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 2026  agosto 30 Domenica calendario

Fedorov, Vannacci scatena la campagna filorussa

Che il campo del centrodestra italiano non fosse tutto filo-ucraino, e anzi fosse ben popolato di influenti personaggi filorussi, si sapeva. Ed è noto che anche parlare di un occidente unico è diventato molto difficile da quanto Donald Trump ha preso a scagliarsi non solo contro l’Europa ma anche contro quelli che si pensava fossero i suoi amici in Europa, per esempio la premier italiana Giorgia Meloni. In questo quadro così frastagliato, sia interno sia globale, l’iniziativa di Guido Crosetto – prendere come advisor della Difesa italiana un ex ministro ucraino della difesa, Mikhailo Fedorov – ha suscitato non solo una forte ostilità, latente o palese, tra i filorussi. Ma anche una controffensiva non limpidissima.Lasciando stare per ora quella latente, dei salviniani, quella palese si è manifestata fin dalla mattina dall’esterno, quando il generale Roberto Vannacci ha iniziato a chiamare a raccolta le sue truppe online con un post sarcastico: «Dopo Fedorov consulente del Ministero della Difesa ci troveremo Zelensky consulente del Ministero dell’Economia e delle Finanze, per la sua dimostrata capacità di accaparrarsi i miliardi del mondo occidentale». «Seguendo lo stesso criterio, potremmo affidare la lotta alla droga a un capo dei narcos, la sicurezza informatica a un gruppo di hacker e la parità tra uomo e donna a un integralista islamico», gli è corso subito dietro il deputato di Futuro nazionale, Domenico Furgiuele.Vannacci si sente forte al punto da rilanciare non solo gli attacchi alla linea filo-ucraina, ma anche quelli personali al ministro della Difesa italiano, figura storicamente agli antipodi rispetto a quella del generale che ama così tanto Mosca. Le parole di Vannacci peraltro non coglievano un elemento abbastanza evidente, e cioè che Fedorov rappresenta una polarità politica differente, rispetto a Zelensky, nelle dinamiche interne a Kyiv: ossia è uno di quelli che non vedrebbero del tutto male un qualche percorso elettorale, magari per uscire dalla guerra e dal rischio di ulteriori mobilitazioni che la società civile non vuole (mentre Zelensky per i filorussi è l’ostacolo numero uno alla “pace"). Senza sottilizzare troppo, i vannacciani hanno scatenato contro Crosetto una serie di account anche piuttosto strani, purissima propaganda filorussa e antigovernativa, fatta spesso da account con uno o due amici, inattivi dal 2020, che ieri improvvisamente si sono destati per scagliarsi contro il ministro italiano. Il profilo di Carmela Benvenuto dava un po’ il tono di questi attacchi, sulla pagina del generale: «La nomina di questo nuovo parassita, pagato da noi italiani è, a mio avviso, uno schiaffo da parte del ministro alle nostre Ffaa. Poi, inoltre, mi chiedo: non abbiamo esperti italiani nelle Ffaa??? Sono sicura di sì, avendo lavorato per oltre 40 anni nella Difesa». Con forti elementi di disinformazione alla russa: ossia che Fedorov verrà pagato. Cosa che non è: Fedorov sarà advisor gratuito.Dinamiche online, esterne alla maggioranza? Fino a un certo punto. Perché in gioco non c’è solo il futuro politico di Vannacci, ma la sfida dentro il centrodestra tra la capacità di lobbying (e di attacchi online) della propaganda pro russa, italiana o direttamente russa, e una linea istituzionale e filo-ucraina, che ci tenga comunque integrati nei processi Nato, per quanto politicamente divisa sia l’Alleanza. Vannacci è poi un esterno al governo, ma che qualcuno, anche con un suo peso nel partito della premier, vorrebbe alleato, come per esempio il vice ministro degli Esteri Edmondo Cirielli, che giovedì scorso andava dicendo: «Spero si possa governare con Vannacci. Gli chiederei se vuole fare il ministro, quali responsabilità intende assumersi». Cirielli subito freddato, va detto, dalla stessa maggioranza di Fratelli d’Italia. Quella che evidentemente benedice l’operazione Crosetto-Fedorov, che Meloni ha avallato.Sarà il tempo a dire se nel centrodestra è più isolato Guido Crosetto o il generale che amava frequentare i salotti di Mosca e adesso chissà, sogna di sedersi alla tavola principale della coalizione romana. Senza capire che Fedorov è sì il mago ucraino di droni e robotica, ma è anche l’uomo più vicino a una serie di giganti tecnologici, da Elon Musk a Peter Thiel e Alex Karp, che certamente preferirebbero chiudere in qualche modo la guerra russo-ucraina, magari a condizioni non sgradite a Vladimir Vladimirovic Putin, e alla Silicon Valley devota a Trump.