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 2026  agosto 30 Domenica calendario

Benzina troppo cara, bikers in rivolta

Il rombo della “Road Glide Special” è una sinfonia senza tempo. Ogni sgasata è uno scatto verso l’orizzonte. Il valore di mercato di questa Harley Davidson del 2013, una “Hog” con cilindrata da 1. 600, è compreso tra i 15 e i 18 mila dollari. A impreziosirla sono 7-8 mila dollari di accessori, dallo stereo nautico alle casse maggiorate, passando per il trionfo di cromature. Il domatore di questo “purosangue nero” è Giorgio, centauro romano che vive negli States da oltre trent’anni. In sella con lui maciniamo chilometri sulla superstrada intitolata a F. D. Roosevelt, seguendo la colonna di motociclisti che, come ogni domenica, si ritrovano a Piermont, a nord di New York.Tra loro ci sono tanti sostenitori di “The Donald”, come viene chiamato qui il presidente degli Stati Uniti. Sono le anime del movimento “Biker for Trump”, nato nel 2016 a Cleveland, Ohio, durante la Convention repubblicana che incoronò il tycoon. Da allora rappresentano il servizio d’ordine informale dei Maga. Anche in questa enclave di duri e puri trumpiani cresce il malessere per il caro benzina. È l’effetto della guerra Usa-Iran che si insinua nelle pieghe dell’America profonda. «Da marzo i miei costi sono raddoppiati. C’è solo una persona a cui dare la colpa: Donald Trump – dice Giorgio –. La moto vuol dire libertà e lui così ce la sta levando».Con il gallone di benzina (3, 89 litri) sopra i quattro dollari, il prezzo del carburante è diventato un tema politico oltreché economico. Lo Stretto di Hormuz, che Trump ha ridisegnato sulle mappe come territorio a stelle e strisce, continua a condizionare l’economia del pianeta. Lo stallo dei negoziati tiene sotto pressione il mercato del petrolio e il primo effetto si vede alla pompa. «Questa creatura “beve” solo benzina premium – dice Steve, accarezzando la sella della sua Husqvarna 701 –. Significa spendere oltre cinque dollari al gallone. Trump ci ha tradito».C’è chi, però, continua a difendere il presidente Usa. «La colpa è delle compagnie petrolifere che stanno speculando. Tra un mese o due i prezzi scenderanno di nuovo – è la tesi di Pete –. Penso che il presidente stia facendo quello che deve, per me non è cambiato nulla». Mike invece allarga il ragionamento: «Spero che tutto questo finisca presto perché è un problema per il mondo intero».A tradire consapevolezza delle spaccature che si stanno consumando tra i “suoi” biker è lo stesso Trump. Durante un briefing alla Casa Bianca, il presidente ha dichiarato che gli Hells Angels sono «le persone più dolci della Terra». Parole al miele che stridono con la realtà: il nome degli “angeli dell’inferno” è sovente associato dalle autorità federali ad attività criminali. Una “captatio benevolentiae”, quella di Trump, dagli effetti incerti: nonostante tutto, infatti, il gallone rimane lì, e le Midterm sono sempre più vicine.E così, il prezzo della crisi passa dai mercati finanziari alle Highway americane. Con Giorgio lasciamo la East Coast e ci avventuriamo verso l’interno, lungo la I-80 West, una delle strade più battute della Pennsylvania. Oggi il traffico è molto più scarso. Automobili e camion continuano a passare, ma il colpo d’occhio racconta un’altra America: quella che comincia a calcolare il costo di ogni spostamento.Il problema non riguarda soltanto chi viaggia “on the road”. La scarsità di carburante inizia a creare disagi anche nel trasporto aereo, specie negli scali minori. Le compagnie devono fronteggiare rincari e minore disponibilità di carburante, mentre i passeggeri si trovano davanti a cancellazioni, cambi di programma e biglietti sempre più salati. Eppure, gli americani non hanno rinunciato del tutto alle vacanze. Chi ha maggiore disponibilità economica continua a viaggiare, cambiando destinazione e scegliendo rotte considerate più sicure e affidabili. «Nel turismo, la crisi di Hormuz si inserisce in una dinamica di aumento dei prezzi già cominciata dopo il Covid», racconta Marco Evangelista, direttore commerciale Cti-Cisalpina Tours International. Quali sono le mete più penalizzate? «Le Maldive: per arrivarci bisogna passare dal Golfo e, in questa fase, il fattore sicurezza è decisivo. Gli americani preferiscono le rotte sicure. L’Italia continua a essere tra le destinazioni più gettonate».La crisi di Hormuz si riflette anche sullo skyline di Manhattan. «Da una parte, c’è l’incertezza legata all’economia e al costo dell’energia, dall’altra, i tassi dei mutui restano elevati, specie con la recente impennata dei rendimenti obbligazionari – è l’analisi di Ricky Ravasini, agente immobiliare newyorkese –. Il risultato è un mercato delle compravendite lento». Chi non può acquistare cerca una soluzione più immediata: l’affitto. Ma anche qui il conto è salato: per un appartamento di circa 150 metri quadrati nel Meat Packing District si può arrivare a sborsare 28 mila dollari al mese. Per negozi e attività commerciali le dinamiche sono le stesse, tra canoni impegnativi e costi di gestione più cari.Benzina e comparto immobiliare sono infine i fattori di traino dell’intera filiera inflazionistica, così il caro vita ricade anche sui generi di prima necessità. Una “slice” di pizza è aumentata in media del 20 per cento, così come l’iconico hot dog venduto dai carretti ai margini di Central Park, pasti ricorrenti per un’ampia fascia di cittadini, specie meno abbienti. Nel frattempo, attraversando con Giorgio e la sua Harley le Street e le Avenue di Manhattan, notiamo che pub e coffee shop praticano una sorta di austerity sulle aperture. Immagini di altri tempi che spengono le luci alla città che non dorme mai.