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 2026  agosto 17 Lunedì calendario

Intervista a Bebo Storti (che fa ridere)


«Sono attaccato al ventilatore». Bebo Storti risponde da casa in un’altra domenica torrida. Dal teatro alla televisione ha costruito personaggi corrosivi, interpreti di una satira feroce sul nostro Paese. E in questa estate italiana, tra caldo record, aeroporti paralizzati, treni bloccati e prezzi impazziti, di materiale sembra essercene.Perché il ventilatore e non l’aria condizionata?«Mi dà fastidio. E per di più inquina: direi che siamo già messi abbastanza male così per non peggiorare le cose. Me la concedo solo al supermercato ma non più di venti minuti».Poi cosa succede?«Prima di congelarmi scappo. Cammino tanto sotto il sole, sono sempre in via di dimagrimento. Avvisto un supermercato, entro, mi concedo quei venti minuti di follia a meno quattro gradi e poi fuggo».Sarà l’unico. Tutti gli altri hanno il terrore all’idea della temperatura che troveranno all’esterno.«Infatti si chiudono dentro e litigano con i cassieri quando è l’orario di chiusura. O restano barricati perché hanno paura di quel che succede fuori».E che cosa succede fuori?«Che siccome non hanno i soldi per avere l’aria condizionata a casa sono riconosciuti come criminali. Poveri, precari, sottopagati: i veri nemici del popolo. Costretti a vivere nei supermercati perché le vacanze non se le possono permettere».Chi può, invece, le sta trascorrendo in molti casi cercando di schivare incendi, eruzioni, aeroporti bloccati, treni fermi e benzina carissima. Siamo sicuri che sia ancora una vacanza?«No, è una punizione collettiva. Non ho mai creduto in niente, a parte l’Inter. Ma, almeno su questo, ora ho pochi dubbi».Una volta si diceva: «Finalmente è arrivata l’estate». Ora quando arriva l’estate cominciamo a preoccuparci?«Dovremmo farlo già ad aprile».Lei dove è stato?«A Vienna, una settimana. All’andata tutto bene, al ritorno cinque ore di ritardo. Arrivati in aeroporto c’era il deserto, tornare a casa è stata un’impresa. Con tutto il bene che voglio agli austriaci nove ore di viaggio mi sembrano un po’ troppe».C’è chi le passa fermo in autostrada. O a fissare il cartello con il prezzo della benzina. Lei quando deve fermarsi al distributore che fa, mette benzina o saluta e torna a casa?«Io non guido, mai preso la patente. E dire che mi prendevano in giro: facevo le prove nei parcheggi con le fidanzate, alla prima frenata scendevano pallide. “Lascia stare, guido io”. Ora siamo in tanti a non guidare».Per necessità?«Non se lo possono permettere. C’è gente che è partita per l’esodo e quando è arrivata a destinazione aveva finito tutti i soldi tra benzina e autostrada. Così è tornata indietro».Avrebbero potuto prendere il treno.«Già, se non fosse che si impiega sette ore per andare da Milano a Roma. Lo sa che qualche giorno fa ho chiamato Salvini?».Perché?«Gli ho detto: Matteo, ma che è sta storia dei treni? L’ho beccato che usciva da una sagra per andare a un’altra. Pensava avessi sbagliato ministro: perché ne parli con me?, io non mi occupo di Trasporti».E lei?«Gli ho risposto che aveva ragione: è un ottimo ministro delle sagre. Sa perché mi tocca rifugiarmi nei supermercati?Dica.«Già cammino sotto il sole perché voglio dimagrire, in più mi viene in mente Salvini o qualche suo collega ministro e devo correre ad abbassare la temperatura. Ci stanno facendo tornare indietro di tre secoli».A che cosa si riferisce?«Stiamo costruendo uno spettacolo con Paolo Rossi, si chiamerà, forse, il titolo non è definitivo, L’opera del delinquente ispirato in parte a L’opera da tre soldi di Bertolt Brecht e a L’opera del mendicante di John Gay. Tra le varie cose che racconteremo c’è questo salto indietro nel tempo».Anni?«Sono nato a Porta Romana, Milano. C’erano delinquenti di tutte le risme e fatture. Ma tanti erano dei disgraziati, sbagliavano il luogo delle rapine, entravano in salumeria pensando di trovare dei gioielli. L’Italia è tornata un paese in cui ci si attrezza per sopravvivere. Qui a Bergamo ogni sera spaccano una vetrina e portano via qualcosa. Qualunque cosa. Sono tornati i ladri acrobati. Sono cose dell’800».L’italiano davanti all’emergenza climatica cosa fa?«Vorrebbe accendere il condizionatore se potesse permetterselo».In alternativa?«Va al supermercato».«Una volta andavo in Liguria, avevo una seconda casa come tanti lombardi o piemontesi. Ora è diventata roba da ricchi. Bisognerebbe avere tre lavori per poterselo permettere, se non fosse già difficile averne uno. E poi c’è un altro problema».Quale?«Dalla Liguria conviene stare alla larga. Pare che Trump guardando la cartina dell’Italia abbia chiesto che cos’è quella regione di comunisti a forma di falce. Sembra che la voglia invadere».E allora dove pensa di andare?«Ho fatto una scelta politica. Andrò in vacanza in quel bidone costruito in Albania e costato un miliardo per chiuderci dentro quelli che provano a entrare in Italia. Siccome ho contribuito anch’io a pagarlo e ho sentito che il governo vuole trasformarlo in resort di lusso ci vado una settimana. La considero una multiproprietà. Avrò il mio appartamento, anzi, la mia cella; mi porto ventilatore, ombrellone, sdraio e vado a farmi un tuffo, tanto mi hanno detto che il mare è vicino». —