La Stampa, 20 agosto 2026
Intervista a Tilman Joseph Fertitta
L’appuntamento non è nei saloni istituzionali di un palazzo di rappresentanza, ma sul ponte del “Boardwalk”, un gigante dei mari da 117 metri e dal valore stimato intorno ai 450 milioni di dollari. Ormeggiato davanti ai Magazzini del Cotone, a pochi passi dal Belvedere dei Dogi al Porto Antico di Genova, lo yacht dell’Ambasciatore degli Stati Uniti Tilman J. Fertitta è una vera città galleggiante: sei ponti, due elicotteri, due piscine, quattro vasche idromassaggio, palestra, cinema, golf, spa e un garage per tender, moto d’acqua e Vespa elettriche. Magnate texano della ristorazione, proprietario degli Houston Rockets in Nba e uomo di fiducia di Donald Trump, Fertitta ci accoglie nel salotto all’aperto del primo ponte insieme a parte dei 42 membri dell’equipaggio che gestiscono questo colosso da 22 ospiti.Dalla tappa a Cefalù per riscoprire le sue radici alla destinazione finale in Sardegna: sta visitando le comunità locali italiane a bordo del Boardwalk, nell’ambito del 250° anniversario degli Stati Uniti. Che significato ha questo viaggio?«Celebrare l’America accogliendo a bordo oltre 1.500 ospiti – tra leader d’impresa, esponenti politici, rappresentanti delle forze armate e delle forze dell’ordine – è un’opportunità fantastica per creare relazioni autentiche. Ma il valore più grande è poter camminare tra la gente nelle singole comunità. A Genova, sono stato all’Acquario, al Galata Museo del Mare, ho visitato il sottomarino e mi sono fermato a prendere un gelato, parlando con i cittadini. Volevo dimostrare che l’Ambasciatore americano è qui per ascoltarli. Se dovessi valutare l’accoglienza del popolo italiano su una scala da uno a dieci, mi sarei aspettato un sette o un otto: in realtà è stato un dieci pieno».Lei spesso sottolinea l’importanza del mare nella sua vita e nella prospettiva geopolitica. Che cosa rappresenta?«Sono cresciuto sull’acqua a Galveston, in Texas, e ho sempre avuto barche. La posizione dell’Italia nel Mediterraneo, così vicina al Medio Oriente e all’Africa, rende la sua dimensione marittima estremamente strategica non solo per Roma, ma per tutti gli alleati e la Nato. Sul piano personale e diplomatico, per me è magnifico poter viaggiare in barca. Quest’estate ho visitato una quarantina tra città e borghi, fermandomi ogni giorno in posti nuovi al di là dei ricevimenti ufficiali. Sono stato a Porto Venere, un luogo incredibile e caratteristico, a Forte dei Marmi e in piccoli centri come Sibari, dove entri in contatto con la realtà locale. Incontrare gli imprenditori e la gente del posto è stato speciale».Come sta evolvendo la cooperazione bilaterale tra Usa e Italia per garantire la sicurezza nella regione del Mediterraneo?«La relazione tra Stati Uniti e Italia è forte come non mai. Riguardo alle spese per la difesa, il presidente Trump chiede a tutta la Nato di fare un passo avanti, ed è una posizione che condivido. L’Italia e gli Stati Uniti hanno accordi ben precisi sulle basi militari: l’America fa la sua parte e l’Italia fa la sua. Il Presidente ha il diritto di sollecitare un maggior contributo, così come l’Italia ha il diritto di attenersi agli accordi stabiliti. La verità è che Trump considera la premier Meloni non solo la guida dell’Italia, ma una leader di statura mondiale. Quando ci si aspetta molto da qualcuno, è naturale che ci possa essere qualche confronto più acceso, ma nasce proprio dalla profonda stima e dal rispetto che lui nutre nei suoi confronti».Quali sono gli interessi strategici a lungo termine convergenti tra Washington e Roma nel sostenere l’Ucraina?«Non spetta a me attuare la politica estera, ma penso che condividiamo tutti la stessa delusione per il prosieguo di questa guerra e per le difficoltà nel trovare una via d’uscita. Washington e Roma sono assolutamente allineate nel modo di vedere la situazione e nell’impegno a collaborare per fare tutto il possibile per porre fine al conflitto».Come si può fermare la guerra?«Non ci sono molte alternative, uno scontro del genere si ferma solo in due modi: o una delle due parti riesce a vincere sul campo, oppure una delle due decide di arrendersi».Quale potrebbe essere una soluzione allo stallo nello Stretto di Hormuz?«Trump gestisce lo scenario valutando giorno per giorno le decisioni più opportune e adatte al contesto tattico e strategico. La radice del problema risiede nell’attuale leadership iraniana: ritengo che la posizione del presidente sia corretta al 100% nel volere un cambio di regime a Teheran. Non si può tollerare un governo che da oltre 40 anni opprime la propria popolazione e arriva a giustiziare i giovani che scendono in piazza per protestare. Sostengo pienamente gli sforzi dell’Amministrazione affinché si giunga a una svolta politica nell’interesse del popolo iraniano e della stabilità globale».Secondo il Financial Times, l’Iran avrebbe valutato attacchi contro basi Usa in Europa. Come collaborate con la Nato per prevenire un’escalation?«La cooperazione con l’Italia e la Nato è quotidiana su intelligence e operatività. Queste indiscrezioni mostrano la vera natura del regime di Teheran, che da quarant’anni destabilizza l’area. Il nostro Presidente è determinato a porre fine a questa situazione e si aspetta che gli alleati facciano la loro parte: non si possono sollevare obiezioni sulle misure di sicurezza necessarie se non si è pronti a collaborare attivamente».Dal confine libanese alla stabilità del Mar Rosso fino all’eventuale ricostruzione di Gaza, in che modo l’Italia si sta dimostrando partner per gli Usa in Medio Oriente?«La collaborazione tra Usa e Italia è quotidiana, specie sulla ricostruzione di Gaza e l’ipotesi di forze di stabilizzazione. L’Italia vanta una delle migliori forze dell’ordine al mondo, i Carabinieri, già fondamentali nei Balcani e in altre missioni internazionali. Tutti si rivolgono a voi proprio per la straordinaria preparazione del vostro personale nel gestire scenari di crisi».L’Italia rimane una delle destinazioni preferite dagli studenti universitari americani. Cosa cercano negli atenei e nelle città del nostro Paese?«I giovani americani cercano la storia e la cultura, e non c’è posto migliore dell’Italia per viverle. Il vostro Paese offre università eccellenti immerse in un patrimonio unico al mondo, modellato dai personaggi più influenti dell’umanità. I nostri studenti ne sono affascinati e desiderano immergersi totalmente nello stile di vita italiano».Al di là della diplomazia ufficiale, che cosa alimenta il legame tra il popolo americano e quello italiano?«L’affetto tra i nostri popoli nasce da milioni di americani con radici italiane e dall’amore per la cultura e lo stile di vita del vostro Paese. Al contempo, gli italiani non hanno mai dimenticato il sacrificio di decine di migliaia di giovani soldati americani caduti per la libertà dell’Italia: una gratitudine che si tramanda da generazioni».Quali sono gli obiettivi del suo mandato a Roma?«Voglio che la relazione italo-americana sia ancora più solida quando lascerò l’incarico. L’intesa con la premier Meloni e il governo è straordinaria. Puntiamo a riequilibrare il deficit commerciale e a rafforzare la collaborazione su ogni fronte: difesa, intelligence, forze dell’ordine e cultura». —