Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  agosto 31 Lunedì calendario

Ranucci: “Io in politica? Non escludo nulla”

L’uomo sembra abbacchiato, come un torero stanco che infine entra nell’arena, e non vuole altre rotture di scatole. Accolto da 3mila, forse 4mila persone, arrivate da tutta la Sardegna proprio per lui, all’anfiteatro nuragico di Florinas, a vedere l’ex conduttore di Report, valutandone prestanza, umore, grado di arrabbiatura. E come vi sembra, questo Sigfrido Ranucci? «Stanco, ci pare», fa una di Sassari. «Dovrebbe candidarsi», dice uno da Cagliari, e poi arriva lui, a rassicurare il suo pueblo: «Continuerò la mia battaglia per i diritti delle persone», e con largo gesto del braccio indica gli spettatori del suo “Diario di un trapezista”. E a chi gli domanda se intende farlo candidandosi alle politiche, risponde: «In qualunque forma, non voglio escludere nulla per portare avanti le mie battaglie. Ma chi vuole che mi chiami?».
«E Lavitola?», «e la Rai?», ma qui lui se ne va dietro il palco, aspettando con pazienza che il coro maschile di Florinas finisca di cantare “Sedule giovanile”. Tristezza, eh. E così nel pomeriggio, quando è arrivato in paese per il sopralluogo, e poi le prove dello spettacolo, che conclude il festival “Florinas in giallo” (e agli organizzatori che lo aspettavano sotto il solleone, confidava «l’ultima volta che ci siamo visti ero il conduttore di Report, ed oggi, eccoci qua»). Tristezza. Poi, l’arrabbiatura delle varie telefonate fatte nel pomeriggio, dove più che il torero di un tempo sembrava il toro infilzato dalle banderillas, che allora scansatevi tutti: «La Presutti… Ha fatto il doppio gioco. Sapeva di essere conduttrice mentre fingeva di promuovere comunicato di solidarietà per me. Una mentitrice», e così castiga la giornalista che prenderà il suo posto. Ma ne ha pure per Piervincenzi: «Nel 2019 ha condotto un programma chiuso dopo share infausti: stava intorno al 2,8%».
E poi, «io un mestiere ce l’ho, non smetterò di farlo, ho sempre cercato di farlo per abbattere ingiustizie, diseguaglianze, abusi di potere. Ma io parlo di cose concrete, anche semplici: delle esigenze delle persone fragili, o di quelle con disabilità per le quali il governo ha tagliato i fondi, o per i figli dei detenuti. Non lo dico per dire, mia figlia presta servizio sociale in questo settore. Questo continuerò a farlo. Se non me lo faranno fare più in Rai, lo farò comunque in qualunque altra forma». E questa Rai ormai matrigna, con cui si sfiderà a battaglia (in tribunale), e il “suo” Report, «il disegno è sempre stato quello di eliminarlo, e contemporaneamente cercare di fare un Report di destra». Ma «non essendo riusciti, hanno smembrato e distrutto quello vero».
E lui, «epurato». Non demansionato, la «mia è un’epurazione di matrice politica». E seguendolo nel suo ragionamento, si capisce che i grandi nomi della televisione si sono guardati bene dall’accettare un posto lasciato libero da un atto di estromissione «senza fondamento, senza motivazione». Perciò si è arrivati alla doppia nomina Presutti-Piervincenzi, che definisce «mediocri», perché «tecnicamente», lui dice, «non sono mai stati né autori di inchieste alla Report, né conduttori». Ed è soprattutto sulla prima che picchia duro, che da Lavitola «non ci è andata una sola volta, da quanto risulta dalle chat. È stata più volte da lui, a parlare con Lavitola di progetti e di inchieste. Io non ne sapevo nulla. Mai è andata a nome mio. Se lo dice, mente».
Dunque, volano non solo stracci, ma anche altre sostanze sgradevoli, e a questo punto «credo che la battaglia legale sarà l’unico argine alla distruzione di Report». E lui lo aveva sempre pensato, e detto al suo team, come confida in questi giorni agli amici: «Se fanno fuori me non è che decidono insieme a voi chi sarà il successore. Ma passano con la ruspa». E sulle divisioni della sua redazione, ora esplose e pubbliche, risponde «io ho sempre guardato la luna, e non il dito. Perché non sempre ci sono mai rapporti idilliaci tra colleghi che vogliono tutti, legittimamente, la massima esposizione e valorizzazione. Ma adesso mi stanno chiamando anche colleghi della redazione con cui da mesi non ci sentivamo».