la Repubblica, 28 agosto 2026
Non fatemi votare per quella sciagura delle primarie
Prima che si riapra la stagione che porterà probabilmente verso le elezioni, se dobbiamo pensare ai due partiti del centrosinistra che devono trovare un accordo sia per il programma elettorale, sia per la scelta del candidato premier, sia per essere supportati da altre forze politiche, possiamo dire che al momento stanno imbrogliando. E se siamo elettori di quella parte politica, allora possiamo dire che il Partito Democratico e il Movimento cinque stelle ci stanno imbrogliando.
Cosa significa? Al momento, stanno rimandando qualsiasi decisione perché fanno finta che ci sono delle strategie, degli accordi, dei ragionamenti che noi non capiamo ma dobbiamo fidarci, loro sanno cosa stanno facendo; ma in realtà stanno soltanto rimandando il momento in cui si scoprirà il disaccordo sulle questioni più significative.
Parliamo per esempio del candidato premier del centrosinistra. I candidati possibili sono appunto i due segretari del partito, Schlein e Conte. Nessuno dei due ha ragione di fare un passo indietro, non si riesce a immaginare in nessun modo che la Schlein dica: va bene il candidato premier sarà Conte; o che Conte dica: va bene il candidato premier sarà Schlein. Questo al momento è inimmaginabile, altrimenti sarebbe già accaduto. Ed è anche inimmaginabile, al momento, che facciano spazio a una terza persona condivisa che in questi casi è la soluzione sensata per mettere d’accordo le due parti di maggior peso della coalizione insieme alle altre. In passato, ci sono stati esempi notevoli.
E quindi l’unica soluzione che c’è davanti, e che è tutt’altro che una soluzione, sono le primarie. È l’unica soluzione perché è l’unica strada che permette non soltanto di conservare le differenze e i disaccordi, ma di renderli più evidenti. E quella allora si può percorrere, perché evita la resa dei conti.
È questo quello che servirebbe? È questo quello che gli elettori desidererebbero? Ne dubito.
Quindi i due candidati principali alle primarie saranno Conte e Schlein; di conseguenza, altra assurdità delle primarie, comincerà un periodo di campagna elettorale che non sarà divisivo quanto ora, ma ulteriormente divisivo, più profondamente divisivo. Perché in questa campagna per diventare leader della coalizione verranno messe in evidenza tutte le differenze che effettivamente ci sono tra i due leader e i due partiti, e si tenterà di fare una battaglia senza pietà per ottenere più voti dell’altro. E quindi invece di fare una campagna elettorale uniti, (e una sola!, che basta e avanza), si farà prima una campagna elettorale contro, e poi si dirà che, dopo essere stati incapaci di trovare un accordo e di fare un programma condiviso e di scegliere insieme un candidato premier, si farà una campagna elettorale entusiasmante e tutti uniti per battere la destra. Ma non potrà essere così perché queste divisioni che già ci sono, ora diventeranno più profonde, e questa coalizione peggiorerà.
Questo significa che il centrosinistra (perdonatemi, ma non riesco a chiamarlo campo largo, perché al momento è una definizione piuttosto ridicola) perderà le elezioni? No. Potrebbe anche accadere che le vinca, solo che accadrebbe come è già accaduto altre volte: non succederebbe per merito della coalizione di centrosinistra, ma per demerito della coalizione che ora governa il paese. E infatti da mesi tutti guardano alle divisioni e ai litigi dall’altra parte, per alimentare speranze che in autonomia è impossibile alimentare. Però poi, mettiamo che si vincano le elezioni, governare in questo modo, con partiti che hanno evitato il confronto in tutti i modi, sarà molto difficile. Ma i dirigenti politici dei due partiti dicono furbamente: vabbè, dopo si vede, dopo una soluzione si trova (se ci fosse, perché non trovarla subito?).
Governare vorrà dire trovare soluzioni a problemi urgenti in questo Paese, oltre a immaginare un futuro di cambiamenti e crescita. Governare significa trovare soluzioni coraggiose a problemi, come la sicurezza e l’immigrazione, sui quali la coalizione di governo ha da fornire molte soluzioni, che siano demagogiche, che siano propagandistiche e di difficile realizzazione, possiamo essere d’accordo. Ma che abbia trovato formule che possono rassicurare gli elettori, non c’è dubbio: hanno vinto le passate elezioni soprattutto per questo. Ora: è possibile che una coalizione di centrosinistra non sappia trovare regolamentazioni all’immigrazione, in modo molto diverso da quello del centrodestra, in modo che soprattutto accolga l’idea che in questo paese ci sia bisogno di persone che vengano a viverci e ci lavorino soprattutto negli anni futuri, ma allo stesso tempo abbia l’idea di una regolamentazione che non solo rassicuri gli elettori ma che renda sensato quello che potrà accadere? È possibile che non si trovi il modo di essere convincenti sulla sicurezza, in modo diverso dal centrodestra, così come sta finalmente succedendo negli Stati Uniti, in cui si è forse finalmente compreso che bisogna dare delle rassicurazioni serie e costruttive sugli stessi temi sui quali gli altri stravincono?
Michele Serra su queste pagine da mesi (e da anni) supplica i politici di centrosinistra di fare un accordo perché gli elettori dei vari partiti lo vogliono a tutti i costi. Io sono più scettico e penso che ci sia un gran numero di elettori del Partito democratico, del Movimento cinque stelle, di Avs e degli altri partiti di peso piuma che mettono paletti invalicabili a compromessi e accordi, e che quindi i partiti somiglino ai loro elettori più di quanto si creda. Ma la strada non è altra che questa. E quindi: la soluzione sarebbe quella di non fare le primarie perché sono l’errore più grande che si possa fare (e quindi si faranno); e fare il contrario di ciò che è stato fatto finora: smetterla di fare finta che ci accorderemo un giorno lontano, quando sarà opportuno farlo; smetterla di rimandare. C’è ancora tempo ma non più tanto: incontrarsi non per fare selfie ma per trovare accordi su un programma e sulla scelta di un candidato premier.
Ciò significa che se ci sono veti incrociati, si cerca un terzo nome, condiviso da tutti. Perché se in Italia questo nome non esiste, allora siamo messi male. Io non dirò che ho in mente almeno quattro o cinque nomi perché temo che dopo poche ore dall’uscita di questo articolo mi chiamerebbero i capi dei due partiti supplicandomi di dirglieli, perché a loro non viene in mente proprio nessuno tranne che sé stessi. Con un candidato condiviso, con un programma condiviso, a quel punto si può essere pronti alle elezioni, e a quel punto si punterebbe a vincere per merito, non pregando per i litigi degli altri. E gli elettori di centrosinistra andrebbero a votare una sola volta, e non due.La domanda però è: è possibile trovare un accordo prima di tutto fra queste due forze politiche? Inutile elencare gli elementi di sospetto, facilissimi, basta dirne uno di politica estera, e pare che crolli tutto. Quindi al momento, la risposta a questa domanda e a questa organizzazione semplice semplice è: no. Non si può fare, non si farà. È per questo che stanno imbrogliando, e aspettano e rimandano, perché sanno che non ce la faranno. E poiché la risposta è no, si faranno le primarie. E la conseguenza delle primarie è che vincerà uno dei due e perseguirà le proprie idee e il proprio programma, visto che ha vinto. E gli altri, quelli che hanno perso, parlo sia del candidato che perde le primarie, sia del partito che perde le primarie, sia degli elettori che perdono le primarie, dovranno seguire quello che considerano un nemico ancora più grande di quanto lo fosse prima delle primarie; devono accettare idee contro le quali hanno votato, devono accettare che non c’è stato compromesso né voglia di accordi. E devono votare lo stesso per quello che, paradossalmente, è un avversario più vicino degli altri.
Ma è proprio per questo che si fanno le primarie. Sono la soluzione che è stata trovata qualche tempo fa per fare quello che i partiti di centrosinistra amano fare di più: non lottare contro i partiti dello schieramento opposto, ma lottare contro i partiti della propria coalizione. Questa è la politica che è stata inaugurata molti anni fa, poco dopo la morte di Enrico Berlinguer.