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 2026  agosto 17 Lunedì calendario

I giornalisti pazzi per il bistrò di Lavitola

Un risotto ai frutti di mare e la vera storia della fuga a Panama, dopo lo scoop di un settimanale di B. sulla richiesta di arresto per aver indotto Giampaolo Tarantini a mentire ai pm sulle “cene eleganti” del medesimo B..
Si andava anche per questo al “Cefalù Bistro” di Monteverde, quartiere signorile di Roma ovest. Per il brivido di sedersi a tavola con quel “simpatico mascalzone” del titolare, l’ex faccendiere Valter Lavitola, e portarsi a casa un pezzo della sua vita dissoluta. Dalle logge massoniche frequentate in gioventù al cortile del carcere di Secondigliano, dove ha scontato 4 anni di reclusione per aver tentato di estorcere 5 milioni di euro all’ex Cavaliere, che mai lo ha denunciato.
L’ultimo giornalista a fare “outing” sulla passione per i taglionini del Cefalù è stato Alessandro D’Amato, caposervizio di Open, che ha raccontato di aver offerto i suoi servizi a Lavitola per il lancio di un progetto politico con al centro l’amico conduttore di Report, Sigfrido Ranucci. Ben prima della bomba esplosa a ottobre dell’anno scorso all’ingresso della sua abitazione, per cui l’ex faccendiere è in carcere da una settimana. L’accusa: aver provato a promuovere in questo modo la carriera politica del giornalista tv.
“Mi chiese di lavorare a una lista di indirizzi, una sorta di mailing list, che avrebbe dovuto servire a costruire l’embrione di una struttura politica che facesse capo a Ranucci… Mi disse che gli indirizzi me li avrebbe forniti una collaboratrice di Ranucci”. Questo il racconto di D’Amato al Corriere della Sera. Prima di lui, però, avevano decantato gli spaghetti alle vongole di Monteverde anche il direttore di Repubblica, Stefano Cappellini, e l’ex direttore del CorseraPaolo Mieli, sedotti dalle mille storie di Lavitola e poi coinvolti nell’elaborazione di un sondaggio che avrebbe dovuto convincere Ranucci a candidarsi.
Alla Stampa lo scrittore Fulvio Abbate ha raccontato di essere stato lui a portare Mieli da Lavitola, oltre al conduttore tv Michele Santoro e cantanti come Patty Pravo e Pupo. Mentre il direttore editoriale del Secolo d’ItaliaItalo Bocchino, ha spiegato di aver concesso una seconda possibilità al “killer” del suo padrino politico, Gianfranco Fini, che nel 2010 pubblicò un documento che collegava al cognato di Fini la proprietà della nota casa di Montecarlo. Ma solo dopo il carcere, le pubbliche scuse, e la ripartenza come un umile ristoratore.
Tra i tavoli del Cefalù non sono mai mancati, infine, i politici, quelli che non hanno mai voltato le spalle a Valterino. Come l’ex numero 2 di Forza Italia, Fabrizio Cicchitto, e Bobo Craxi, che anni addietro lo accusò di aver usurpato la nobile tradizione del quotidiano socialista Avanti!, registrando la testata L’Avanti e trasformandola in “un foglio di spionaggio politico”. O ancora l’ex sottosegretario leghista Michelino Davico, che avrebbe commissionato il sondaggio su Ranucci premier in sua vece. E poi medici, ambasciatori e professionisti della borghesia bene della capitale.
Per anni il “Bistro” di Monteverde è stato il ritrovo di tutti loro, appassionati di pesce desiderosi di ascoltare mille volte le mirabolanti storie del ristoratore. Con gli occhi pieni di nostalgia. Pronti a chiedergli, come nel caffé del film “Casablanca”: raccontala ancora, Valter…