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 2016  luglio 12 Martedì calendario

Cesare Battisti, un patriota al patibolo

Cesare Battisti venne strangolato, non già impiccato, perché era questo il destino riservato ai traditori. Il boia, Josef Lang, convocato apposta da Vienna, ucciderà Battisti con metodica efficienza. Il carnefice è un omone corpulento, con una bombetta in testa. Ricorda vagamente Oliver Hardy.Battisti sceglie di arruolarsi con gli alpini a quarant’anni, un anno prima della morte, per la libertà e l’unità d’Italia e fa della bellezza morale il tratto di tutta la sua vita.Socialista e patriota, quindi schierato dalla parte dei sofferenti e per la nazione, diventa giornalista, politico e viene eletto deputato al Parlamento di Vienna. Ben presto però sceglie di battersi per ottenere l’autonomia amministrativa del Trentino e la nascita di un’università italiana a Trieste.Dedica ottanta comizi in giro per la Penisola perorando la causa dell’interventismo nella Grande Guerra per liberare (secondo il pensiero irredentista dell’epoca) il Trentino dalle ingiustizie di un malgoverno straniero e per unire l’Italia, definendo “formidabile” la prospettiva del confine al Brennero.Poi delle gesta di Battisti si appropria anche la propaganda fascista. Merito, o colpa, anche di un suo vecchio compagno, un altro agitatore socialista con cui Battisti, già nel 1909, a Trento, aveva condiviso molte battaglie: Benito Mussolini. All’eroe irredentista s’intitolano strade, piazze, monumenti in ogni città d’Italia. Ma oggi, passato il tempo della retorica patriottica, Cesare Battisti per molti è appunto soltanto il nome di una via. Chi era dunque l’uomo che gli austriaci strangolarono cent’anni fa?Nato nel 1875 era stato, appunto, deputato al Parlamento di Vienna ma divenne presto, come il futuro Duce d’Italia, figura carismatica dell’interventismo. Girava l’Italia predicando la guerra contro l’Austria.Era di Trento e quindi suddito dell’impero asburgico. I trentini che si arruolarono volontari nell’esercito italiano furono pochi: solo 757 contro i 60 mila conterranei schierati sotto le insegne del Kaiser. Formalmente erano disertori. Perciò, quando Battisti venne fatto prigioniero in battaglia sul Monte Corno, la sua sorte era comunque segnata.Trasferito a Trento, nella fortezza del Buonconsiglio, viene subito processato e condannato a morte per alto tradimento.Prima di morire chiese dell’acqua da bere, gliela diedero sporca. Chiese d’essere fucilato come si deve al soldato italiano (catturato nella notte fra il 9 e 10 luglio sul Monte Corno di Vallarsa, oggi “Monte Corno Battisti”), anziché d’essere strangolato come un miserabile. Chiese di poter indossare la divisa con la quale aveva combattuto per oltre un anno. Chiese di radersi, di lavarsi. Gli negarono tutto e lo vestirono con abiti larghi per fargli fare la figura del pagliaccio, mentre la vittima cammina verso il patibolo."Caro fratello, mi hanno condannato a morte”, detterà il suo addio a uno scriba qualsiasi, perché al termine del processo all’imputato negano pure il diritto a scrivere l’ultima lettera. La sentenza sarà eseguita subito. “Mando a te il saluto estremo, che non posso indirizzare alla mia famiglia. Portalo tu, quando potrai, alla mia Ernesta, che fu per me una santa. Ai miei dolcissimi figli, Gigino, Livietta e Camillo, al nonno e alle zie, allo zio e alle mie sorelle, e alle loro famiglie. Io vado incontro alla mia sorte con animo sereno e tranquillo”. Al linciaggio degli affetti s’accompagna l’esibizione di un Battisti incatenato come un trofeo per le vie di Trento, che nel 1916 era ancora austriaca. “Hund!”, cane, gli urlano in tedesco mentre sfila, “vigliacco”, “disertore”.Morì, così raccontavano gli stessi austriaci, gridando in faccia al boia “Viva l’Italia”. Dopo la sua morte, un agente della Ras, compagnia di assicurazioni con sede nell’ancora asburgica Trieste, consegnò alla vedova, Ernesta Bittanti, un assegno di 10 mila lire. Battisti, rivoluzionario ma previdente, aveva stipulato una polizza contro i rischi della guerra. E il Kaiser saldava sempre i suoi debiti.