la Repubblica, 23 agosto 2026
Pokémon, l’affare delle carte che fa gola alla criminalità
Prima erano un gioco da nerd. Poi sono diventate un oggetto da collezione. Oggi, per molti, sono un investimento. Attorno alle carte Pokémon, ma anche di Yu-Gi-Oh e One Piece, è cresciuto un mercato che muove cifre astronomiche, difficili da quantificare. Ad alimentarlo sono collezionisti, trader, influencer e appassionati disposti a spendere migliaia di euro per una carta rara. Un vero listino non c’è: il prezzo può cambiare rapidamente in base alla domanda, alla disponibilità e alle condizioni del singolo pezzo. Alcune carte con il marchio di Pikachu o di una delle altre centinaia di creature illustrate da artisti come Ken Sugimori o Mitsuhiro Arita possono arrivare a valere centinaia di migliaia di euro. E quando comincia a girare molto denaro, inevitabilmente arriva anche chi cerca di guadagnarci: gli speculatori, chi vuole riciclare denaro sporco e, sempre più spesso, chi sceglie la strada della violenza.
Truffe, furti, rapine. Veri e propri assalti. La sequenza degli episodi degli ultimi mesi racconta proprio questo salto di livello. L’ultimo caso pochi giorni fa a Milano, nel negozio “Il Regno ai Navigli” dove un uomo con il volto coperto da un casco ha puntato un coltello contro il dipendente e lo ha costretto ad aprire le teche. Poi è fuggito in scooter con carte per circa 20mila euro, soprattutto Pokémon e Yu-Gi-Oh. «Non si trattava di professionisti. Rivedendo le registrazioni era evidente che il rapinatore fosse agitato, insicuro, quasi tremava», racconta Andrea Zorat, titolare del negozio.
Un colpo improvvisato, forse. Ma con un obiettivo preciso: quelle piccole carte che possono valere quanto un gioiello. Qualche giorno prima, a Bourgoin-Jallieu, in Francia, quattro uomini mascherati hanno forzato la porta di un negozio specializzato intorno alle quattro del mattino. L’allarme li ha costretti a fuggire in auto, ma prima sono riusciti a portare via «diverse centinaia» di carte, «quasi tutte» Pokémon. Il valore? Quasi 80mila euro. A giugno, invece, il bersaglio è stata la casa di un collezionista a Roma. I ladri hanno aperto la cassaforte con una fiamma ossidrica. Dentro c’erano gioielli, ma soprattutto una collezione di carte dal valore di circa 200mila euro. Mentre a Latina, attorno a una collezione di Pokémon, si indaga addirittura per tentato omicidio. Un macellaio, Giuseppe Marcellino, 31 anni, lo scorso ottobre ha sparato contro un conoscente di 36 anni, colpendolo alle gambe. «Pensava che gli avessi rubato una collezione di carte Pokémon. Ma io non c’entro niente», ha raccontato la vittima.
Il fenomeno è globale. E la criminalità organizzata, almeno in un caso, è già entrata nel business. Lo scorso aprile la polizia spagnola, in collaborazione con quella svedese, ha smantellato a Marbella un gruppo internazionale accusato di riciclare i proventi del traffico di droga attraverso le carte collezionabili. Le acquistavano e poi le rivendevano, trasformando così il denaro sporco in denaro apparentemente pulito.
Ma dietro l’esplosione del mercato c’è anche una trasformazione del modo in cui le carte vengono percepite. «Il mondo delle carte Pokémon sta seguendo sempre di più gli stessi flussi delle criptovalute. Per questo iniziano a succedere queste cose». A parlare è Piercarlo Maria Patarca, detto Zipiè, punto di riferimento della comunità di giocatori che ruota attorno al suo negozio 1UP, a Roma. «Io sono uno di quelli che ha sempre giocato con le carte, ma ora in tanti si sono avvicinati pensando di fare soldi, attratti anche dalle informazioni, spesso fuorvianti, che arrivano dai media e dagli influencer. Tanto che ormai mi capita di vedere entrare in negozio un bambino di 12 anni che mi fa: “Fra, c’hai una carta da investimento?”».
Zipiè ha le idee molto chiare sul fenomeno. «Chi speculava con le cripto ora lo fa con le carte. Si usa una meccanica molto simile a quella delle balene, i grandi investitori che detengono asset digitali: faccio sparire un prodotto dal mercato, aspetto che faccia spike, cioè che il prezzo salga, e poi lo rimetto in vendita».
Per i riciclatori l’assenza di un listino di riferimento è un’arma in più. «Io posso avere una valigia piena di carte e dire che sono pezzi da dieci euro – prosegue Patarca – Chi stabilisce che valgono il triplo o 100 mila euro? È un bene usato? È un bene da collezione? Avere 100 mila euro di carte non significa avere 100 mila euro di liquidità». La bolla non riguarda solo le compravendite: «Ovunque, non solo a Roma, stanno aprendo negozi di carte. Si sta ripetendo quello che era accaduto con le sigarette elettroniche».