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 2026  agosto 17 Lunedì calendario

Rubati i capolavori di Antonello da Messina

Messina si sveglia frastornata, incredula, orfana. In poche ore è passata dalla processione della Vara, il carro mariano che da più di mille anni sfila in città a Ferragosto, allo sbigottimento per avere perduto alcuni dei suoi tesori più preziosi. Quattro opere di Antonello da Messina, il pittore quattrocentesco che ha rivoluzionato la storia dell’arte mescolando la maniera prospettica italiana con la pittura fiamminga, sono state trafugate sabato sera dal Museo regionale Mume, presidiato da quattro custodi notturni.Sono tre preziose tavole del Polittico di San Gregorio – con la rarissima firma dell’autore – e una tavoletta bifronte che rappresenta la Madonna con bambino su un lato e il Cristo in pietà sull’altro. Inestimabile il valore delle opere (il ministero ha appena sborsato tredici milioni per acquisire una tavoletta simile a quella rubata), fra le trentacinque superstiti di Antonello.Surreale la dinamica dell’assalto, compiuto in due, tre minuti, opera sicura di professionisti. È stato un passante a segnalare che qualcosa era accaduto, chiamando il 112 intorno alle 21: «Venite, ci sono due opere d’arte per strada, appoggiate sul muretto fuori dal Mume». Gli agenti sono corsi, hanno recuperato quelle due tavole e si sono precipitati al museo: «Vi manca qualcosa?». E alle sale, tutelate dalle telecamere e da un sistema d’allarme, vigilate da quattro uomini, mancava molto più di qualcosa.Le due opere fortunosamente recuperate sono due parti del polittico abbandonate dai ladri in fuga. Altre tre però erano sparite dalla sala di Antonello al pianterreno, infranta e vuota la teca blindata che conteneva la tavola bifronte.Il risveglio – nella città ancora sotto shock per il crollo della palazzina che il 30 luglio ha provocato sei vittime – ha avuto il sapore di una beffa atroce. «Un atto criminale di eccezionale gravità e uno sfregio intollerabile al patrimonio culturale universale», lo definisce il governatore siciliano Renato Schifani, annunciando un’ispezione e assicurando che «non sarà tollerata alcuna zona d’ombra».E il ministro della Cultura Alessandro Giuli esprime sconcerto e dispiacere, oltre che «massima disponibilità a collaborare con le autorità regionali, nel cui ambito ricade la gestione dei musei dell’Isola, in ragione dell’autonomia speciale vigente», giusto per puntualizzare le responsabilità. Perché la polemica sui capolavori poco tutelati già esplode. E se l’assessore meloniano Francesco Paolo Scarpinato, che ha potestà sui beni culturali dell’Isola, parla di «profonda ferita per la Sicilia e per l’Italia intera», le opposizioni ne chiedono le dimissioni, mentre un gruppo di scrittori e intellettuali messinesi preannuncia un sit-in oggi davanti al museo.La direttrice del museo, Marisa Mercurio, spiega che sia gli allarmi che la videosorveglianza erano attivi e funzionanti, e che i quattro custodi prestavano servizio notturno. La sirena sarebbe scattata regolarmente quando i primi colpi hanno infranto la teca. Allora com’è possibile che i custodi non si siano accorti di nulla prima della telefonata del passante? «C’è un’inchiesta in corso», si limita a dire la direttrice.La squadra mobile sta passando al vaglio le registrazioni video e i dati dei sistemi di rilevazione delle intrusioni.Quello che è emerso finora è che almeno tre ladri a volto coperto hanno allargato le sbarre della ringhiera dell’ingresso secondario intorno alle sette e mezza di sera, mentre la città festeggiava la Madonna, nell’ora in cui il personale di vigilanza diurno passa le consegne ai custodi notturni. Forse disturbati dall’arrivo dei passanti, gli uomini della banda hanno abbandonato a terra due pezzi del tesoro e hanno portato via le altre quattro opere, probabilmente scappando in autostrada, distante circa un chilometro, oppure a bordo di un motoscafo ormeggiato sulla costa vicina. Ma il mezzo di fuga è solo un’ipotesi: di certo c’è che i controlli agli imbarchi dello Stretto non hanno portato a nulla.Mentre la Sicilia rivive lo sgomento del furto della Natività di Caravaggio, sottratta con ogni probabilità dalla mafia dall’Oratorio di San Lorenzo, a Palermo, nella notte tra il 17 e il 18 ottobre del 1969, ci si interroga sui possibili mandanti del colpo. Le opere non sono commerciabili, possono solo circolare sul mercato nero. La speranza è che finisca come in Operazione San Gennarodi Dino Risi, in cui una banda maldestra ruba il tesoro del santo mentre le strade sono deserte per il festival della canzone napoletana. Finendo poi per doverlo riconsegnare, nel tripudio della folla.