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 2026  agosto 18 Martedì calendario

Lavitola si dice pentito di aver messo Ranucci nei guai

ROMA Le oscillazioni di Valter Lavitola rappresentano una sfida investigativa. Prima sostiene che Sigfrido Ranucci potesse aver intuito come dietro l’«amorevole» ordigno potesse nascondersi lo stesso faccendiere (ma così facendo alimenta la distanza tra vittima e pm già in dubbio su una certa reticenza del giornalista Rai). Poi, come è accaduto ieri durante l’incontro con il suo avvocato Arturo Cola, lamenta opprimenti sensi di colpa e sembra voler fare un passo indietro: «Si sente in difetto – chiarisce Cola jr – per aver messo nei guai persone a cui tiene in ragione di una sua scelta. Per quanto riguarda Gomes (l’irreperibile Gomes Clesio Tavares, ndr ), per averlo coinvolto in un’azione delittuosa della quale era a conoscenza. Per Ranucci, per averlo messo alla mercé delle note ipotesi di questa vicenda». Gomes come un figlio. Ranucci come un fratello. E così via tra similitudini parentali. La verità è che Lavitola, esperto di questioni giudiziarie per averle vissute, ha ben chiara la partita che si giocherà di fronte al tribunale del Riesame dove occorrerà confutare la gip Iole Moricca. Che aveva parlato di scarsa collaborazione da parte dell’indagato. E dunque è necessario, oggi, mostrarsi disponibili: «Lavitola renderà dichiarazioni spontanee al Riesame», anticipa, così, il difensore che insiste come il piano esplosivo sia stato progettato «autonomamente». Ma la gip aveva anche parlato di possibile inquinamento probatorio e dunque, anche in questo caso, si tratta di contrastare le sue convinzioni in qualche maniera. Giurano i difensori che il loro cliente non è un criminale, lo vogliono in aula anziché in videoconferenza e, insomma, assicurano che tutto è frutto di un grande fraintendimento e che alla fine quell’ordigno ha solo portato in dote maggiore sicurezza a Ranucci. Quanto al metodo, Lavitola insiste nel tentativo di alleggerire la questione. Voleva solo qualche sparo «innocente» in aria e non una bomba, dirà nuovamente. Si vedrà al riguardo anche cosa riveleranno i quattro esecutori del blitz che hanno chiesto un interrogatorio.
Il profilo penale di Lavitola sembra più consistente di quanto i suoi avvocati intendano accreditare. È stato lui stesso, nel corso dell’interrogatorio di garanzia, a presentarsi come un imprenditore di calibro internazionale. «Ho fatto affari a Panama e in Brasile», ha spiegato. E da qui, puntuale, arriva una conferma, sia pure meno gratificante di quanto sperato. «Sobre Valter Lavitola tem un procedimento» (su Lavitola c’è un procedimento) confermano dal ministero degli Interni brasiliano. Precisando che si tratta di un’inchiesta «secretata» molto tempo fa e apparentemente in stand-by. Parliamo di alcune tranche investigative (tre) che ipotizzano un riciclaggio da parte del faccendiere di origine campana attraverso alcune sue società, una delle quali ha come oggetto la stessa vendita di pesce che lo ha reso famoso con il Cefalù bistrot. A tale proposito i Cola assicurano che la questione non li riguarda e che per loro è una novità ma, in futuro, i magistrati dell’antimafia potrebbero acquisire informazioni in merito. Lavitola, intanto, mostra di credere al proprio personaggio. Durante l’interrogatorio a Rebibbia ha parlato della sua amicizia con Inácio Lula da Silva, presidente del Brasile al suo terzo mandato. Conferma, insomma, la sua grande ambizione e il suo smisurato talento nell’arte di arrangiarsi.