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 2026  agosto 28 Venerdì calendario

La figlia di Ratko Mladic, che si uccise per la vergogn

Cuore di babbo. Luce dei miei occhi. Vita mia. Pure i criminali sanno dire queste cose. Papà Ratko le diceva alla sua Ana. La più grande. La preferita. La chiamava figlio mio, come si usa nelle Krajine. Figlio anche se era una figlia, perché in certi mondi non c’è modo migliore d’amare una primogenita che considerarla un maschio. Il generale e la bambina. Ratko la coccolava, coccolato. Ana l’abbracciava, abbracciata. Le dava da pulire la Zastava, la pistola, e lei scovolava energica meglio d’un attendente, felice d’ubbidire, cieca. Poi accadde che Ana diventò grande. Meno cieca. Vide il cuore vero, nero, del babbo. Gli occhi presero un’altra luce. Ana una notte si svegliò nell’incubo, aveva 23 anni. Aprì l’armadietto di casa. Tirò fuori la Zastava. Si sparò.
Spararsi e sparire. S’è portata il segreto nella tomba, s’usa dire. «Una tragedia greca – dice Clara Usòn, che l’ha descritta nel libro La figlia —. O russa: il rapporto di Ana col padre non aveva nulla d’edipico, è tutto in un video su YouTube: loro che scherzano, lo schermo nero. E la scena dopo, Mladic che si dispera su una bara». Allora, si parlò d’un fidanzato musulmano che il padre aveva rifiutato. La scrittrice spagnola sostiene invece che la storia di Ana cambiò in un viaggio a Mosca, dove sentì delle cose – torture, stupri – e realizzò che il suo punto di riferimento, forse, non era l’eroe che credeva. A Belgrado, non è un segreto dov’è la tomba di Ana. Ratko ci andava di nascosto, da latitante. Il giorno dell’arresto, chiese 20 minuti e volle deporvi sei rose, prima d’essere portato all’Aia. Qualunque fosse il messaggio di sua figlia, non l’accettò mai: ha sempre parlato d’omicidio, di cospirazione. Dicendo che lei non si sarebbe mai ammazzata con la Zastava, perché sapeva cosa significasse per lui. «Forse era lì la risposta – è la tesi di Clara —: la pistola che avrebbe dovuto simboleggiare la stirpe, fu usata per interromperla». Ana si cancellò. «Mladic non fu capace di suicidarsi: quando lo presero, aveva molte armi, ma non ci provò». Dicono che ci fu un Mladic prima e dopo la morte di Ana: impazzito dal dolore, si scatenò su Srebrenica. Nel testamento, ha chiesto d’essere sepolto accanto a lei.