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 2026  agosto 28 Venerdì calendario

E riecco gli asset russi per Kiev

Ieri il Financial Times aveva in un’esclusiva una notizia che in realtà capita di leggere quasi ogni mese: quattro Stati – Svezia, Paesi Bassi, Spagna e Polonia – hanno scritto alla Commissione Ue di rilanciare gli sforzi per usare gli asset russi congelati in Europa (circa 200 miliardi di euro, la grandissima parte nella società belga Euroclear) per darli all’Ucraina perché possa continuare a combattere. La domanda che un cittadino dell’Unione dovrebbe farsi è: ma non abbiamo approvato a dicembre un prestito da 90 miliardi per questo stesso fine? A che servono questi altri soldi? Servono, perché c’è una faccenduola che a quel cittadino europeo non è stata ben spiegata: quel prestito biennale non basta a garantire che Kiev si tenga in piedi anche nel 2027. La stessa Ue ritiene, assai ottimisticamente, che il fabbisogno ucraino da coprire per il biennio in corso (il deficit totale tra spese normali e quelle militari) sia 137 miliardi: al momento, contando anche i prestiti del Fondo monetario internazionale e visto che gli Usa hanno chiuso i rubinetti, l’Ucraina sarebbe “corta” di una trentina di miliardi. In realtà il conto è ancora più salato. Le stime di Ue e Fmi si basano sull’assunto che la guerra finisca nel primo trimestre 2027, solo che non pare aria e gran parte degli Stati europei spingono invece perché il conflitto continui fino alla sconfitta della Russia: in questo caso il fabbisogno di Kiev sarebbe di circa 90 miliardi all’anno, il che significa che per il 2027 ne mancano 70-80 e quasi tutti dovranno venir fuori dall’Europa. Ecco perché ogni tanto qualcuno chiede di usare gli asset russi, che però sono russi e non si possono usare: lo dice il Belgio, che pagherebbe i danni di una causa scontata, lo dicono la Bce, il diritto internazionale e – si parva licet – il buon senso. E però senza soldi niente guerra e senza guerra non si può sperare di costringere la Russia alla resa e senza resa niente rimborso dei prestiti già versati a Kiev: “Un prestito di guerra rende inevitabilmente i suoi finanziatori interessati all’escalation del conflitto, perché una sconfitta significherebbe anche una perdita finanziaria”. L’ha detto il Papa? Gandhi? No, quel puzzone di Orbán (parlandone da vivo).