ricostruito almeno 850 “soppressioni per gestione delle specie”, quindi non per motivi medici, tra settembre 2024 e luglio 2026. Il numero è necessariamente per difetto: in alcuni casi gli aggiornamenti non riportano il numero esatto di animali soppressi ma solo la specie mentre per i pesci si va “a peso” (6,6 chilogrammi, come al mercato). E molti di questi erano di specie in via d’estinzione.
La protesta degli animalisti sui social
La pratica della cosiddetta “management euthanasia” applicata dagli zoo è da tempo al centro delle critiche del mondo animalista. Il punto più controverso è proprio la sorte degli animali sani: per le associazioni che si oppongono a questa pratica, il fatto che un esemplare non sia più necessario a un programma riproduttivo non dovrebbe essere una ragione sufficiente per ucciderlo. Zoout raccoglie e analizza i dati relativi agli animali soppressi negli zoo: «Animali che vengono considerati di troppo, che vengono uccisi perché spesso sembra essere la via più facile». Francesco Cortonesi e Alice Balbi pongono l’attenzione in particolare sulla quantità di animali coinvolti e sulla presenza, negli elenchi, di esemplari appartenenti a specie minacciate, attraverso il tam tam sui social ma anche proponendo alternative concrete, come il trasferimento in santuari. «Per noi le alternative ci sono. Ma spostare quegli animali avrebbe quasi sempre un costo più alto rispetto all’eutanasia: è forse per questo che non lo fanno?», hanno dichiarato a La Zampa.
“Una scelta deliberata”
A prendere posizione contro questa pratica è anche Humane World for Animals. «Molti zoo europei fanno riprodurre gli animali per poi sopprimere quelli considerati “in esubero” – afferma Martina Pluda, direttrice di Hwa Italia, in esclusiva a La Zampa –. Non si tratta di un errore inevitabile da parte di zoo che si ritrovano accidentalmente con un numero eccessivo di animali. Si tratta di una scelta deliberata di far riprodurre animali che, nell’ambito del programma riproduttivo dello zoo, non presentano un particolare valore genetico e che, proprio per questo, possono essere difficili da trasferire presso un’altra struttura zoologica». Secondo l’organizzazione esistono valide alternative alla soppressione: «Gli zoo hanno la responsabilità etica di assumere decisioni prudenti nella gestione delle popolazioni di animali e dispongono di un’ampia gamma di opzioni contraccettive. Uno zoo responsabile può gestire la riproduzione, prevenire la consanguineità, mantenere popolazioni geneticamente sane e, al contempo, consentire agli animali di vivere all’interno di gruppi familiari, senza dover ricorrere alla morte come strumento di pianificazione familiare».
Lo zoo non rilascia dichiarazioni
Alla richiesta in esclusiva de La Zampa di un commento, la responsabile delle relazioni pubbliche di Zoo Zürich, Birte Fröhlich, ha scelto di non entrare nel merito delle accuse. La struttura ha spiegato di non voler fornire una breve dichiarazione che, a suo giudizio, un articolo giornalistico non sarebbe sufficiente a rappresentare la complessità delle questioni biologiche, etiche e conservazionistiche coinvolte. Lo zoo ha invece rinviato alla documentazione pubblicata sul proprio sito sulla gestione delle specie, precisando che si tratta di materiali di carattere generale che illustrano i criteri adottati per la gestione delle popolazioni animali e dei programmi di conservazione.
Come si legge nella pagina dedicata alla gestione delle specie, nello Zoo di Zurigo la soppressione viene presa in considerazione dopo «una valutazione complessiva, quando un animale non può più contribuire agli obiettivi della popolazione inserita in un programma coordinato di riproduzione a scopo di conservazione e non è disponibile una struttura idonea a ospitarlo». Lo zoo afferma inoltre che gli animali vengono soppressi senza paura né dolore, nel rispetto della normativa svizzera sul benessere animale. L’obiettivo non è solo ridurre il numero degli animali, ma «mantenere popolazioni geneticamente sane, diversificate e capaci di riprodursi nel lungo periodo». È una posizione che la struttura collega anche a un recente studio scientifico sul progressivo invecchiamento delle popolazioni negli zoo e i problemi collegati. Una gestione che, nelle intenzioni dello zoo, dovrebbe privilegiare il trasferimento degli animali e ricorrere alla soppressione soltanto quando non esistono altre soluzioni adeguate. Ma è esattamente su quest’ultimo punto, però, che si concentra la contestazione degli animalisti: quali trasferimenti sono stati effettivamente cercati e perché, nei singoli casi, non è stato possibile trovare un’altra sistemazione?
Almeno 850 animali in meno di due anni
Gli aggiornamenti mensili permettono di allargare molto la fotografia iniziale. Se nello scorso mese di luglio sono stati soppressi 39 animali, mettendo insieme gli elenchi recuperati da settembre 2024 il conteggio arriva ad almeno 850 individui soppressi nell’ambito della gestione delle specie, più di uno al giorno. Un numero che va letto come una soglia minima, non come un bilancio definitivo: a novembre 2025, per esempio, lo zoo indica alcune specie senza specificare quanti esemplari siano stati soppressi; a dicembre 2024, invece, per i ciclidi Paratilapia polleni viene indicato un individuo più altri 6,6 chilogrammi di pesce e manca il dato di gennaio 2025.
I numeri mostrano quanto possa variare, di mese in mese, la consistenza delle soppressioni soprattutto in concomitanza con le stagioni di riproduzione. Tra i casi più rilevanti, per il loro valore conservazionistico, ci sono animali appartenenti a specie minacciate o fortemente minacciate in natura. Particolarmente significativo è proprio il caso delle anatre di Bernier (Anas bernieri): nei dati recuperati compaiono almeno 39 individui nell’arco del periodo considerato. La specie, endemica del Madagascar, è classificata come vulnerabile e sopravvive in natura in popolazioni frammentate e sottoposte alla pressione della perdita degli habitat.
Tra gli animali presenti negli elenchi figurano inoltre il tamarino saltatore (Leontopithecus rosalia), specie minacciata, il cervo di Eld della Birmania (Rucervus eldii thamin), anch’esso minacciato, e il canguro ratto dalla coda a spazzola (Bettongia ogilbyi), classificato come in pericolo. Sono tutte specie per le quali gli zoo partecipano a programmi di conservazione e mantenimento di popolazioni di riserva. Ed è proprio questa sovrapposizione tra la finalità dichiarata di conservare una specie e la decisione di sopprimere alcuni dei suoi individui a rendere il caso di Zurigo particolarmente controverso.
Il caso dei dieci gelada
Un altro esempio calzante sono i babbuini Theropithecus gelada soppressi a marzo. «Prima della rimozione di 10 esemplari – si legge qui –, il gruppo di gelada dello zoo di Zurigo era composto da 48 individui. Questa misura si è resa necessaria perché le dimensioni del gruppo avevano causato crescenti conflitti e disordini tra gli animali». «Tali dinamiche di gruppo hanno sempre un impatto negativo sul benessere di tutti gli animali e non possono essere tollerate. Allo stesso tempo, è nostra responsabilità contribuire alla stabilità genetica a lungo termine della popolazione di gelada all’interno della comunità degli zoo europei. Ciò è possibile solo se si permette la riproduzione», ha dichiarato ai tempi il direttore dello zoo, Severin Dressen.
Il caso dei cuccioli di elefante
Ovviamente quelle della gestione per la specie sono solo una parte delle soppressioni avvenute negli ultimi mesi allo zoo: vanno di pari numero anche quelle per motivi medico-sanitari. A far discutere è stata in particolar modo la soppressione di un elefante africano il giorno dopo la sua nascita. L’elefantessa Indi, 40 anni, lo ha dato alla luce il primo giugno di quest’anno dopo una gravidanza durata circa 19 mesi. Il parto, secondo quanto comunicato dallo zoo, era avvenuto senza complicazioni. Il problema è emerso subito dopo: il piccolo tentava ripetutamente di alzarsi, ma non riusciva a sostenere il peso del corpo sulle zampe posteriori e dopo circa 24 ore, lo zoo ha deciso di sopprimerlo. «Insieme ad altre organizzazioni per la protezione degli animali, chiediamo allo Zoo di Zurigo di porre immediatamente fine al proprio programma di riproduzione degli elefanti – ha dichiarato in esclusiva a La Zampa Audrey Delsink, esperta di conservazione degli elefanti e direttrice dei programmi per la fauna selvatica di Humane World for Animals South Africa –. Con la sua morte, il numero di elefanti deceduti allo Zoo di Zurigo nell’ultimo decennio è salito a undici. Particolarmente preoccupante è il fatto che tutti i cuccioli di elefante nati allo zoo in quel periodo non siano più in vita. Continuare a far riprodurre elefanti destinati a rimanere in cattività, nonostante tutti i cuccioli nati allo zoo negli ultimi dieci anni siano morti, non può essere presentato come un successo in termini di conservazione della specie».
Il paradosso dell’insetto stecco
A marzo sei insetti stecco vellutati peruviani sono stati soppressi perché in soprannumero. La specie, conosciuta anche come Peruphasma schultei, è originaria di una piccolissima area della Cordillera del Condor in Perù ed è classificata come in pericolo critico di estinzione. Si tratta di un insetto che raggiunge dimensioni di pochi centimetri, allevato in cattività in tutto il mondo, tant’è che il Phasmid Study Group, organizzazione internazionale specializzata nello studio e nell’allevamento dei fasmidi, lo indica come una specie relativamente facile da mantenere. Questo non significa, naturalmente, che fosse automaticamente disponibile una struttura idonea pronta ad accogliere i sei esemplari di Zurigo. Né le informazioni pubbliche consentono di sapere quali strutture siano state contattate o quali trasferimenti siano stati presi in considerazione. Ma i fatti ci dicono che nonostante altre opportunità questi animali sono stati comunque soppressi. E lo stesso vale per i più di 100 porcellini d’India soppressi in due anni, che sarebbero potuti esser dati facilmente in adozione.
Le regole europee sulla gestione delle popolazioni
La gestione delle popolazioni negli zoo europei non avviene, almeno per le specie inserite nei programmi coordinati, in modo completamente autonomo. Lo Zoo di Zurigo fa parte dell’Associazione europea degli zoo e degli acquari, Eaza, che coordina programmi di gestione per centinaia di specie attraverso gli Eep, gli Eaza Ex situ Programmes. Ogni programma ha obiettivi specifici e viene seguito da un coordinatore e da un comitato di esperti. Le decisioni su quali animali dovrebbero riprodursi, essere trasferiti o, al contrario, non riprodursi vengono elaborate sulla base di dati genetici e demografici dell’intera popolazione. L’obiettivo dichiarato è mantenere nel lungo periodo popolazioni sane e vitali, evitando sia la perdita di diversità genetica sia una struttura demografica che diventi insostenibile. I documenti dell’Eaza affrontano esplicitamente anche la cosiddetta “management euthanasia”. L’associazione precisa però che la pratica non è obbligatoria: la stessa filosofia parte dal presupposto che la gestione di una popolazione non possa limitarsi a far nascere continuamente nuovi animali senza avere una prospettiva per il loro futuro. Le raccomandazioni dei programmi possono quindi riguardare la riproduzione, il trasferimento o la permanenza di un animale nella struttura in cui vive. Le regole Eaza quindi non stabiliscono che ogni animale «in eccesso» debba necessariamente essere soppresso. Al contrario, sottolinea che i suoi programmi lavorano attraverso raccomandazioni coordinate su riproduzione e trasferimenti e che ogni struttura deve assumersi la responsabilità delle decisioni che riguardano la salute e la sostenibilità dell’intera popolazione.
La contraddizione della conservazione
Gli zoo si presentano come luoghi impegnati a proteggere specie che rischiano di scomparire in natura. Eppure, in alcuni casi, proprio all’interno dei programmi creati per conservarle, alcuni individui sani possono essere soppressi perché non più necessari all’equilibrio della popolazione ospitata in cattività. Insomma, il fatto che un animale appartenga a una specie minacciata non significa che ogni singolo individuo debba necessariamente essere mantenuto in vita a prescindere. L’obiettivo dichiarato è garantire la sopravvivenza della specie nel lungo periodo e non necessariamente conservare ogni singolo animale. Ma è anche il punto in cui il paradosso diventa più difficile da spiegare all’opinione pubblica. La differenza, per i sostenitori di questa pratica, sta tra la vita del singolo e la sopravvivenza della popolazione. Per i suoi critici, invece, il problema è proprio questo: prima di decidere che un animale sano debba esser condannato a morte forse andrebbero esplorate fino in fondo tutte le possibilità alternative per salvargli la vita, ancor di più se appartiene a una specie a rischio d’estinzione.