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 2026  agosto 28 Venerdì calendario

Quella scuola in Nepal chiamata "La Stampa"

C’è un legame forte e particolare che lega i lettori de La Stampa agli abitanti di Rasuwa, la cittadina nepalese devastata ieri dall’improvvisa piena del fiume Bothe Koshi. E una delle scuole di questa cittadina si chiama persino “La Stampa – Specchio dei tempi”. Tutto è nato il 25 aprile 2015 quando un terremoto di magnitudo 7.8 colpì quasi tutto il Nepal. Ci furono 9.000 morti, soprattutto nelle province di Gorcka e Rasuwa, nella zona centrale del Paese. Specchio dei tempi lanciò subito una sottoscrizione che permise, in poche settimane, di raccogliere circa 350.000 euro che furono suddivisi in tre interventi principali: la ristrutturazione di un orfanotrofio di Katmandu e la ricostruzione di due scuole, quelle di Namche Bazar e quella appunto di Rasuwa. Due scuole che si erano sbriciolate sotto quella scossa anche per via della obsoleta tecnica di costruzione che prevedeva la semplice sovrapposizione di lastre di pietra, amalgamate col fango. A Namche Bazar, che si trova sulle pendici dell’Everest, ultimo paese prima dei campi base, la progressione dei lavori risultò particolarmente complessa: i sacchi di cemento venivano trasportati fin lassù in elicottero mancando collegamenti stradali con la capitale. Più rapido l’intervento a Rasuwa, che era invece collegata a Katmandu da una strada carrozzabile, percorribile in circa sette ore e con il superamento di due valichi posti ad oltre 3.000 metri. Il terremoto l’aveva colpita duramente, con il crollo di molte case soprattutto nel quartiere di Laharepauwa, dove si trovava una scuola con classi elementari e medie. Fondazione Specchio dei tempi, sul posto già la settimana successiva al sisma, fu coinvolta nella sua ricostruzione dall’associazione Nepal Scouts: in quel paese la protezione civile è infatti affidata agli scouts che sono strutturati in modo da far fronte a qualsiasi emergenza, anche attraverso figure professionali di spessore, tutte in ambito volontariato. Impressionante fu il rigore mostrato dai ragazzi con il fazzoletto giallo e verde al collo che presidiarono il cantiere per tutto il periodo dei lavori, offrendo anche collaborazione manuale nello spostare carichi o gestire la viabilità, resa complessa dalle fessure che il sisma aveva provocato sull’asfalto in tutta la zona. Preziosi, sul posto, anche le attività di alcuni volontari dal Gruppo Umana Solidarietà di Macerata, allora presieduto da Paolo Bernabucci: «La sinergia fra i nostri volontari e gli scout nepalesi – ricorda oggi – fu perfetta, consentendo di abbattere anche i tempi per la ricostruzione». Infatti la scuola di Rasuwa venne inaugurata il 16 marzo del 2016, appena dieci mesi dopo il terribile terremoto. E la gente del luogo la volle chiamare “Stampa-Specchio dei tempi” proprio in segno di riconoscenza per la rapidità dell’intervento. Un anno dopo sarebbe toccato anche alla scuola sull’Everest, la più alta mai costruita al mondo da una fondazione privata.Al momento non è ancora possibile conoscere la sorte della scuola di Rasuwa che, dalle prime notizie, avrebbe subito danni ma che sarebbe ancora in grado di ospitare famiglie che hanno invece perso la propria abitazione nella devastante inondazione dell’altro ieri.