La Stampa, 20 agosto 2026
Su Rossellini
È proprio come dice il titolo della rassegna che sarà quest’autunnno prima a Los Angeles e poi a New York: Roberto Rossellini prefers real life, preferisce la vita reale, organizzata da Academy Museum in collaborazione con il ministero della Cultura e Cinecittà. Undici film realizzati dal regista romano nel secondo dopoguerra, prima di abbandonare il cinema per dedicarsi alla televisione. Undici film nei quali Rossellini affronta i temi più diversi, dall’Italia in pezzi per la guerra (Paisà) all’opera lirica (Giovanna d’arco al rogo), dal divismo di Anna Magnani che telefona a un amore finito (L’amore) alla favola morale (La macchina ammazzacattivi). Undici film che saranno presentati da sua figlia Isabella, vorremmo quasi pensare a un risarcimento americano per come la sua figura sia stata sminuita da Richard Linklater in Nouvelle Vague, dove il grande regista è raccontato come uno che chiede prestiti e si mette in tasca gli avanzi dei buffet.
Ovviamente, però, il titolo che spicca più di tutti è Viaggio in Italia, che Rossellini ha girato nel 1954 e che, in una copia splendidamente restaurata nei laboratori di Cinecittà che sono intervenuti su una pellicola che presentava vari sintomi di degrado, verrà presentata a Venezia nella sezione dedicata ai classici restaurati. Spicca perché è un film che segna davvero una svolta nella storia del cinema. Come diceva Jacques Rivette quando non era ancora passato alla regia e scriveva con i suoi coetanei Godard, Truffaut, Rohmer e Chabrol sui Cahiers du Cinéma, «è un film che fa sembrare di dieci anni più vecchi tutti gli altri film». Ed è esattamente così, perché Viaggio in Italia, di fatto, inizia il cinema moderno, proprio come un altro capolavoro di Rossellini, Roma città aperta, aveva aperto la stagione del neorealismo, e cioè del cinema che racconta un’Italia che vuole affrancarsi dagli orrori della guerra e del nazifascismo.
In apparenza, la trama potrebbe sembrare quasi banale. Una coppia di inglesi che ha ormai esaurito la spinta affettiva del matrimonio si reca in Campania per liberarsi di un possedimento avuto in eredità. Mentre lui (George Sanders) conta i minuti che lo separano dal riscuotere i soldi e andarsene, lei inizia a essere attratta dal modo di vivere degli italiani, dalla natura, da una religiosità che non aveva mai vissuto così. È quasi un proseguimento del ruolo che Bergman aveva ricoperto in Europa ’51, altro capolavoro rosselliniano nel quale era una madre che, dopo la morte del figlio, cercava se stessa negli altri senza trovare mai risposte soddisfacenti. Come scriveva Gianni Rondolino, il critico che maggiormente ha approfondito l’opera di Rossellini, «il rapporto catartico tra l’interiorità tormentata della signora inglese e l’esteriorità di una Napoli che trasuda storia e cultura è la chiave del film, e allo stesso tempo è la novità di una narrazione che non era mai stata realizzata con tanta forza». E a questa forza allude Manuela Cacciamani, amministratrice delegata di Cinecittà, quando afferma che «è un regista che ha regalato al cinema la libertà di rompere le regole».
Questi concetti oggi appaiono chiari a tutti in tutto il mondo, ma per Rossellini non è sempre stato così. Anzi, se uno ripercorre la sua fortuna critica, si rende conto che soprattutto la critica italiana è sempre stata molto negativa nei suoi confronti. Roma città aperta è stato il massimo incasso italiano nel 1946, ma solo perché fu di nuovo presentato sugli schermi dopo il grande successo che aveva ottenuto in America perché la prima uscita non andò per niente bene. Paisà fu accusato di essere retorico e di sminuire il senso rivoluzionario della Resistenza, soprattutto perché i protagonisti del quinto bellissimo episodio sono tre cappellani militari di diverse religioni accolti con titubanza dai frati che inizieranno un digiuno per convertire al cattolicesimo i due che cattolici non sono. Quando poi dirige Europa ’51 viene attaccato da sinistra e da destra perché la protagonista che sta cercando se stessa non è soddisfatta né delle risposte che le fornisce la fede né delle frasi dell’intellettuale comunista. In compenso le cronache rosa si riempiono di pettegolezzi sulla fine del suo rapporto con Anna Magnani e sulla relazione che ha con Ingrid Bergman, allora considerata «la donna più bella del mondo», la star di Hollywood che abbandona il mondo della celluloide per il fascino del regista italiano così diverso dal mondo del cinema americano. E due comici allora di grande successo come Billi e Riva diventano famosi per una parodia delle liti urlate tra Magnani e Rossellini.
Insomma, Rossellini non piaceva né a sinistra né a destra, in un periodo – il secondo dopoguerra – in cui la critica italiana era polarizzata tra Croce e Marx, tra governativi e fronte popolare. Rossellini parlava d’altro, pur non dimenticando affatto di occuparsi dei grandi cambiamenti (suo figlio Renzo ricorda con grande affetto le lacrime del padre quando seppe della morte del leader cileno Salvador Allende dopo il colpo di stato del generale Pinochet che si rivelerà uno dei peggiori macellai della storia moderna). Per Rossellini la politica era altro: era diffondere la cultura (per questo scelse di fare televisione raccontando la storia dell’umanità in modo enciclopedico). Ma soprattutto era cercare nuovi modi di raccontare, buttarsi a capofitto nelle novità. Quando in pieno ’68 fu nominato presidente del Centro Sperimentale rivoluzionò completamente un insegnamento che fino a quel momento era stato molto accademico e compassato. E quando gli chiesero di fare un film a episodi con i nomi del nuovo cinema (Godard, Pasolini, Gregoretti) lui accettò senza esitazioni ed uscì fuori Rogopag, uno dei film più interessanti degli anni Sessanta.
Forse si può immaginare che la coppia di Viaggio in Italia che scopre il fascino della storia e della cultura cambiando completamente la propria vita sia una metafora di come Rossellini abbia vissuto la propria curiosità cambiando completamente prospettiva, punto di vista, riferimenti. Una ricerca che, possiamo dirlo, non si è mai fermata. —