il Fatto Quotidiano, 19 agosto 2026
Una libreria a cielo aperto
C’è una strada a Palermo dove i libri sono accatastati in scaffali di legno. Alcuni sono depositati dentro ceste di plastica, altri invece in cassette della frutta e carrelli della spesa. Sono migliaia, forse più di 70 mila. Restano all’aperto notte e giorno. Con il sole e con la pioggia. A gestire questa curiosa e inusuale libreria a cielo aperto, in via Monte Santa Rosalia, è un pensionato di 78 anni, Pietro Tramonte di Gibellina (Trapani), che vive a Palermo da molti anni. “Ho salvato i picciriddi (libri, ndr): sono pecorelle smarrite. Mi ritengo solo un umile custode dei libri, questi testi sono vostri”, dice Tramonte. È un appassionato lettore e ha raccolto centinaia di testi nel corso della vita: quando è andato in pensione, invece di lasciarli impolverare a casa, ha preferito condividerli. “Ho iniziato con i 4-5 mila libri miei e pian piano se ne sono aggiunti altri, donati da persone che passano da qui”, racconta il libraio. Lui non vende i volumi: qui si possono solo scambiare con altri, oppure prenderli con una semplice offerta. “Non guardo quanti soldi lasciano, ognuno è libero, e io non lo faccio per soldi, ma per passione”, puntualizza.
Camminando ci si perde tra i tanti scaffali. Ci sono titoli di ogni genere: romanzi, gialli, riviste, fumetti, biografie, dizionari, enciclopedie, classici, sceneggiature, manuali universitari, di filosofia, di storia, di geografia, e molto altro. Si possono trovare anche testi in inglese, francese, spagnolo e russo. Ogni sera, Tramonte abbassa i teloni per coprire i ripiani che ospitano i volumi, ma non li sposta, li lascia in strada tutta la notte sotto le stelle. Non ha paura che glieli possano rubare? “I ladri non leggono, e chi legge non ruba”, risponde sorridendo Tramonte. Ai ragazzini del quartiere ha regalato testi per la scuola. E ha persino pensato a una promozione per chi si laurea, regalando cinque titoli a chi termina gli studi universitari. Libri che sarebbero potuti finire al macero e persi per sempre, ma che invece così possono trovare una nuova casa e nuovi lettori. I visitatori possono anche lasciare una dedica o un commento, nel volume delle doglianze, per descrivere cosa hanno provato nel visitare quel luogo.
Sulla biblioteca di Tramonte, indicizzata persino su Google, sono stati girati diversi video e reel che spopolano sui social e attraggono turisti e visitatori. La sua storia è finita su Forbes, e il suo cognome persino su un profumo.
Lui è un affabile chiacchierone. Occhi chiari e capelli bianchi, che lasciano intravedere il biondo della giovinezza. Ama raccontare di avere una “discendenza normanna” perché la famiglia Chiaramonte nel 1300 fece arrivare a Gibellina le maestranze nordiche per la viticoltura dei terreni.
Mentre giriamo a guardare l’immensa bancarella, arrivano altri visitatori. “Ho preso alcuni libri in passato, vengo volentieri, è un angolo di pace e resistenza. Pietro incarna l’anima di Palermo” racconta Anna. Un regista belga si sofferma a osservare alcune vecchie foto. Una turista olandese invece svoglia alcune riviste. Il silenzio è interrotto dall’arrivo di un’auto. “Posso farglieli vedere? Ci sono alcuni saggi di psicologia”, dice un uomo che trasporta molti volumi nel baule, e da lì estrae cassette della frutta piene di tomi. “Sto traslocando e non so dove metterli, invece di buttarli preferisco regalarli”, aggiunge. Poi risale in macchina annunciando di andare a prendere altre cassette. I libri vengono adagiati sul tavolo, e Pietro li sposta all’interno di un piccolo garage. “È interessato ad acquistarli?”, domanda un’altra persona. “No mi spiace, la nostra è una libreria che riceve in dono, non acquistiamo”, risponde Tramonte.
Circondato da così tante opere, viene spontaneo chiedergli quale sia la sua preferita. “È un libro con tante pagine bianche, dove tu scrivi ogni giorno gli episodi la tua vita. Così da non incorrere negli errori del passato”, risponde filosoficamente il librario. Poi corre incontro a un gruppo di turisti. “Ehi, my names is Pietro. English book are here”, indicando un’area della sua library. Quelli sorridono incuriositi e si perdono tra gli scaffali.