Il Messaggero, 28 agosto 2026
La solitudine del leone Sigfrido, abbandonato anche dai suoi
Che cosa fa adesso il romanzo di Sigfrido, si mette a sfidare addirittura la saga best seller dei Florio – si vedano i libri scritti da Stefania Auci: “L’alba dei leoni”, “I leoni di Sicilia” e “L’inverno dei leoni” – che è il racconto di una grande ascesa e di una rovinosa caduta ma il finale Ranucci lo intende modificare con il leone di Report che trionfa su tutti?
Ormai è scatenatissimo il nostro eroe e stasera porta il suo spettacolo teatrale del «Diario di un trapezista” proprio agli stabilimenti Florio di Favignana. Venite, signore e signori, il portento sbarca in Sicilia. E mette in scena la parabola non di una famiglia di leoni ma di un leone solitario, ormai abbandonato da tutti, convinto che sia proprio la solitudine la sua forza che lo porterà a vincere. Con quale strategia? Applicando il Metodo Califano inteso come Franco. Avverte infatti il leone di RaiTre: «Dovrei decidere di mettermi da parte, ma non lo faccio perché è quello che vogliono loro. Se hanno la coscienza pulita mi spostano loro. Come ha scritto Califano sulla sua tomba: non escludo un mio ritorno... anche da morto».
Non vuole decadere Sigfrido ma rilanciare: «Sono tranquillissimo», dice nel video appena pubblicato nelle stories di Instagram, parlando del suo futuro in Rai: «Sono 35 anni che sono in azienda, sono nato come assistente al programma e ho condotto il programma più importante della storia della televisione, in termini di inchieste ho fatto scoop nazionali e internazionali, lavoro nella trasmissione più premiata nella storia della Rai, sono il giornalista più premiato della storia della Rai, ho attraversato 240 querele senza portare un danno alla Rai, mantenendo alto l’onore della Rai. Ho messo, per fare tutto questo lavoro, a repentaglio l’incolumità mia e quella della mia famiglia. Ho conosciuto anche una squadra di giornalisti che saranno il futuro della Rai. Io ho la coscienza a posto. Gli altri?».
Gli altri lo hanno mollato, perfino Vauro lo specialista delle cause perse («Non sto dalla sua parte, ha partecipato al teatro delle vanità che ha sostituito il giornalismo") e i commenti a questo post di un ex campione della satira sinistrese sono per lo più anti-Ranucci e accusano Sigfrido di spalleggiare tuttora Lavitola. E Saviano? Anche lui è a dir poco freddo con il leone. Mentre la quasi totalità della sinistra e la gran parte dei suoi colleghi di Report lo hanno scaricato. Questi ultimi ora tifano Valesini come suo sostituto, pur di salvare se stessi e la baracca e hanno scritto una lettera riservata a Paolo Corsini, il direttore degli Approfondimenti Rai: siamo pronti a mandare avanti Report anche senza Ranucci.
Ma proprio perché è solo, Sigfrido dovrebbe leggere “La solitudine del satiro” di Ennio Flaiano. Nelle cui pagine può trovare parole così: «In questi tempi l’unico modo di mostrarsi uomo di spirito è di essere seri. La serietà come solo umorismo accettabile». Forse Sigfrido è solo anche perché non riesce ad essere serio. Ed è risibile affermare che il suo Report «è per la Rai come il Giubileo per la chiesa cattolica», o paragonarsi a Falcone e a Borsellino, o sostenere che esistono mandanti oscuri e addirittura «mandanti dei mandanti» – tra i quali non rientrerebbe a suo parere Lavitola che pure è reo confesso sulla bomba d’amore – e in questo guazzabuglio di nemici e autori della regia di un «piano globale» fa confluire Musk, Bezos, Bannon, Thiel, Trump, Netanyahu, Licio Gelli oltre che Palazzo Chigi. Su cui adesso viene fuori una vecchia chicca targata Sigfrido.
Il sito Esperia ha pescato un video del marzo 2024, nel quale egli collegò la cattura di Matteo Messina Denaro al compleanno Meloni. Non è uno scherzo romanzesco, è proprio così. Durante la presentazione del suo libro “La Scelta”, quello strapieno di conquiste femminili del leone, Ranucci parla della cattura del boss mafioso e delle dichiarazioni di Salvatore Baiardo. «Voi lo ricorderete Baiardo, è quello che ha anticipato in tivvù a Giletti – spiega Sigfrido in quella occasione – l’arresto di Messina Denaro e ha anche anticipato delle parole che personalmente, conoscendo alcuni aspetti della storia, mi hanno colpito. Perché lui parla del fatto che verrà arrestato e, alla domanda di Giletti “quando?”, risponde che ci sono date, al plurale, che parlano e che è un “regalino” fatto al nuovo governo». E prosegue Ranucci: «Questi due fatti che dice Baiardo in tempi non sospetti a me hanno acceso una luce. Perché poi quando verrà arrestato Messina Denaro? Verrà arrestato il 16 gennaio, cioè un giorno dopo l’arresto, 30 anni prima, di Riina. Ma il 16 gennaio voi sapete che data è? Non lo sapete? È il giorno del compleanno della Meloni. Allora, quando si parla di “regalino” al governo... ma io questo l’ho detto in trasmissione, a me ha colpito questo aspetto, perché vuol dire tutto, forse non vuol dire niente, ma vuol dire tanto».
A parte che Giorgia Meloni è nata il 15 gennaio del 1977 e non il 16 gennaio, non ci fa proprio una bella figura Sigfrido in questa vicenda. Ma ormai al leone scivola tutto addosso. Lui è l’eroe rimasto senza coro ma va avanti lo stesso. Il rumore più impressionante, in questa storia, non è quello della bomba, sembra essere quello delle sedie che si spostano lontano da lui.
Il quale confonde il vuoto che ha intorno per la prova della propria purezza e per la spinta alla propria superpotenza. Ci vorrebbe un amico (come canta Venditti), qualcuno che gli dica: «anche meno, Sigfri»!
C’è chi difende Report. Chi inneggia giustamente alla libertà d’informazione. Chi rivendica la lotta al potere. Ma a difendere il martire, il fustigatore, il trapezista, c’è soltanto lui. Perché un presunto eroe può essere minacciato, querelato, sorvegliato. Ma non può essere ingenuo. Non può sbagliare amicizia. Non può lasciarsi lusingare. Non può inoltrare i complimenti ricevuti, compiacersi della propria popolarità o immaginare, anche solo per un minuto, che il consenso televisivo possa diventare potenza politica. E uno che non spiega non è un vincente. Un giornalista che ha passato la vita a fare domande non può sottrarsi alle domande quando riguardano lui. La bomba doveva renderlo – secondo l’assurdo progetto attribuito al suo mandante cioè a Lavitola – ancora più visibile. Il risultato è che adesso tutti guardano Sigfrido ma solo per vedere l’effetto che fa e non sembra fare un bel effetto. «Non si può cancellare quello che uno è», dice uno dei Florio nella saga letteraria che li riguarda. Ma non si può neppure impedire che il passato passi e scimmiottare fuori tempo massimo una grandezza che non c’è più, anzi che non c’è mai stata.