Corriere della Sera, 28 agosto 2026
In Ucraina è in corso un’escalation. E in inverno sarà peggio
C’è un’escalation di violenza fra Russia e Ucraina?
«Da luglio, sì. C’è la fine del cessate il fuoco di fatto nel Mar Nero che durava dal collasso dell’accordo sul grano nel 2023. Nessuna delle due parti attaccava le navi civili dell’altra ed entrambe potevano esportare, cosa fondamentale per l’economia ucraina e per l’approvvigionamento globale di cibo e fertilizzanti», risponde Samuel Charap.
Esperto sulla Russia e l’Eurasia alla Rand Corporation di Washington, Charap ha lavorato al Dipartimento di Stato americano sugli stessi temi e pubblica spesso i suoi saggi su Foreign Affairs.
Che caratteristiche ha questa escalation?
«I porti ucraini ora sono di fatto bloccati. La Russia sta bombardando Odessa e Pivdenne, l’altro grande porto del sud, e Mykolaiv. E l’Ucraina colpisce le navi russe. L’effetto a lungo termine ricadrà principalmente sull’economia ucraina. Poi c’è la campagna di Kiev di attacchi in profondità nel territorio russo. Gli obiettivi non sono più solo energetici e militari ma anche civili e si colpisce l’e-commerce».
Come vede l’escalation dal lato russo?
«L’Ucraina ha esaurito gli intercettori, la Russia può colpire quasi a piacimento con i missili balistici. Dunque l’escalation c’è. Ma non principalmente via terra. Non vedo offensive su larga scala che cambino davvero la linea del fronte».
La Russia lancia 60-70 missili balistici al mese, dev’essere molto difficile e costoso costruirne tanti.
«Non c’è dubbio. La capacità dei russi di aumentare la produzione militare supera di gran lunga qualunque tentativo occidentale in quel senso».
Prevede che per l’Ucraina l’inverno possa essere ancora più duro di quello scorso?
«Assolutamente. Dipenderà anche dalle condizioni meteorologiche, ma è probabile che la campagna russa sarà molto più estesa ed efficace proprio a causa della mancanza di intercettori. Non escluderei che i russi prendano di mira, ad esempio, le reti fognarie e altre infrastrutture civili che finora non sono state oggetto di attacchi sistematici».
Sembra che a Mosca John Ratcliffe, il direttore della Cia, puntasse a mettere in guardia i russi dal provocare un incidente o un attacco ai Paesi baltici. Che ne pensa?
«Non siamo a un livello di allerta come quando Bill Burns, allora direttore della Cia, volò a Mosca prima dell’invasione del 2022. Ma ci sono segnali molto preoccupanti. Presumibilmente Ratcliffe ha incontrato i capi dell’intelligence esterna e interna di Mosca. Entrambi possono trasmettere messaggi a Vladimir Putin sul fatto che gli Stati Uniti prendono la questione sul serio e reagirebbero. È un messaggio importante».
Il giorno dopo la visita di Ratcliffe è apparsa una notizia secondo cui Mosca si appresterebbe a intensificare gli attacchi.
«È plausibile che le indiscrezioni fossero filtrate prima. I russi non vedono alcun incentivo ad allentare la tensione ora; ritengono che il processo di pace guidato dagli Stati Uniti sia un vicolo cieco».
Le élite russe non vorrebbero la guerra. Perché non riescono ad avere alcun impatto su Putin?
«Ci fosse un’alternativa credibile...».
Che cosa intende?
«Se ci fosse un accordo sul tavolo che Putin volesse rifiutare, ma che tutti gli altri ritenessero realistico, sarebbe molto più facile creare uno slancio interno, tra le élite, per fare qualcosa. Ma quella proposta non c’è. Nessuno nelle élite vuole che la Russia perda, vogliono solo che la guerra finisca».
L’anno scorso Donald Trump ha offerto a Putin la revoca di tutte le sanzioni, e l’integrazione della Russia nel G8. Putin ha rifiutato.
«Trump ha fatto un’offerta ma, secondo il punto di vista russo, poi non ha mantenuto. Per come la vedono a Mosca, Trump ha offerto qualcosa che non aveva la volontà o la capacità di realizzare. Il fulcro dell’accordo riguardava (la cessione di tutto, ndr ) il Donbass e Trump non è stato in grado di tenere il punto».
L’Europa subisce continui attacchi ibridi di Mosca, ma alcuni pensano che dovrebbe aprire canali diplomatici con la Russia. Concorda?
«L’Europa dovrebbe fare di più. Ci stiamo avvicinando, ma a passo lentissimo. Gli europei subiscono gli attacchi cyber. La guerra sta aumentando di intensità e alla fine l’esito avrà su di loro un impatto molto più forte che per gli Stati Uniti. Per molte ragioni l’Europa dovrebbe svolgere un ruolo diplomatico più di primo piano»