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 2026  agosto 28 Venerdì calendario

Massimo Cacciari dice sì alla moschea di Mestre

«Chi stabilisce in cosa consiste l’integrazione? Venturini? Meloni? Schlein?». Non secondo il filosofo e opinionista Massimo Cacciari, che fu sindaco di Venezia per due mandati, dal 1993 al 2000 e dal 2005 al 2010. Classe 1944, oggi professore emerito all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, per Cacciari il nodo del dibattito sulla costruzione della moschea a Mestre, nel comune di Venezia, è proprio quello dell’integrazione delle comunità islamiche in Italia. Ed è un nodo politico. 
Cacciari, nella sua Venezia la comunità bengalese vuole la moschea. Ma il sindaco Simone Venturini ha chiesto loro più integrazione, dall’abbandono dei rifiuti al «proliferare di donne coperte da un velo integrale». 
«È pura barbarie, una regressione rispetto ai principi fondamentali della cultura europea, dal cristianesimo all’illuminismo. È allucinante che si misuri l’integrazione di qualcuno sulla base di come è vestito. Quelli sono i loro costumi. Le regole dell’integrazione non le decide Venturini. La regola fondamentale è il rispetto della carta costituzionale. La Costituzione parla di tolleranza, dell’assoluta uguaglianza dei diversi credo religiosi. C’è scritto che lo Stato deve fare ogni sforzo possibile per rendere le condizioni uguali per tutti. Un test di diritto costituzionale andrebbe fatto prima a chi fa politica». 
Resta però il vincolo della variante urbanistica per far diventare l’area un «luogo di culto». Su quello decide il Consiglio comunale. 
«Gli strumenti urbanistici e i permessi sono problemi che riguardano l’amministrazione comunale. Ma è pazzesco che si parli di integrazione in questi termini. Diversamente, si può discuterne sulla base di determinati valori. Se Venturini vuole far giurare la comunità bengalese sulla Costituzione lo facesse. Ma non è questa la questione». 
Qual è? 
«È un fatto puramente politico e ideologico. Venturini e i suoi alleati hanno vinto le elezioni comunali facendo propaganda contro le moschee, e chiaramente continuano a farla. È l’atteggiamento della Lega e di gran parte di questa destra, anche se non di tutta. I vincoli urbanistici si possono modificare, ma ci deve essere la volontà di farlo. E queste parti politiche non vogliono accordarsi su basi civili con le comunità religiose differenti. C’è la volontà di contrapporsi». 
Eppure, dopo le richieste dell’allora sindaco Luigi Brugnaro, dal progetto della moschea erano spariti minareti e cupole. 
«Se non facesse piangere farebbe ridere: è come se qualcuno volesse costruire una chiesa ma il sindaco contestasse campane e campanile. Certo, ci sono dei vincoli paesaggistici. Se volessero costruire una cupola grande come quella di Gerusalemme forse scombinerebbe lo skyline. Ma lì interverrebbe la Soprintendenza ai monumenti, e ci si metterebbe d’accordo. Nei limiti urbanistici e paesaggistici un’amministrazione dovrebbe cercare di accontentare questo desiderio legittimo. Invece vanno in cerca di tutte le difficoltà possibili per non concedere l’edificazione della moschea». 
In risposta, la comunità bengalese ha minacciato manifestazioni e scioperi, che, a dir loro, fermerebbero interi comparti.
«Hanno diritto a scioperare. È la risposta lecita di una comunità fondamentale, che lavora. Se fossero delinquenti non bisognerebbe concedere loro niente e metterli in galera. Ma è la comunità che manda avanti i cantieri. Avremo sempre più bisogno di loro, ma fintanto che la destra prende voti con le politiche di Vannacci, continueranno a proporle. Ci saranno sempre più persone che vengono da questi Paesi, hanno la loro religione e intendono mantenerla. Chiedo a Venturini, i cittadini bengalesi per integrarsi devono anche diventare cristiani? E cattolici?