Corriere della Sera, 29 agosto 2026
Breve biografia di Giulia Presutti
Da Report ha imparato «tutto, professionalmente tutto». Giulia Presutti, 36 anni, studi classici, passa dal campo allo studio, nel solco di quel giornalismo d’inchiesta che è stato il filo rosso della sua carriera. Dal 2018 inviata del programma Rai, con l’ultima decisione dell’azienda è stata promossa alla co-conduzione dalla prossima stagione. E lo ha fatto classificandosi prima nel concorso interno.
Giornalista professionista, Presutti si è formata presso la Scuola di Giornalismo radiotelevisivo di Perugia e ha svolto un primo stage aRaiNews24. Uno dei primi grandi riconoscimenti al suo operato arriva con «Un tratto della tratta», inchiesta sulle reti criminali che gestiscono il traffico di esseri umani e il viaggio dei migranti eritrei verso il Nord Europa, con la quale diventa finalista dell’edizione del 2016 del Premio Roberto Morrione per il giornalismo investigativo. Lavora poi nella redazione di Nemo – Nessuno escluso, su Rai2, e si trasferisce quindi a Londra per collaborare con Nbc News.
Nel 2017 entra nella squadra di Report e l’anno successivo comincia la carriera da inviata, occupandosi di inchieste su immigrazione, povertà, lavoro e disuguaglianze di genere, ma anche su temi esteri, con esperienze in Iraq, Turchia e Russia. Tra i servizi più importanti che portano la sua firma spicca l’inchiesta sul caso dello sparo di Capodanno con la pistola del deputato Emanuele Pozzolo.
Se esiste una sorta di «linea Report», Giulia Presutti può dirsene esperta e interprete. Ma conosce anche la precarietà di chi quel giornalismo lo realizza: ancora nel 2025 raccontava di lavorare con contratti rinnovati di anno in anno. Rispondendo alla domanda su cosa significhi lavorare per un programma d’inchiesta e su quali sono negli anni le difficoltà incontrate come professionista, Giulia rivela quello che è il suo credo professionale: «Quando andiamo a intervistare qualcuno dobbiamo essere più preparati dell’intervistato. E con una donna, magari giovane, se lo aspettano ancora meno»