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 2026  agosto 29 Sabato calendario

La corsa del Big Tech americana, ora vale più dell’Europa

Con oltre 440 miliardi di dollari aggiunti in una sola seduta e una capitalizzazione salita giovedì in chiusura a 5.517 miliardi, Nvidia porta i numeri dell’intelligenza artificiale fuori dai confini dell’analisi societaria per proiettarli nella dimensione della macroeconomia. Il gruppo che progetta i chip sui quali poggia l’infrastruttura dell’AI vale più del Pil annuale della Germania e circa una volta e mezzo il debito pubblico italiano. Ieri, nelle prime ore di contrattazione, il titolo ha perso slancio, ma conservava una capitalizzazione superiore a 5.400 miliardi. Il valore raggiunto e la rotta verso quota 6 mila miliardi segnano un cambio di passo: non soltanto per le dimensioni dei giganti tecnologici, ma per la velocità con cui continuano ad aumentare.
Ieri a metà mattinata a New York (le 17.30 a Milano) le Magnifiche Sette – Nvidia, Apple, Alphabet, Microsoft, Amazon, Meta e Tesla – valevano insieme 23.885 miliardi di dollari, 855 miliardi in più del Pil dell’intera Unione europea stimato dal Fondo monetario internazionale per il 2026. Sono grandezze diverse, ma il confronto ne rende visibile la misura. Apple vale più del Pil del Regno Unito, Alphabet più di quello francese, Microsoft supera il Pil italiano e Amazon quello spagnolo del 39%. Meta ha oltrepassato l’economia dei Paesi Bassi e Tesla quella svizzera. Nvidia, da sola, vale oltre cinque volte tutte le società del Ftse Mib.
La velocità dell’aumento emerge dalla progressione. Apple, fondata nel 1976, ha impiegato 42 anni per raggiungere il primo trilione di dollari nell’agosto 2018; Microsoft 44 anni, fino all’aprile 2019. Ad Apple sono poi serviti altri due anni per raddoppiare. Nvidia, quotata nel 1999, ha atteso 24 anni per superare i mille miliardi nel maggio 2023, ma appena 9 mesi per arrivare a 2 mila e altri 4 mesi per toccare quota 3 mila nel giugno 2024. Nel luglio 2025 ha infranto la barriera dei 4 mila miliardi e tre mesi più tardi quella dei 5 mila. Il rialzo di giovedì ha aggiunto 442 miliardi.
La corsa di SpaceX racconta un’ulteriore accelerazione. Valutata 350 miliardi a dicembre 2024, la società di Elon Musk è arrivata all’Ipo di giugno a 1.770 miliardi, ha superato i 2 mila miliardi al debutto e ieri ne valeva 1.860: quasi il 90% del Pil del Messico.
L’esplosione delle capitalizzazioni si collega a un altrettanto eccezionale incremento dei loro profitti. Nei 91 giorni fra aprile e giugno le Magnifiche Sette hanno registrato utili netti per 317 miliardi di dollari: quasi 3,5 miliardi ogni 24 ore. Gli otto maggiori produttori petroliferi quotati si sono fermati a poco più di 90 miliardi; le principali banche italiane a 7,6 miliardi. Nella gara degli extraprofitti le Big Tech vincono per distacco.
Forti di questa redditività, i giganti tecnologici hanno avviato piani di investimento nell’intelligenza artificiale che quest’anno sfioreranno gli 800 miliardi. E conservano un cuscinetto sufficiente ad assorbire perfino sanzioni e controversie miliardarie. Meta ha appena accettato di pagare fino a 17 miliardi per chiudere negli Stati Uniti le cause che l’accusavano di alimentare la dipendenza dei minori dai social. Dall’inizio del 2026 il gruppo di Facebook e Instagram ha già incassato oltre 42,6 miliardi di utili.
I risultati delle Big Tech stanno spingendo la profittabilità dell’America Inc ad aggiornare un record dopo l’altro. Secondo le proiezioni del Bureau of Economic Analysis citate dal Financial Times, quest’anno gli utili ante imposte toccheranno 4.827 miliardi, il 18% del reddito nazionale americano. Il denaro alimenta investimenti e remunerazioni di azionisti e manager, molto meno quelle dei dipendenti. Nel secondo trimestre la quota della ricchezza finita ai salari è scesa al 52,9%, il minimo dal 1947. Negli anni Cinquanta General Motors, allora prima società di Wall Street, impiegava 600 mila persone. Nvidia ne conta poco più di 40 mila e trasforma in profitti oltre il 60% dei ricavi, saliti a 96 miliardi nel trimestre. Lo squilibrio fra remunerazione del capitale e lavoro potrebbe aggravarsi se l’AI e i robot manterranno la promessa, o la minaccia, di sostituire il lavoro umano in un numero crescente di mansioni.