Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  agosto 28 Venerdì calendario

Nel centro di Merano la tazzina vola a quota 2 euro

La tazzina di caffè sta diventando sempre più cara in molte città d’Italia. Il prezzo arriva persino a quota 2 euro in alcuni bar del centro di Merano. Ma anche a Bologna in alcuni locali sotto i portici la tazzina è arriva a 1,70 euro. Gli esercenti giustificano gli aumenti con il rincaro della materia prima all’ingrosso, i costi dell’energia sempre più alti e l’impatto dei cambiamenti climatici sulla produzione del caffè. Per fortuna esistono anche quelli che vengono chiamati “i resilienti della tazzina”, bar che tengono i listini fermi in area 1 euro, se non addirittura sui 70 centesimi.Un dato di fatto è che comunque il prezzo medio della tazzina in Italia è salito quest’anno a 1,29 euro, 25 centesimi in più rispetto al 2021. Un rincaro, del 24,2% in cinque anni secondo i dati del Centro di formazione e ricerca sui consumi (Crc), realizzato con Assoutenti sui dati ufficiali del Mimit. Secondo l’analisi Bolzano è la città più cara d’Italia, con una media di 1,51 euro a tazzina, seguita da Pescara con 1,49 euro. E non c’è solo il prezzo dell’espresso: in alcuni bar anche le varianti più richieste hanno un sovrapprezzo. Il decaffeinato, per esempio, può costare qualche decina di centesimi in più, così come il caffè macchiato, per il costo aggiuntivo del latte e della lavorazione.Secondo l’analisi, in tutto sono undici le province che hanno superato la soglia psicologica di 1,40 euro, da Ferrara a Trieste, da Padova a Udine: un asse quasi interamente settentrionale. All’estremo opposto, Messina si conferma la città più economica, con appena 1,06 euro, seguita da Catanzaro a 1,08. Sotto quota 1,20 euro resistono anche Aosta, Siracusa, Varese, Roma e Pistoia. Il divario è di 45 centesimi tra Nord e Sud che, moltiplicato per i consumi quotidiani di milioni di italiani, può pesa parecchio sul portafoglio.Ma dove si riesce ancora a bere un caffè con meno di 1 euro? Succede al bar «Fante di Cuori» di Cossato, nel Biellese. Qui l’espresso costa ancora 70 centesimi, vale a dire il prezzo degli ultimi trent’anni. I titolari spiegano di voler mantenere il caffè alla portata di tutti, anche a costo di rinunciare a una parte dei margini di guadagno. Anche a Torino, in corso Dante, il 61KF Cafè offre la tazzina ancora a 1 euro, un’eccezione in un mercato dove la soglia dell’euro è ormai sempre più difficile da trovare. Si tratta in ogni caso di una scelta sempre più controcorrente in un mercato dove sono rincarati i costi dell’energia, della gestione dei locali e della materia prima. L’aumento degli ultimi anni è spiegato dall’analisi del Crc non soltanto con la salita delle quotazioni della materia prima sui mercati finanziari (+130% negli ultimi tre anni) ma anche dalle tante spese che i bar devono affrontare. Non a caso le città che sono cresciute di più negli ultimi cinque anni sono anche quelle con i costi fissi più alti: Pescara (+49%), Parma (+41%), Bari (+39,5%) e Napoli (+37,8%). Sul fronte opposto, gli aumenti più contenuti si registrano ad Aosta (+6,7%), Cagliari, Biella e Reggio Emilia, tutte intorno al +15%.Il caro-tazzina sta lasciando il segno anche sulle abitudini. Secondo Assoutenti, nel 2026 le vendite di caffè in chicchi sono cresciute del 33%, complice il ritorno di molti italiani alla moka casalinga. Un trend che potrebbe, nel tempo, incrinare il primato dell’espresso al bar come rito quotidiano irrinunciabile. Resta da capire se i bar sapranno reggere la concorrenza della tazzina fatta in casa, o se il caffè al banco diventerà sempre più un piccolo lusso a geografia variabile.