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 2026  agosto 28 Venerdì calendario

La Russia sfonda a est di Slovyansk

Nel giorno numero 1647 della guerra in Ucraina, anche se in pochi sono rimasti a contarli nel quinto anno di conflitto, Mosca sfonda, anche se solo con una parziale incursione, la simbolica soglia della fortezza di Kiev.
È avvenuto nella prima città a cadere in mano ai filorussi nel 2014: Sloviansk. Dopo essere stata riconquistata dai gialloblu nel 2014, è poi diventata uno dei siti più fortificati nella regione di Donetsk – un anello della catena che protegge il resto d’Ucraina dalle truppe tricolore che premono da Est lungo l’infinito, chilometrico fronte. Che le truppe di Mosca stiano avanzando contro la roccaforte strategica, che alcuni tratti della prima linea difensiva Slavyansk-Kramatorsk siano stati penetrati al fianco Est, anche se solo per una manciata di chilometri, lo ha riferito ieri il capo di Stato Maggiore Valery Gerasimov, in visita a sorpresa in uno dei centri di comando al fronte. A Kramatorsk invece si combatte nella zona dell’aeroporto. L’offensiva, secondo l’alto funzionario della Difesa, procede comunque in ogni direzione: l’avanzata russa, ha promesso, non rallenterà. Anzi, procederà “a ritmo incessante”. “Sul fianco sinistro, una parte delle forze del raggruppamento prosegue le operazioni offensive nei quartieri urbani di Alekseevo-Druzhkovka, uno dei principali punti di difesa del nemico nella direzione di Severodonetsk” ha aggiunto Gerasimov. Anche un’altra notizia diffusa ieri dagli uffici del Cremlino riguardava la mappa di guerra e gli armamenti impiegati, ma non strettamente la frontiera gialloblu. Che i russi adesso possano colpire oltre il confine di Kiev, lo ha chiosato ieri la portavoce del ministero degli Esteri russo: poiché l’esercito di Zelensky impiega missili a lungo raggio britannici Storm Shadow per colpire impianti energetici e raffinerie nel cuore del territorio della Federazione (in operazioni che il Cremlino bolla ufficialmente come “terrorismo”) allora “qualsiasi obiettivo militare e attrezzatura britannica in Ucraina e al di fuori di essa” diventa legittimo per i mirini russi.
A Bruxelles però nessuno ha mostrato timore per le parole della portavoce del dicastero diplomatico: non esiste – hanno assicurato fonti informate – “il rischio immediato di un attacco a Paesi europei e membri della Nato”; saranno solo “le azioni ibride che continueranno a verificarsi”. Anche il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha negato che siano vere le indiscrezioni dei media secondo cui il capo della Cia Ratcliffe sia stato otto ore a Mosca (durante una visita a sorpresa avvenuta martedì) per scongiurare eventuali operazioni militari russe contro Paesi dell’Alleanza. Si tratta di sciocchezze che “non hanno nulla a che vedere con la realtà”, con le intenzioni del Cremlino. “Putin non attaccherà la Nato”: non è preoccupato nemmeno Trump che con l’omologo russo ha riferito di aver parlato; Ratcliffe, ha detto, “incontra la sua controparte russa una volta ogni sei mesi o una volta all’anno”.
Non è in corso solo un’avanzata sul campo, ma anche ai tavoli negoziali: a suggerirlo ieri è stata una dichiarazione rilasciata dal capo dell’Ufficio presidenziale ucraino, Kyrylo Budanov. Le trattative sono “sospese”, ma non è escluso che riprendano e molto presto: anche a settembre; è quando ucraini e russi potrebbero tornare a incontrarsi, ma solo con i mediatori americani al tavolo. Perché, ha chiarito Budanov, “non possiamo fare a meno di loro”.
Puntano tutto su Gymnich – questo è il nome dell’incontro informale che terranno i ministri degli Esteri Ue martedì prossimo, dove ci sarà anche il ministro degli Esteri Sybiha – Svezia, Polonia, Olanda e Spagna che hanno chiesto all’Alta rappresentante Kaja Kallas e alla presidenza irlandese del Consiglio di riavviare il dibattito sull’uso degli oltre 200 miliardi di euro di asset della Banca centrale russa bloccati in Belgio. “Dovremo tornare su questo argomento” hanno scritto in una lettera congiunta “è nell’interesse di tutti noi farlo sulla base di un’analisi ponderata e approfondita”.