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 2026  agosto 17 Lunedì calendario

Intervista a Ema Stokholma


Morwenn Moguerou nata a Romans-sur-Isère: per una con la sua «erre» è uno scioglilingua da logopedista.
«Infatti ho semplificato: sono Ema Stokholma e vivo a Roma. È più semplice».
Perché ha cambiato nome?
«Mi rendevo conto che in Italia il mio nome era difficilissimo, anche da accorciare. Nella mia testa poi stavo già visualizzando che avrei fatto la dj in tutti i peggiori locali di Caracas, ho immaginato la gente brilla e mi sono detta: serve una cosa di impatto».
Perché Ema Stokholma?
«Non c’è una spiegazione, suonava bene. Sono sempre stata attenta all’estetica dei suoni, delle sillabe, al ritmo delle parole».
Stoccolma le piace?
«Mai stata».
Cosa ha di francese e cosa di italiano?
«Leggo i libri in francese, guardo i film in francese, sono sempre più legata alla musica francese anni 80. Però mi sento molto italiana, infatti mi lamento dell’Italia, non della Francia».
Cinica o sentimentale?
«Cinica».
La lite furibonda?
«Con tutti i miei ex».
Non è che magari il problema è lei?
«Se parliamo di persone tossiche, problematiche, quella sono io, il malessere sono io. Però ci lavoro tanto su ‘sta cosa, tantissimo».
Passa per impulsiva. Non sa contare fino a 10?
«Sarà che sono pure discalculica, ma non so contare neanche fino a due. Non ho pazienza, ma anche su questo ci sto lavorando tanto con la psicologa».
Da quanto?
«Vado in analisi da 10 anni, ho provato tanti approcci diversi, ho cambiato anche quattro o cinque metodi. Spero di finire un giorno...».
Pistola alla tempia: deve scegliere tra radio e tv.
«La radio tutta la vita».
A settembre torna in onda per il terzo anno a «Radio2 Social Club» con Luca Barbarossa.
«Luca è una persona simpaticissima, molto intelligente, abbiamo lo stesso sense of humor, siamo molto simili. È l’amico delle medie, fa cose che non ti aspetteresti».
Tipo?
«Non posso svelare certi segreti».
C’è chi le ha detto che non ha una voce adatta alla radio. E lei ha risposto parlando di «voice shaming». Non è esagerato?
«Non mi piace quando gli hater diventano aggressivi o volgari. E ogni tanto sclero. Ma è una critica legittima, in effetti potevo evitare di tirare in ballo il voice shaming».
Il 22 agosto in prima serata su Rai3 conduce «La notte della taranta».
«La adoro. È una festa mai vista prima. Io ho partecipato a tanti rave da ragazzina, ma quella roba lì è pazzesca: 200.000 persone che non tirano mai fuori il cellulare perché o battono le mani o stanno ballando con qualcuno; oppure hanno i tamburelli o si sono portati le pentole da casa».
La sua vita quando faceva la dj?
«Andavo a dormire alle 9 del mattino e mi svegliavo alle 6 di sera: prendevo il cappuccino di soia al bar con la gente che faceva l’aperitivo. Vivevo al contrario».
Notti epiche?
«Tantissime, è stato un periodo molto divertente della mia vita, magari suonavo da qualche parte, poi 100 chilometri in macchina per fare la chiusura al Cocoricò. Lì l’impulsività era appagata, l’idea era: viviamo la notte finché c’è, in modo molto sano devo dire».
Niente droga? Non ci credo.
«Davvero, mi sono sempre circondata di persone sane, quindi non ho vissuto la discoteca problematica. La droga non l’ho mai vista, se non fai quel tipo di vita manco ti vengono a cercare».
Sarà anche conduttrice della cerimonia inaugurale della Festa di Roma (14-25 ottobre). Fa discutere la rappresentanza femminile in gara: zero registe. Uno scandalo.
«È la dimostrazione che una donna in generale fa più fatica nella vita. Per fortuna oggi ve ne rendete conto pure voi. Una donna fa fatica a fare tutto, pure a tornare a casa, se è già buio. Queste cose voi non le vivete».
Qual è il comportamento più patriarcale che lei ha?
«Vestirmi in un determinato modo per andare in un determinato posto. Se prendo la metro non mi metto i tacchi con la gonna per non attirare l’attenzione».
E in cosa è più femminista?
«Non prendo la pillola. Si può dire?».
Lei è molto rock, il «scinema» è un circoletto. Perché l’hanno chiamata?
«Non me lo chiedo mai, perché ho troppa paura delle risposte. Forse perché non sono né una conduttrice né un’attrice: sono un po’ tutto, un po’ niente».
Giulia Vecchio fa una sua strepitosa imitazione. Le ha dato fastidio?
«Zero. Ho chiamato Giulia e le ho detto: “Grazie del regalo che mi hai fatto”, perché la parodia è veramente iconica».
Però la fa apparire come una che non sa mai niente. C’è del vero?
«Giulia mi conosce bene, siamo molto amiche. Ce l’ho questa attitudine – non so se si può dire svampita – però mi piace non sapere le cose, avere lo sguardo da bambina, per cui sembro impreparata su alcuni argomenti».
Un programma televisivo che le piacerebbe condurre?
«Vorrei partecipare a Temptation Island... No, dai, sto scherzando. Guardo molto la tv, mi piacerebbe fare i programmi dove devo pulire le case o riparare le tubature a casa delle persone».
Quando ha imparato a fare l’idraulico?
«Ho avuto tante case, ho fatto 40 traslochi, e non puoi sempre chiamare qualcuno se ti si rompe un bagno o un lavandino. L’unica cosa che non so fare è l’elettricità, non è il mio forte».
Con Andrea Delogu siete amiche inseparabili.
«È stata una delle prime persone a volermi conoscere, a voler davvero capire la mia storia. Le ho scritto poco fa: “Grazie che sei fan delle cose che faccio”. Noi vogliamo il meglio l’una per l’altra e questa cosa ci unisce tantissimo».
È stata pure sua testimone di nozze, quando si era sposata con Francesco Montanari.
«Suonavo a Milano, poi ho preso l’aereo per Roma e sono rimasta bloccata nel traffico della città, praticamente hanno dovuto aspettare me: la sposa era pronta da due ore».
Come l’ha presa Andrea?
«Rideva».
In un libro ha raccontato che suo papà l’ha abbandonata prima che lei nascesse, mentre sua mamma l’ha sottoposta a violenze fisiche e psicologiche. È più arrabbiata con lei o con lui?
«Arrabbiata non è il termine giusto, ma faccio più fatica con mio papà. Sicuramente con mia madre la cosa l’ho risolta».
L’ha perdonata?
«Perdonare non è un termine che mi piace, però l’ho capita, ho capito tanto».
Suo papà lo sente?
«Molto raramente».
Aveva detto che essere single è l’unico modo per essere felici?
«Lo confermo e lo rinnego in questo momento».
Quindi è fidanzata.
«Sì, da pochi mesi, fa il pittore».
Dopo tutta ‘sta analisi magari ha imparato a sceglierlo.
«Speriamo. Ho appena iniziato un metodo nuovo, quindi è tutto in concomitanza».
Si nasce incendiari e si muore pompieri: lei che ha fatto anche la squatter, metterà su la famiglia del Mulino Bianco?
«No, la mia famiglia è quella di Friends: Andrea, Mirco, Giulio, Dado, gli amici di sempre che ci sono sempre».
Quanto tempo passa sui social?
«Instagram. Solo Instagram, però troppo».
Di cosa si è pentita?
«I tatuaggi. Li sto facendo cancellare».
Risultato?
«Non bene, perché fa malissimo e non c’ho voglia».
Il primo che vorrebbe togliere?
«Questo coltello che entra nel collo ed esce dalla parte opposta. E poi il corvo sulla pancia: ho provato a toglierlo ma ho pianto, e quindi me lo tengo».
Braccio corto o mani bucate?
«Mani bucatissime».
Per cosa?
«Arredamento: per la casa ho esagerato. Per i vestiti no, quelli tanto ce li prestano».