Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  agosto 29 Sabato calendario

Benzina alle stelle e speculazioni, così rincarano frutta e verdura

Per fotografare il carrello della spesa con un prodotto, basta prendere un pomodoro da sugo. Un ortaggio stagionale che, in estate, regna nella cucina di tutti gli italiani. Il suo prezzo massimo all’ingrosso, a fine luglio, si attestava a 1,70 euro al chilo sul mercato di Milano, appena 90 centesimi a Roma e Napoli. Eppure, alla cassa, un consumatore può aver sborsato fino a cinque euro nel capoluogo lombardo e fino a quattro nella Capitale. Solo i napoletani lo hanno portato a casa con 2,55 euro.A soffiare sui prezzi della tavola c’è, come noto, il combinato disposto di caro energia, caro carburanti e minore resa di alcune coltivazioni per il caldo record e gli eventi estremi. Dove si profilano i rincari per l’autunno? Secondo Federconsumatori, i prodotti a rischio sono i beni alimentari di largo consumo, su cui pesa di più la logistica: «In Italia, oltre l’86% dei prodotti è trasportato su gomma. Poi, ci sono i prodotti in serra». L’Osservatorio nazionale Federconsumatori registra aumenti di oltre il 9,8% per le zucchine e del 16% per le melanzane. Anche per le insalate l’incremento supera l’8%. «Chiediamo controlli severi contro i fenomeni speculativi sui carburanti, non solo perché incidono direttamente sulle tasche delle famiglie ma hanno un forte impatto sulla determinazione di tutti i prezzi dei beni, specialmente agroalimentari. Il rischio di una forte perdita di potere di acquisto delle famiglie è all’orizzonte, visto anche il forte rincaro dell’energia e del riscaldamento previsto per l’autunno» rimarca l’associazione. «In Italia, ogni volta che si verificano emergenze legate a carburanti, energia o maltempo, puntualmente si registrano fenomeni speculativi con rincari ingiustificati dei prezzi al dettaglio» sintetizza Gabriele Melluso, presidente Assoutenti. «Oltre al rincaro provocato da un evento, i consumatori pagano anche quelli frutto di mera speculazione. Fenomeni che avvengono lungo la filiera: non a caso, di recente, anche l’Antitrust ha avviato un’indagine per capire l’entità e l’effetto sulle tasche degli italiani».Ma se i consumatori piangono, i produttori non ridono. «Il prezzo del gasolio agricolo è agevolato ma è salito da 0,85 euro al litro a gennaio a 1,50 euro dopo lo scoppio della guerra in Iran» spiega Stefano Mangiante, titolare dell’azienda agricola di famiglia Serra Madre a Ostia Antica. «Noi produciamo trenta articoli diversi fra frutta e verdura ma non abbiamo problemi perché vendiamo direttamente al pubblico. Però, oggi, ho ricevuto una fattura con 40 euro di adeguamento costi di trasporto per la consegna dei fertilizzanti. Mai successo prima».Da parte loro, i trasportatori si difendono. «Se a gennaio faccio un contratto, concordo un prezzo annuale» argomenta Michele Santoni, presidente nazionale di Cna-Fita. «Ma il caro-carburante ci sta presentando un conto di 15-20 mila euro extra annui da accollarsi per ogni mezzo». Poi, c’è il caldo record. Il bilancio provvisorio di Confagricoltura stima danni tra 1,5 e 2 miliardi di euro, con cali del 5-10% per la frutta estiva e alcuni ortaggi. Ma i prezzi dei prodotti agricoli sono risultati inferiori del 10,1% rispetto a luglio 2025, mentre i costi di produzione sono aumentati del 4,5%. «Crescono i costi energetici per le serre o la refrigerazione» chiarisce Vincenzo Lenucci, direttore dell’area economica del Centro Studi di Confagricoltura. «Ma un altro problema è la riduzione della produzione o della sua qualità, per esempio con una pezzatura inferiore. Poi, c’è la concentrazione di prodotti in poco tempo: molti sono stati costretti alla raccolta tempestiva».Secondo l’analisi di Coldiretti, su dati Ismea, per ogni euro speso dai consumatori in prodotti alimentari freschi e trasformati, in media, appena 15 centesimi vanno agli agricoltori. Fra i prodotti toccati dai rincari ci sono, per esempio, il cetriolo e le zucchine. «Per i primi, si sta verificando l’aborto dei fiori: a causa del caldo, il fiore non diventa frutto e dunque cetriolo. La resa di una pianta è di circa il 30% in meno» evidenzia ancora Stefano Mangiante di Serra Madre. «Lo stesso per le zucchine: prima producevano per tre mesi, ora se arrivano a 45 giorni è già un miracolo. Così, i costi non ripagano gli sforzi e molti non le raccolgono. Certo, al supermercato il prezzo non si abbassa mai». Timori per l’autunno? «C’è una cascola precoce di olive dove si è irrigato poco» racconta Paolo Di Gaetano, titolare di un oleificio in Toscana dal 1979. «Noi abbiamo potuto farlo ma ci sono vincoli da rispettare e costi. Anche le pompe vanno a gasolio o elettricità. I margini diventano troppo risicati. E non tutti resistono».